Covid, cosa ci insegna il lessico del virus
di Stefano Massini , di Stefano MassiniD'accordo, la variante Omicron è spaventosa: moltiplica i contagi, e l'Oms prevede uno tsunami. Questa la notizia. Ma come la mettiamo, se allo spavento ci siamo assuefatti e il terrore ormai è un sentimento consueto? Sono passati i tempi del puro sbigottimento da Covid, quelli in cui il fiato si fermava a mezza gola e i centri neuronali della paura, dal profondo del nostro sistema limbico, si attivavano come fossimo davanti a una pantera. Già, perché l'essere umano è un software programmato così: reagisce alla novità dell'incognita, al suo imporsi improvviso, al coup-de-théâtre che funziona sempre proprio perché ti coglie più fragile, nell'impreparazione. Ma poi?
Il genere horror, non per niente, si nutre a piene mani dell'effetto sorpresa, ma al tempo stesso stabilisce come regola ferrea che c'è una misura da non varcare, pena l'assuefazione. Come dire che i profession…
D'accordo, la variante Omicron è spaventosa: moltiplica i contagi, e l'Oms prevede uno tsunami. Questa la notizia. Ma come la mettiamo, se allo spavento ci siamo assuefatti e il terrore ormai è un sentimento consueto? Sono passati i tempi del puro sbigottimento da Covid, quelli in cui il fiato si fermava a mezza gola e i centri neuronali della paura, dal profondo del nostro sistema limbico, si attivavano come fossimo davanti a una pantera. Già, perché l'essere umano è un software programmato così: reagisce alla novità dell'incognita, al suo imporsi improvviso, al coup-de-théâtre che funziona sempre proprio perché ti coglie più fragile, nell'impreparazione. Ma poi?
Il genere horror, non per niente, si nutre a piene mani dell'effetto sorpresa, ma al tempo stesso stabilisce come regola ferrea che c'è una misura da non varcare, pena l'assuefazione. Come dire che i professionisti del sudore freddo come Stephen King sanno perfettamente di non poter abusare, perché al terzo zombie nascosto nell'armadio, tu avrai già elaborato dentro di te la consapevolezza che da ogni anta potrebbe sbucare un cadavere ambulante, e in questo "mettere in conto" consiste la tua innata strategia di difesa.
Alfred Hitchcock ne era talmente cosciente da temere ogni precedente cinematografico, perché gli bastava un fotogramma di un'altra pellicola per inficiare l'effetto di un sussulto. Ecco, chissà come avresti commentato, caro Hitchcock, l'ingrata sorte di chi da venti mesi cerca le parole per raccontare il terrore di una lotta in cui tutto sa di déjà-vu.
La prima pagina di Repubblica ha titolato nel marzo del '20 con i toni necessari di un cataclisma: eravamo davanti all'inaudito, assistevamo allo spettacolo spettrale di metropoli deserte, a fosse comuni scavate in Amazzonia, mentre il Pontefice celebrava da solo in piazza San Pietro una Pasqua da incubo. Come non dar fondo, davanti a tutto ciò, all'intero serbatoio lessicale del terrore? Inevitabile.
Peccato che cominciasse poi la danza delle varianti. Prima fu la volta della Brasiliana, poi dell'Indiana tramutatasi in Inglese, ed era arduo declinare in aggettivi qualcosa che fosse peggiore di ciò che già era stato narrato come infimo baratro, soprattutto perché la narrazione iniziava a inflazionarsi. E a pieno diritto, perché Dante colloca Lucifero in fondo alla conca infernale, ed ha buon gioco di descrivere quella ghiaccia come l'abisso degli abissi, ma come la mettiamo se sotto Lucifero fosse emerso un ulteriore demone più sprofondato e più reietto dal Divino? Ci abbiamo tuttavia provato, e nei mesi abbiamo tentato ogni metodo per riferire ai lettori quello che potremmo definire "l'aggravamento della gravità".
Adesso giunge la mannaia della variante Omicron, trenta volte più contagiosa. E come fai a narrarla ai lettori, se l'arma della suggestione è spuntata e niente fa più effetto? L'opinione pubblica si è irreversibilmente assopita davanti a un B-movie in cui ogni dieci minuti compare un mostro più feroce del precedente, ma nessuno più urla né trema, attendendo solo a gloria i titoli di coda.
Perfino il futuro appare già delineato, e siamo pressoché certi che faremo i conti con varianti Pi, Rho, Sigma, Tau di cui ci toccherà dire che "stavolta superano ogni previsione", e quello "stavolta" suonerà ad un tempo tragico e ridicolo.
Ma più ci penso, e più mi pare di intuire che in questo circolo vizioso si nasconda il punto più vero di un così lungo guado, che ci ha messi davanti a una ridefinizione del concetto stesso di paura e di rischio. Ci mancano le parole, ma forse non è un caso: ci toccherà reimparare, ad usarle meglio.