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La rivincita del pragmatismo

Bruxelles, vertice del Consiglio europeo per discutere gli sviluppi relativi al Covid (agf)

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La mossa di Mario Draghi di imporre il tampone ai viaggiatori in entrata dal resto dell’Unione, in aggiunta al Green Pass, ha restituito tempismo all’Europa in un altro momento decisivo: l’arrivo della Omicron
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Serve “pragmatismo”, afferma Ursula von der Leyen nel chiuso del summit di Bruxelles. La presidente della Commissione europea non nomina Mario Draghi e il caso dei tamponi ai confini italiani, così come non lo farà nessuno dei leader intorno al tavolo. Non c’è un “caso Italia”. Anzi, è l’Europa a spostarsi sulla linea di Roma. Proprio nel nome del pragmatismo sposato per primo dall’ex banchiere centrale.

L’Unione in questi quasi due anni di pandemia si è dimostrata valore aggiunto nella lotta al virus. La campagna vaccinale congiunta, al di là di qualche inciampo iniziale, ha permesso a tutti i Paesi, anche ai più fragili, di avere riserve di vaccini per la popolazione. E ha consentito ai governi di resistere alla propaganda delle autocrazie, Cina e Russia, mirata ad usare il Covid per dimostrare la superiorità del modello illiberale su quello democratico. Allo stesso modo l’…

Serve “pragmatismo”, afferma Ursula von der Leyen nel chiuso del summit di Bruxelles. La presidente della Commissione europea non nomina Mario Draghi e il caso dei tamponi ai confini italiani, così come non lo farà nessuno dei leader intorno al tavolo. Non c’è un “caso Italia”. Anzi, è l’Europa a spostarsi sulla linea di Roma. Proprio nel nome del pragmatismo sposato per primo dall’ex banchiere centrale.

L’Unione in questi quasi due anni di pandemia si è dimostrata valore aggiunto nella lotta al virus. La campagna vaccinale congiunta, al di là di qualche inciampo iniziale, ha permesso a tutti i Paesi, anche ai più fragili, di avere riserve di vaccini per la popolazione. E ha consentito ai governi di resistere alla propaganda delle autocrazie, Cina e Russia, mirata ad usare il Covid per dimostrare la superiorità del modello illiberale su quello democratico. Allo stesso modo l’atteggiamento di superiorità ostentato nei primi mesi da Boris Johnson per dimostrare che la Brexit sapeva riparare l’isola perfino dalla pandemia si è rivelato illusorio, come purtroppo ancora in questi giorni tornano a mostrare i dati di Londra, di nuovo città fantasma. Senza dimenticare che la rivoluzionaria risposta alla crisi economica da lockdown del Next Generation Eu ha salvato diversi Paesi, Italia compresa, dal default.

Tuttavia in alcuni passaggi chiave di questi due anni la complessa macchina politico-burocratica di Bruxelles — in assenza di una riforma della Ue oggi incline a ingolfarsi per la difficoltà a mettere d’accordo 27 capitali — non ha saputo cogliere l’attimo per decisioni cruciali. Impossibile dimenticare il tragico marzo 2020, quando i vertici dell’Unione hanno impiegato troppi giorni per capire che il vento della pandemia che soffiava sull’Italia si sarebbe trasformato in una tempesta per tutto il continente. Solo le bare di Bergamo hanno svegliato l’Europa. Ma ormai era troppo tardi.

Ed è proprio in questa chiave che la mossa di Mario Draghi ha restituito pragmatismo — e tempismo — all’Europa in un altro momento decisivo: l’arrivo della Omicron. La sensazione che si respirava nei giorni scorsi a Palazzo Chigi era che, in assenza di dati sul rischio che la velocità di diffusione della variante potesse superare la capacità di procedere con il booster, l’Ue potesse tergiversare. A maggior ragione in un momento di transizione, con Emmanuel Macron in campagna elettorale e Olaf Scholz da troppo poco seduto sulla poltrona di Angela Merkel. Un pericolo che l’Italia, tra i Paesi con il miglior tasso di vaccinazione d’Europa, non può correre, anche considerando che in dieci Paesi Ue il tasso di vaccinazione è inferiore al 60%. Da qui la scelta di imporre il tampone ai viaggiatori in arrivo dal resto dell’Unione in aggiunta al Green Pass. Lo strappo, stigmatizzato l’altro ieri dalla vicepresidente della Commissione Vera Jourova, presto da “incidente” si è trasformato in incomprensione tecnica per via della tardiva notifica a Bruxelles del provvedimento.

Così al summit Draghi ha potuto dire ai colleghi che va bene il coordinamento Ue — sarebbe stupefacente il contrario per un europeista con le sue credenziali — purché improntato alla “massima cautela”. Ovvero alla prontezza di reazione. Non solo Portogallo, Grecia e Francia hanno seguito (con sfumature differenti) la linea italiana, ma non si esclude che anche la Germania si possa accodare. E proprio oggi Macron al consiglio sanitario nazionale dell’Eliseo potrebbe estendere l’obbligo di tampone per chi arriva dal Regno Unito a tutti i viaggiatori interni all’Unione.

Ursula von der Leyen, sempre abile (prima qualità per un presidente della Commissione) a capire gli umori dei suoi “datori di lavoro”, i leader, nel corso del vertice si è così coperta, lanciando un segnale politico che di fatto battezza la mossa italiana sui tamponi: ha annunciato che Bruxelles proporrà di richiedere un test, aggiuntivo al Green Pass, per tutti coloro che entreranno in Europa dal resto del mondo. Chi lo farà anche all’interno dell’Unione sarà dunque meno esposto a critiche.

Non che il provvedimento basterà a metterci al riparo dalla Omicron, ma è un promemoria sulla necessità di agire con prontezza di fronte all’imprevedibilità della pandemia. O quanto meno di saper prendere tempo. E di tempismo Draghi e Macron stanno facendo un mantra anche di fronte alle sfide economiche. Lunedì Scholz sarà a Roma e Draghi gli sottoporrà la proposta di riforma del Patto di stabilità che ha preparato con il francese proprio in vista dell’insediamento del nuovo governo a Berlino. Se riuscirà a farla sottoscrivere anche al neo cancelliere e ottenere il suo impegno a farla firmare al capofila dei frugali, l’olandese Mark Rutte, il documento non sarà più una “proposta”, ma la road map per le future politiche economiche Ue. Finalmente non ostili ai Paesi ad alto debito. Sarebbe il match point del pragmatismo.