Di Omicron si è cominciato a parlare poco più di un mese fa. Nel frattempo ha attraversato l'Atlantico e oggi rappresenta l'80 percento dei nuovi contagi negli Stati Uniti, l'Olanda, ottavo Paese europeo per vaccinazioni complete, è entrata in lockdown, la Germania ha annunciato pesanti restrizioni, e la Francia si avvia verso i 100.000 casi al giorno. Nel giro di qualche settimane sarà la variante del Covid dominante in tutto il mondo.
Omicron è l'esempio perfetto della nozione di "esternalità": i Paesi industrializzati possono fare sforzi enormi per contenere il contagio a casa loro, ma se grandi aree del mondo rimangono poco o per nulla vaccinate, prima o poi in qualche Paese distante migliaia di chilometri emergerà una mutazione capace di "bucare" le difese costruite nei paesi più ricchi. Una mutazione che potrebbe causare nuove morti, mettere in ginocchio i sistemi sanitari di molti Paes…
Di Omicron si è cominciato a parlare poco più di un mese fa. Nel frattempo ha attraversato l'Atlantico e oggi rappresenta l'80 percento dei nuovi contagi negli Stati Uniti, l'Olanda, ottavo Paese europeo per vaccinazioni complete, è entrata in lockdown, la Germania ha annunciato pesanti restrizioni, e la Francia si avvia verso i 100.000 casi al giorno. Nel giro di qualche settimane sarà la variante del Covid dominante in tutto il mondo.
Omicron è l'esempio perfetto della nozione di "esternalità": i Paesi industrializzati possono fare sforzi enormi per contenere il contagio a casa loro, ma se grandi aree del mondo rimangono poco o per nulla vaccinate, prima o poi in qualche Paese distante migliaia di chilometri emergerà una mutazione capace di "bucare" le difese costruite nei paesi più ricchi. Una mutazione che potrebbe causare nuove morti, mettere in ginocchio i sistemi sanitari di molti Paesi e riportare il mondo in recessione. Il mondo conosce un solo modo per minimizzare la probabilità di queste catastrofi: vaccinare. Ma sappiamo bene che esiste una grande differenza fra zone del mondo. Nei Paesi avanzati il 60 per cento della popolazione è vaccinata, ma lo è solo il 30 per cento nei Paesi a reddito medio e meno del 5 per cento nei Paesi più poveri, addirittura meno del 2 per cento in grandi Paesi come la Nigeria o l'Etiopia.
I Paesi ricchi potrebbero decidere di spendere e vaccinare i Paesi più poveri per solidarietà. Ma se la solidarietà non basta come motivazione (e sappiamo che non è bastata), dovrebbero farlo semplicemente per interesse egoistico. Ed è qui che, per convincere gli scettici, interviene un arido calcolo di costi e benefici, per quanto spiacevole possa sembrare.
Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (con una previsione fatta a luglio, ben prima dell'apparizione di Omicron), la diffusione di una nuova variante può far arretrare il reddito globale di quasi il 5 per cento, equivalente a una perdita di 4500 miliardi di dollari di cui 1000 miliardi sarebbero persi dai Paesi avanzati.
Quanto costerebbe, invece, vaccinare tutto il mondo? Sempre secondo le stime del Fmi vaccinare il 70 per cento della popolazione mondiale entro metà del 2022 e monitorare lo sviluppo di nuove varianti costerebbe meno di 50 miliardi di dollari. Questa cifra include il costo dell'approvvigionamento dei vaccini (poco più di 14 miliardi), i 6 miliardi per la distribuzione e somministrazione, e 30 miliardi per mettere in piedi sistemi di monitoraggio con tracciamento e accesso diffuso ai tamponi (almeno una persona su mille ogni giorno), oltre che per dotare le strutture ospedaliere di strumenti terapeutici adeguati e di ossigeno.
Cinquanta miliardi sembra una cifra ottimistica? Raddoppiamo e facciamo 100. Sempre solo un decimo del costo di una recessione causata da una nuova variante nei Paesi avanzati. Sarebbe pur sempre l'investimento pubblico di gran lunga più redditizio nella storia, altro che Piano Marshall!
Eppure, al di là della retorica, i Paesi avanzati non stanno facendo quasi nulla. Anche qui due calcoli aiutano a porre i numeri in prospettiva. L'Europa ha appena approvato il piano Next Generation Eu per 750 miliardi. Il Congresso Usa ha varato un programma di infrastrutture per oltre 1200 miliardi di dollari e, fino a due giorni fa, si accingeva ad approvare un programma di spese sociali di 1900 miliardi di dollari, ora in stand-by. A questo vanno aggiunte le migliaia di miliardi di euro spesi (giustamente) in questi due anni dai singoli Paesi per combattere la recessione.
Cento miliardi di fronte a queste cifre non sono niente. Ma non ci stiamo nemmeno avvicinando a 100 miliardi. L'Unione Europea, con grande fanfara, ha donato circa 350 milioni di dosi, in gran parte al consorzio Covax, anche se finora ne ha consegnate 60 milioni. Gli Stati Uniti 200 milioni, di cui 140 milioni consegnate. Il costo medio per dose è un segreto, ma sulla base di dati precedenti è probabilmente inferiore ai 10 euro, quindi parliamo al massimo di circa 5 miliardi e mezzo. Il governo italiano donerà 45 milioni di dosi, quindi circa mezzo miliardo. Questo mentre ci stiamo letteralmente arrovellando per trovare modi di investire i più di 60 miliardi di sovvenzioni e i 150 miliardi di prestiti europei legati a Next Generation Eu.
Eppure l'investimento senza dubbio più redditizio ci sta guardando in faccia. E stiamo parlando di redditività in meri termini materiali, di Pil. Poi c'è la parte più importante: i danni psicologici di anni di restrizioni, soprattutto per i giovani, i ritardi di apprendimento, le sofferenze e le morti che questo minuscolo investimento eviterebbe in tutte le parti del mondo.
Antonio Spilimbergo è vicedirettore del dipartimento Ricerca del Fondo monetario internazionale