Caro direttore,
al Parlamento europeo esiste una sedia vuota. A volte ospita una foto, altre una bandiera. Solo talvolta riesce ad accogliere la persona a cui è destinata. Quella sedia spesso resta vuota perché in alcune parti del mondo le eroine e gli eroi dei valori democratici sono costretti all'isolamento fisico, alla carcerazione, alla segregazione. Quella sedia è la sedia del Premio Sacharov, che ogni anno celebra coloro che difendono con intenti e azioni straordinari i diritti umani e le libertà fondamentali. Oggi il riconoscimento va a Aleksej Navalnyj, esponente dell'opposizione russa e attivista anti-corruzione.
Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è stato assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela (in quell'anno il premio andò, postumo, anche al dissidente russo Anatoly Marchenko). In quell'occasione, Mandela non poté ritirarlo perché incarcerato per la sua resistenza al reg…
Caro direttore,
al Parlamento europeo esiste una sedia vuota. A volte ospita una foto, altre una bandiera. Solo talvolta riesce ad accogliere la persona a cui è destinata. Quella sedia spesso resta vuota perché in alcune parti del mondo le eroine e gli eroi dei valori democratici sono costretti all'isolamento fisico, alla carcerazione, alla segregazione. Quella sedia è la sedia del Premio Sacharov, che ogni anno celebra coloro che difendono con intenti e azioni straordinari i diritti umani e le libertà fondamentali. Oggi il riconoscimento va a Aleksej Navalnyj, esponente dell'opposizione russa e attivista anti-corruzione.
Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è stato assegnato per la prima volta nel 1988 a Nelson Mandela (in quell'anno il premio andò, postumo, anche al dissidente russo Anatoly Marchenko). In quell'occasione, Mandela non poté ritirarlo perché incarcerato per la sua resistenza al regime segregazionista sudafricano. Quest'anno, neanche Navalnyj, che è prigioniero politico, potrà essere presente alla cerimonia. In sua vece si sarà la figlia Daria Navalnaya, a cui consegnerò il premio.
Aleksej Navalnyj è un esempio di eccezionale coraggio. La sua insistente campagna contro la corruzione del regime di Vladimir Putin testimonia una strenua difesa dei valori democratici. Attraverso i suoi account social e le campagne politiche, ha contribuito a denunciare gli abusi interni al sistema riuscendo ad attivare milioni di persone in tutta la Russia. Intorno alla sua figura si sono mobilitate le forze che resistono al regime di Putin.
Nell'agosto 2020, Navalnyj fu avvelenato e collassò a bordo di un aereo partito dalla Siberia e diretto a Mosca. Trascorse diversi mesi in convalescenza a Berlino per poi essere arrestato al suo ritorno a Mosca nel gennaio 2021. Attualmente sta scontando una condanna di tre anni e mezzo di prigione presso una colonia penale di alta sicurezza. Navalnyj ha iniziato un lungo sciopero della fame alla fine di marzo 2021 per protestare contro la mancanza di accesso alle cure mediche. Nel giugno 2021, un tribunale russo ha qualificato gli uffici regionali di Aleksej Navalnyj e la sua Fondazione anti-corruzione come estremisti e non ammissibili dalle autorità russe. A nome del Parlamento europeo, chiedo il suo rilascio immediato e incondizionato.
L'anno scorso il Premio Sacharov è stato conferito all'opposizione bielorussa per la difesa del pluralismo e dello stato di diritto nel Paese, a dimostrazione della vicinanza rispetto alle istanze di libertà di quel popolo. Dato il periodo che stiamo vivendo, l'assegnazione del Sacharov a Navalnyj ha un ulteriore valore simbolico. Fra le tensioni con la Russia e la crisi migratoria sul confine tra Polonia e Bielorussia, il Parlamento europeo esprime attenzione e preoccupazione verso quell'area geografica, così vicina ai nostri confini eppure tormentata dalla violazione dei valori democratici. Valori nei quali crediamo e per i quali ci spendiamo.
Certi principi, che sono universali, restano per noi prioritari. Va infatti ricordato che i diritti umani sono integrati nei trattati dell'Unione e nella Carta dei diritti fondamentali, nonché nelle politiche di relazioni esterne dell'UE, tra cui il piano d'azione per i diritti umani e la democrazia 2020-2024. Nelle sue relazioni con i paesi terzi, l'Unione ha l'obiettivo di promuovere la democrazia, lo Stato di diritto, l'universalità e l'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e solidarietà e il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni unite e del diritto internazionale.
Il Premio rappresenta infatti per noi un'iniziativa faro nel quadro del nostro impegno in favore dei diritti umani, diritti che sono al centro dei nostri valori comuni. Diventa uno strumento di scambio e sostegno dato che la rete del Premio stesso permette ai vincitori di entrare in contatto e stabilire rapporti fra loro, perché la battaglia per il rispetto dei diritti umani deve essere una battaglia universale.
Lasciatemi poi spendere una parola anche per le finaliste di quest'anno, le donne afghane, rappresentate da undici attiviste per i diritti umani, che hanno ricevuto una menzione speciale. Il Parlamento europeo non le dimentica e non dimentica la loro difficilissima situazione e la loro lotta per non perdere le conquiste acquisite negli ultimi venti anni.
Infine voglio ricordare che diversi vincitori del premio Sacharov, tra cui Nelson Mandela, Malala Yousafzai, Denis Mukwege e Nadia Murad, sono stati successivamente insigniti anche del Premio Nobel per la Pace.
I vincitori, ma anche i finalisti, del Premio Sakharov rappresentano alti esempi di lotta politica e civica. Sono e sono stati una costante fonte di ispirazione, non solo per le loro comunità. Questa occasione deve servire a dare risalto alla situazione di Navalnyj e alla sua ingiusta detenzione. E deve continuare a ricordarci che diritti e libertà vanno sempre tenuti vivi nella prassi della vita democratica. Per rendere dignità alla loro universalità e, quindi, a ogni cittadino.
L'autore è presidente del Parlamento europeo