L'Expo per voltare pagina
di Corrado Augias , di Corrado AugiasDunque, Roma può avere un'occasione di riscatto, se saprà coglierla, dopo anni di avvilimento, di cattive o pessime amministrazioni, di funzionari infedeli o inadeguati. Con la candidatura della capitale all'Expo 2030 si offre un'occasione per aprire una pagina nuova, volendo esagerare si potrebbe dire per ricominciare. È già successo più d'una volta nella sua storia recente, potrebbe accadere di nuovo.
La prima volta è stato nel 1911. Si celebrava il cinquantenario dell'unità nazionale proclamata nel 1861. Roma, negletta capitale pontificia (all'arrivo dei bersaglieri nel 1870 contava poco più di 200 mila abitanti), doveva adeguarsi alle grandi metropoli europee. Nacquero quartieri nuovi, la galleria d'arte moderna, arterie di scorrimento, istituti culturali stranieri. Il sindaco era Ernesto Nathan, forse il migliore che la città abbia mai avuto. Roma non diventò come Parigi o L…
Dunque, Roma può avere un'occasione di riscatto, se saprà coglierla, dopo anni di avvilimento, di cattive o pessime amministrazioni, di funzionari infedeli o inadeguati. Con la candidatura della capitale all'Expo 2030 si offre un'occasione per aprire una pagina nuova, volendo esagerare si potrebbe dire per ricominciare. È già successo più d'una volta nella sua storia recente, potrebbe accadere di nuovo.
La prima volta è stato nel 1911. Si celebrava il cinquantenario dell'unità nazionale proclamata nel 1861. Roma, negletta capitale pontificia (all'arrivo dei bersaglieri nel 1870 contava poco più di 200 mila abitanti), doveva adeguarsi alle grandi metropoli europee. Nacquero quartieri nuovi, la galleria d'arte moderna, arterie di scorrimento, istituti culturali stranieri. Il sindaco era Ernesto Nathan, forse il migliore che la città abbia mai avuto. Roma non diventò come Parigi o Londra però fece sicuramente grandi passi avanti. Ancora oggi i romani dovrebbero ricordarlo, per fare un solo esempio quando passano da villa Borghese al Pincio, senza rendersi bene conto che fino al 1911 si trattava di due luoghi separati. Poi venne il fascismo. Anche Mussolini pensò di adeguare la capitale alle sue velleità. Vennero gli sventramenti per aprire una strada alle parate militari, ma venne anche l'idea di celebrare i vent'anni di quella che chiamavano rivoluzione fascista (1922-1942) con una grande esposizione universale da tenersi a mezza strada tra Roma e il mare, urbanizzando così una campagna che, a esposizione finita, sarebbe diventato il nuovo cuore politico e amministrativo dello Stato. Idea, dobbiamo dire, buona. Si trattava di trasferire l'amministrazione del Regno dalle strade anguste della Roma seicentesca (dove tuttora si trova) in una new town di ampi spazi e lunghe strade rettilinee. La sigla studiata per il nuovo quartiere, dinamica, moderna, era E-42. Hitler aveva assicurato il suo alleato Mussolini che fino al 1942 non sarebbe successo nulla, che avrebbe potuto festeggiare tranquillamente la sua Esposizione universale per il ventennale. Tradendo la sua parola, infischiandosi del suo alleato, il dittatore nazista fece scoppiare la guerra il 1° settembre 1939. Addio E-42, addio Esposizione Universale. Il quartiere, dove si era cominciato a costruire, venne lentamente recuperato nel dopoguerra. Oggi la sigla EUR (Esposizione Universale Roma) richiama quella lontana e frustrata velleità.
Una nuova occasione è arrivata con le Olimpiadi del 1960. Anche in quell'occasione si fecero miracoli. Un nuovo quartiere intitolato appunto alle Olimpiadi, due notevoli strade di scorrimento, alcuni sottopassi sui Lungotevere. Nulla di simile è più avvenuto in seguito, è come se nella sua normale amministrazione la città faticasse a tenere il passo con l'aumento della popolazione, del traffico, delle necessità dei suoi abitanti. Abbiamo avuto sì iniziative benemerite. L'amministrazione Rutelli ha liberato piazza del Popolo, capolavoro del Valadier, dall'avvilita condizione di parcheggio cui era stata ridotta. L'amministrazione Veltroni ha dotato Roma di alcune sedi culturali, accelerato la costruzione dell'auditorio di cui la capitale della Repubblica era sprovvista dopo la chiusura del celebrato Augusteo. Un'altra serie di innovazioni sono arrivate in occasione del Giubileo del 2000: la terza corsia sul Raccordo e per Fiumicino, il sottopassino di Castel Sant'Angelo. Questi precedenti dicono che nella sua storia novecentesca, Roma in genere ha saputo sfruttare le occasioni straordinarie che si sono presentate quasi equilibrando una certa inerzia che ha invece segnato la sua amministrazione ordinaria. Fino ad arrivare al rifiuto dell'ex sindaca Virginia Raggi di presentare la candidatura della città per le Olimpiadi del 2024 per paura di non saper gestire l'occasione. Probabilmente aveva ragione ad avere paura. Ora la capitale della Repubblica ha un sindaco nuovo e una nuova giunta. C'è da augurarsi, forse si può addirittura sperare, che saprà cogliere l'occasione, se si presenterà, dimostrandosi all'altezza della sua più dinamica storia recente.