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Delitto Kennedy, l'ombra nera del Kgb

(ansa)

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È vero che manca ancora molto per la verità sulla morte di JFK eppure, a ben guardare nell'ombra che i segreti si lasciano dietro, una sagoma appare, con Dna politico netto. È il Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti, Comitato per la Sicurezza dello Stato, che dal 1954 al 1991, con i colleghi militari del Gru, ha governato lo spionaggio del Cremlino a far capolino dalle vetuste pagine Fbi e Cia
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La morte del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, il 22 novembre del 1963 a Dallas, Texas, e il tramonto del suo sogno di "Nuova Frontiera", un leader liberal deciso a battersi per i diritti, sono da sempre fonte di dubbi e illusioni di complotto. Lo scrittore Stephen King ne ha tratto un romanzo, 22-11-'63, basato sul miraggio di tornare indietro nel tempo, salvare Kennedy dal killer Lee Oswald, e ridare al mondo la speranza che il presidente incarnava.

Quando Joe Biden, primo cattolico dopo Kennedy alla Casa Bianca, ha deciso di render pubblici 1.491 documenti segreti sul caso, 958 fonte intelligence Cia, tanti storici han sperato di vedere finalmente la luce e comprendere, al di là delle omissioni del Rapporto Warren del 1964 che indicava in Oswald il solo colpevole, la trama del delitto politico. Studiosi come Larry Sabato e Philip Shenon, autore del saggio A cruel and shocking act. The secret history of the Kennedy assassination, lamentano invece ch…

La morte del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, il 22 novembre del 1963 a Dallas, Texas, e il tramonto del suo sogno di "Nuova Frontiera", un leader liberal deciso a battersi per i diritti, sono da sempre fonte di dubbi e illusioni di complotto. Lo scrittore Stephen King ne ha tratto un romanzo, 22-11-'63, basato sul miraggio di tornare indietro nel tempo, salvare Kennedy dal killer Lee Oswald, e ridare al mondo la speranza che il presidente incarnava.

Quando Joe Biden, primo cattolico dopo Kennedy alla Casa Bianca, ha deciso di render pubblici 1.491 documenti segreti sul caso, 958 fonte intelligence Cia, tanti storici han sperato di vedere finalmente la luce e comprendere, al di là delle omissioni del Rapporto Warren del 1964 che indicava in Oswald il solo colpevole, la trama del delitto politico. Studiosi come Larry Sabato e Philip Shenon, autore del saggio A cruel and shocking act. The secret history of the Kennedy assassination, lamentano invece che solo il 10% dell'archivio riservato sia pubblico, a petto di 15.834 dossier che gli storici chiedono in toto, oltre ai 520 dispacci secretati.

È vero che manca ancora molto per la verità sulla morte del presidente Kennedy, eppure a ben guardare nell'ombra che i segreti si lasciano dietro, una sagoma appare, con Dna politico netto. È il Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti, Comitato per la Sicurezza dello Stato, il Kgb che dal 1954 al 1991, con i colleghi militari del Gru, ha governato lo spionaggio del Cremlino a far capolino dalle vetuste pagine Fbi e Cia. Meno di due mesi prima che il fucile Carcano-Mannlicher uccida Kennedy, il primo ottobre 1963, Oswald, ex marine che aveva soggiornato a Mosca e voleva diventare cittadino sovietico, va in Messico e viene intercettato dalla Cia al telefono con una centralinista dell'ambasciata Urss, citando "il consigliere Kostikov", incontrato il sabato precedente.

Oswald si esprime in russo maldestro, ma il nome di Valery Kostikov è ben noto al controspionaggio Usa, come ufficiale del XIII dipartimento Kgb, Direttorato Compiti speciali, in gergo "bureau degli assassini". La lista delle vittime del XIII è sanguinosa, il dissidente bulgaro Markov, avvelenato con un ombrello a Londra nel 1981, il leader ucraino Lev Rebet colpito nel 1957, fino a Georgiy Okolovich, anticomunista in esilio a Francoforte, salvato dall'agente che il Kgb aveva mandato per ucciderlo, Nikolai Khokhlov, che gli chiede aiuto per fuggire e nel 1957 scampa a sua volta a un attentato di rappresaglia.

Le ombre del Kgb, dove il leader russo Putin si vanta di esser stato tenente colonnello, non si stagliano mai con nettezza, ma non si riescono a cancellare dalla storia dell'assassinio politico nel XX secolo. Quando il segretario del Pci Berlinguer sopravvive, il 3 ottobre del 1973, a un incidente stradale trappola in Bulgaria, confessa al senatore Macaluso che si trattava di un attentato del Kgb, ostile alla svolta prossima del compromesso storico. Nel ferimento di Papa Wojtyla da parte di Ali Agca, il 13 maggio 1981, la sagoma dei servizi bulgari, della Stasi Germania Est e del XIII Dipartimento emergono, mai in bianco e nero, sempre in chiaroscuro.

I saggi storici sull'assassinio del presidente Aldo Moro, 9 maggio 1978, ricordano come due dei suoi killer, i terroristi Adriana Faranda e Valerio Morucci, con la pistola Skorpion Cz calibro 7,65 del delitto, vengano arrestati, il 30 maggio 1979, a casa della professoressa Giuliana Conforto, figlia di Giorgio Conforto, per anni capo autorevole della stazione Kgb a Roma, XIII direttorato incluso. Giuliana Conforto era amica della proprietaria della base Br di Mario Moretti in via Gradoli e un altro appartamento della famiglia, in via di Porta Tiburtina, era attiguo a un diverso covo Br. Osservano il senatore Pd Zanda e lo studioso Gotor: troppe coincidenze a Roma tra terroristi e Kgb.

Non cercate dunque la prova alla Sherlock Holmes che vi spieghi, in un lampo, chi ha ucciso Kennedy, la storia non è un giallo, come credono i complottisti Qanon, No Vax, No Green Pass. Identificate piuttosto la logica del conflitto, chi appare sempre dalle quinte, e attendete le prossime carte dove, di nuovo, lo riconoscerete, implacabile.

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