È un po' come in quei matrimoni in cui lei porta la dote e lui il titolo, o viceversa. Non importa chi è ricco e chi nobile, quel che conta è avere in comune l'obiettivo: il salto di livello in società. Deve convenire ad entrambi, e difatti. Vediamo. Lei vuole andare al governo, lui pure. Lei ha un alleato di nome Matteo che di giorno le sorride e di notte pensa a come eliminarla dalla corsa. Lui anche, ma peggio: lui ha un ex alleato di nome Matteo che da Palazzo Chigi lo ha già eliminato una volta. Lei è potente ma non abbastanza autorevole. Lui è autorevole ma non abbastanza potente. A lei serve il titolo di credibilità democratica che lui può darle, a lui serve il peso dei voti di lei per scongiurare intanto la disfatta sul Quirinale, poi vedremo. Sono entrambi abbastanza giovani, per gli standard locali, sono stati i ministri più giovani dei rispettivi governi e no, non sembrano Sandra e Raimondo - come…
È un po' come in quei matrimoni in cui lei porta la dote e lui il titolo, o viceversa. Non importa chi è ricco e chi nobile, quel che conta è avere in comune l'obiettivo: il salto di livello in società. Deve convenire ad entrambi, e difatti. Vediamo. Lei vuole andare al governo, lui pure. Lei ha un alleato di nome Matteo che di giorno le sorride e di notte pensa a come eliminarla dalla corsa. Lui anche, ma peggio: lui ha un ex alleato di nome Matteo che da Palazzo Chigi lo ha già eliminato una volta. Lei è potente ma non abbastanza autorevole. Lui è autorevole ma non abbastanza potente. A lei serve il titolo di credibilità democratica che lui può darle, a lui serve il peso dei voti di lei per scongiurare intanto la disfatta sul Quirinale, poi vedremo. Sono entrambi abbastanza giovani, per gli standard locali, sono stati i ministri più giovani dei rispettivi governi e no, non sembrano Sandra e Raimondo - come dice lei. Casomai la versione senior dei Ferragnez, ma in politica e dunque senza tutti quegli sponsor di lusso da omaggiare nei crediti.
Eppure Giorgia Meloni ed Enrico Letta ne hanno avuti di sponsor pesanti, tuttavia così diversi. Lui figlio di cuore di Beniamino Andreatta, l'uomo forse più mite e insieme intelligenza implacabile di quella inestinta tradizione che è stata la Democrazia Cristiana, ancora attorno a noi. Imparentato per parte di padre con Gianni Letta, per parte di madre remotamente con Antonio Gramsci, lui tiene insieme l'intero arco costituzionale del Novecento, le grandi tradizioni del pensiero. Lei è erede diretta di Giorgio Almirante, infiamma la Fiamma dei nostalgici del fascismo storico - talvolta fa vagamente intendere che questo accada suo malgrado, ma non si hanno evidenze di abiure. E dunque. Non avevano gli stessi poster in cameretta, da ragazzi, ma il tempo è passato maestoso e ora sì, ora hanno nel comune orizzonte lo stesso Palazzo. Letta lo ha detto chiarissimo: "Giorgia vuole portare al governo un centrodestra coi valori del centrodestra, senza accordi spuri. Io, nel mio campo, anche". Qui serve concentrarsi un momento sulla formula "accordi spuri", perché sembra essere questo il collante del matrimonio d'interesse. Matteo e Matteo, l'altra coppia. Gli antagonisti. Artefice per eccellenza di accordi spuri è il fumo negli occhi di Letta, Matteo Renzi, che a questo giro si è già autoproclamato king maker dell'elezione del prossimo Presidente. È tutto un dialogare al centro, coi Toti e coi cespugli della foresta che fu del Cavaliere. È tutto un flirtare con Salvini - il fumo negli occhi di Meloni - per portare a casa il risultato. L'alleanza spuria (centrodestra più Renzi più eventuali cinquestelle e misti e persino centrosinistri orfani di futuro, il gramo destino dei prossimi esclusi dal parlamento dimezzato) ha fatto balenare a Berlusconi medesimo che il fortunato potesse essere lui.
Ci ha talmente creduto, Silvio, da interrompere un momento lo studio dei profili personalizzati di offerta da proporre ai suoi elettori fuori coalizione, una campagna in stile Mediolanum, per dire - questa volta ai suoi: "Non mi fate fare la fine di Prodi", se no vi rovino. Perché il rischio è sempre dentro casa, lo sanno tutti. Lo sa naturalmente anche Enrico Letta che un solo modo ha per rompere il fronte del centrodestra ed eliminare l'impensabile ipotesi del Cavaliere: sfilare Meloni dalla coalizione. Poi. Che Berlusconi sia il più svelto di tutti e abbia già capito che sarà ben difficile, che abbia già attivato il piano B - quello dove lui è l'artefice del prossimo Presidente, fosse pure Draghi - è anche vero, ma è successo dopo. Intanto Letta e Meloni avevano già preso da tempo a farsi visita reciprocamente: prima davanti ai parenti di lei (Ignazio La Russa plaudente in prima fila, da Atreju), poi con i ciambellani di palazzo (un successone, da Bruno Vespa. Letta in grande spolvero gli ha reso omaggio così: "Per la prima volta in ventitré anni di politica sono ammesso alla presentazione di un libro di Vespa. Ora mi sento serie A". Giorgia ha sorriso). Infine con gli amici di lui, giusto ieri alla presentazione di un libro di Luciano Violante dall'eloquente titolo Pedagogia politica. Qui è dove gli amici si mischiano, come alle feste, perché coautore del volume è Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e intellettuale di simpatie nitidamente conservatrici che tuttavia Violante, in questa storia l'ultimo dei comunisti, ha voluto al suo fianco nella Fondazione Leonardo. Siamo nell'aerospazio: degli affari, della tecnologia buona per i Servizi e per le intelligence, delle relazioni di Stato. Giorgia, intanto, ha fatto filtrare il nome alternativo di Letizia Moratti. Enrico ha fatto finta di non averci pensato lui per primo e ha detto se ci tieni, ma riflettiamo ancora. Del resto le carte coperte dell'alleanza spuria sono Pierferdinando Casini, Giuliano Amato (cioè l'ex assistente di Forlani, l'ex braccio destro di Craxi. Poi uno dice perché i giovani non si appassionano alla politica). Ma allora perché non Gianni Letta, a tutti equivicino. O perché non lo stesso Violante, certo un filo divisivo ma pur sempre assai ben agganciato alle strutture portanti dello Stato. È stato a questo punto che Enrico Letta ha detto avrei anche io una candidata: Anna Finocchiaro. Che a Violante è legatissima pur senza essere, con evidenza, Violante medesimo. Giorgia difficilmente convincerebbe i suoi a votarla - gli ha spiegato - sarebbe quindi una candidata di bandiera. Sì, di bandiera. E siccome Anna Finocchiaro ha fatto la bandiera non si ricorda più quante volte qui è dove la storia si immalinconisce parecchio. Ma non vorremmo mai finire in mestizia, giacché questa di Meloni e Letta è una favola lieta.