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I silenzi di un grande vecchio

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Le rivelazioni sull'attentato alla Sinagoga, il Lodo Moro e quello che Rognoni non ha mai detto
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Di lui si può ben dire che è il grande vecchio della politica italiana. Un potere solido, durevole, attraverso i decenni. È ormai quasi centenario, nato nel 1924. Virginio Rognoni era ministro dell'Interno, quando il 9 ottobre 1982 un commando palestinese mise a segno un attentato proprio nel centro di Roma contro la Sinagoga, nonostante che il pericolo fosse stato ben segnalato.


Oggi sappiamo con certezza che, a partire dal 1973, era stato sottoscritto un patto ("lodo Moro") tra i nostri servizi segreti e le fazioni terroristiche palestinesi in modo che l'Italia diventasse per esse un terreno di passaggio per il traffico d'armi. Con una sostanziale "non interferenza" italiana, se gli obbiettivi in Italia fossero stati israeliani, ebrei o americani. In un cablogramma da Beirut del febbraio1978 il colonnello Giovannone del Sismi confermava, in cambio, gli "impegni"del Fronte popolare per la liberazione della palestina (Fp…

Di lui si può ben dire che è il grande vecchio della politica italiana. Un potere solido, durevole, attraverso i decenni. È ormai quasi centenario, nato nel 1924. Virginio Rognoni era ministro dell'Interno, quando il 9 ottobre 1982 un commando palestinese mise a segno un attentato proprio nel centro di Roma contro la Sinagoga, nonostante che il pericolo fosse stato ben segnalato.


Oggi sappiamo con certezza che, a partire dal 1973, era stato sottoscritto un patto ("lodo Moro") tra i nostri servizi segreti e le fazioni terroristiche palestinesi in modo che l'Italia diventasse per esse un terreno di passaggio per il traffico d'armi. Con una sostanziale "non interferenza" italiana, se gli obbiettivi in Italia fossero stati israeliani, ebrei o americani. In un cablogramma da Beirut del febbraio1978 il colonnello Giovannone del Sismi confermava, in cambio, gli "impegni"del Fronte popolare per la liberazione della palestina (Fplp) di tenere indenne l'Italia.Cosa può dire allora Rognoni oggi, rispetto a quel patto e agli attentati ?


Il Lodo non salvò neppure Moro. Quando egli venne rapito dalle Br, operarono sul campo terroristi tedeschi della Raf gestiti dalla Stasi della Ddr, in stretto contatto con i terroristi palestinesi. Mentre a Berlino Est aveva trovato stabile rifugio proprio George Habbash, leader del Fplp, il "firmatario" palestinese dell'accordo con l'Italia.
La documentazione completa sul "Lodo Moro" è ancora tutelata dal segreto di Stato. Ma quello che già oggi sappiamo in base a decine di migliaia di atti desecretati dopo la direttiva Renzi del 2014 basta per dare una nuova lettura degli anni del terrore. Rognoni, sinistra dc, eletto deputato dal 1968 per sette legislature, nel 1978 fu chiamato da Andreotti a sostituire al Viminale Cossiga che si era dimesso dopo l'assassinio del presidente Dc. "Gingio" , per gli amici, vi rimase per 5 anni, cruciali, fino all'83. Rognoni era al Viminale il 1 ottobre 1978 quando fu scoperto il covo br di via Montenevoso, dove ( sappiamo oggi) venne ritrovata la copia di documento riservatissimo relativo all'organizzazione Stay Behind della Nato. Rognoni era al Viminale quando, nella primavera del 1979, si concretizzò una " consegna" concordata alla polizia dei due br Valerio Morucci e Adriana Faranda che erano riparati in casa di Giuliana Conforto (figlia di Giorgio, " Dario" , il più importante agente Kgb in Italia nel Dopoguerra).


Rognoni era al Viminale mentre Dalla Chiesa per oltre un anno, stava cercando i documenti originali sulla Gladio, scomparsi dalla cassaforte del ministro della Difesa Ruffini, durante il sequestro Moro. Era al Viminale quando, nel marzo 1980, ci fu il blitz di via Fracchia a Genova, dove venne ucciso il br Riccardo Dura, e, sappiamo oggi, venne recuperata documentazione, tra cui quegli "originali" trafugati, che tornarono al loro posto qualche mese dopo. Rognoni era al Viminale quando il 4 maggio del 1982 venne stilato un cartellino segnaletico di Alessio Casimirri, dopo un suo probabile arresto di cui però si è avuta traccia solo nel 2015, e prima che fuggisse definitivamente dall'Italia. Rognoni era al Viminale , quando succedette a Rinaldo Ossola, a partire dal 1982 e per oltre un decennio, come presidente dell'Associazione di amicizia italo - araba, visto che fin dagli anni Settanta, tra gli uomini della sinistra dc, "Gingio" era considerato il più filoarabo, sulla scia del suo mentore Luigi Granelli.


Pochi anni fa, la Commissione d'inchiesta Moro II, presieduta da Giuseppe Fioroni avrebbe voluto ascoltare l'ex responsabile dell'Interno. Per sentire da lui cosa poteva aggiungere sulle novità emerse dagli archivi. Ma dopo un lungo carteggio Rognoni ha fatto in modo di far cadere la cosa. Nel 2018 , tuttavia, ha presentato un libro sui lavori della Commissione, scritto dall'unico parlamentare che ha votato contro la Relazione finale. Evidentemente non si è trovato d'accordo con la ricostruzione del terrorismo italiano fatta dalla Moro II e con la sua principale conclusione. E cioè che la ricostruzione "ufficiale " della storia degli anni di piombo (quella nota fino alla recente apertura degli archivi) è stata il frutto di un negoziato tra istituzioni e Br, per "confezionare"- grazie al cosiddetto Memoriale Morucci -"una verità di compromesso" che non alterasse equilibri internazionali troppo delicati, a cominciare da quelli con l'Est europeo e i palestinesi.Tra l'estate del 1986 e quella successiva, un anno fondamentale per la stesura del Memoriale Morucci , Rognoni era stato Guardasigilli, e aveva anche il controllo delle carceri.


"Gingio", divenne per l'ultima volta ministro, nel luglio 1990, pochi mesi dopo la caduta del Muro di Berlino, con il governo Andreotti. Questa volta alla Difesa.E da lì gestì il "disvelamento" della struttura Gladio-Stay Behind.
Un uomo con un così lungo e prestigioso standing istituzionale ( tra il 2002 e il 2006 fu anche vicepresidente del Csm ) non sente neppure adesso il bisogno di aggiungere nulla a quanto ha già detto?