Per una volta Sergio Mattarella non ha pronunciato parole di commiato. Avrebbe potuto farlo, nella circostanza del saluto alle alte cariche dello Stato, ma ha preferito invece insistere sui pericoli del Covid, un modo per invitare tutti al senso di responsabilità. Non cambia nulla rispetto a scelte su cui il presidente non fa mistero da tempo. Però nessuno può escludere che nelle prossime settimane intervenga qualcosa che sia suscettibile, non di far cambiare idea al presidente, ma di creare una situazione del tutto nuova. Certo, sarebbe un evento drammatico che nessuno si augura. Ad esempio una paralisi del Parlamento, prigioniero della debolezza delle forze politiche e incapace di individuare - dopo innumerevoli scrutini - il volto e il nome del nuovo capo dello Stato. Se così fosse, in uno scenario estremo reso angoscioso dalla pandemia e dalle varie emergenze connesse, potrebbe essere logico rivolgersi a Mattarella per chiedergli un ultimo servizio alla…
Per una volta Sergio Mattarella non ha pronunciato parole di commiato. Avrebbe potuto farlo, nella circostanza del saluto alle alte cariche dello Stato, ma ha preferito invece insistere sui pericoli del Covid, un modo per invitare tutti al senso di responsabilità. Non cambia nulla rispetto a scelte su cui il presidente non fa mistero da tempo. Però nessuno può escludere che nelle prossime settimane intervenga qualcosa che sia suscettibile, non di far cambiare idea al presidente, ma di creare una situazione del tutto nuova. Certo, sarebbe un evento drammatico che nessuno si augura. Ad esempio una paralisi del Parlamento, prigioniero della debolezza delle forze politiche e incapace di individuare - dopo innumerevoli scrutini - il volto e il nome del nuovo capo dello Stato. Se così fosse, in uno scenario estremo reso angoscioso dalla pandemia e dalle varie emergenze connesse, potrebbe essere logico rivolgersi a Mattarella per chiedergli un ultimo servizio alla Repubblica. Così da mantenere quel "tandem" istituzionale con Draghi a Palazzo Chigi che finora ha funzionato bene, permettendo al presidente del Consiglio di dedicarsi alla sua sfibrante missione di governo.
Al momento, nulla lascia prevedere che sia questo l'esito. Il rebus del Quirinale per ora resta tale e il gioco dei nomi non aiuta. Si può tuttavia individuare un punto di partenza. È il ruolo di garanzia, ma anche di coesione nazionale che Mattarella ha esercitato nei suoi sette anni, sia pure con alterna fortuna. Tale coesione è oggi un valore al di là delle larghe intese su cui è nato l'esecutivo di emergenza: ne rappresenta anzi l'indispensabile premessa. Il prossimo presidente dovrà dunque avere l'autorità e l'esperienza politica per replicare il ruolo svolto da Mattarella. In altre parole, è anche grazie al binomio con il Quirinale (con questo Quirinale) se Draghi è riuscito a interpretare al meglio la leadership di governo in una stagione eccezionalmente grave. E se oggi l'ex presidente della Bce rappresenta l'unico punto di equilibrio plausibile tra le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra, tale risultato è stato possibile proprio grazie al raccordo istituzionale realizzato con il capo dello Stato: due figure che sono sempre state complementari.
Quando il presidente del Consiglio fa sapere di non essere disposto a guidare una maggioranza che non sia, come l'attuale, espressione di una sostanziale unità nazionale, indica il punto cruciale. Ci sta dicendo che esiste un nesso ovvio tra la convergenza parlamentare destinata a eleggere tra poche settimane il presidente della Repubblica - almeno così si auspica - e la maggioranza che in questi mesi ha sorretto il governo Draghi. Un Parlamento esausto e rissoso, giunto all'ultimo anno della legislatura, non è governabile se non attraverso una prova di responsabilità delle forze politiche. Mattarella ha saputo gestire tensioni e pulsioni divergenti. Il suo successore dovrà mostrare la stessa capacità di parlare sia al paese sia al palazzo. È probabilmente l'unica via per far sì che Mario Draghi resti a Palazzo Chigi sostenuto da forze disponibili a fornire nel loro insieme una prova di maturità. Se viceversa il confronto sul Quirinale dovesse trasformarsi in un duello rusticano, magari nel tentativo di imporre un presidente di parte, allora la legislatura potrà considerarsi conclusa. Ma con essa anche le istituzioni subirebbero un duro colpo.