Berlusconi senza autorità
di Carlo Galli , di Carlo GalliA volte un concetto antico spiega alcuni aspetti del presente. In questo caso, la nozione di "autorità" può riassumere e spiegare i problemi della candidatura di Berlusconi a presidente della Repubblica. E aiuta a chiarire anche un'esigenza che è alla base delle critiche che quell'ipotesi ha sollevato. Che si tratti di una mossa tattica per essere il king maker del vero presidente oppure che la sua candidatura sia reale (ma gli mancano ancora cinquanta o sessanta voti, a tutt'oggi), davanti alla notizia lo sconcerto è infatti stato notevole. Si sono avanzate obiezioni giuridiche (la condanna penale), politiche (è divisivo), morali (il bunga bunga). Ora, premesso che la sua eventuale elezione, piaccia o no, sarebbe legale e legittima, i suoi limiti si rivelano alla luce appunto del concetto di "autorità".
Questa è ben distinta dal potere, anche dal potere legale. Non a caso, Augusto - il primo imperatore…
A volte un concetto antico spiega alcuni aspetti del presente. In questo caso, la nozione di "autorità" può riassumere e spiegare i problemi della candidatura di Berlusconi a presidente della Repubblica. E aiuta a chiarire anche un'esigenza che è alla base delle critiche che quell'ipotesi ha sollevato. Che si tratti di una mossa tattica per essere il king maker del vero presidente oppure che la sua candidatura sia reale (ma gli mancano ancora cinquanta o sessanta voti, a tutt'oggi), davanti alla notizia lo sconcerto è infatti stato notevole. Si sono avanzate obiezioni giuridiche (la condanna penale), politiche (è divisivo), morali (il bunga bunga). Ora, premesso che la sua eventuale elezione, piaccia o no, sarebbe legale e legittima, i suoi limiti si rivelano alla luce appunto del concetto di "autorità".
Questa è ben distinta dal potere, anche dal potere legale. Non a caso, Augusto - il primo imperatore romano, che dall'autorità ha preso il nome - affermava di avere esercitato il potere istituzionale in grado pari a chiunque altro (quando fu console, insomma, non ebbe più potere di ogni altro console), ma di avere sopravanzato tutti per autorità, tanto da essere definito, appunto, "Augusto" e Padre della Patria.
Autorità significa anche oggi, pur in un contesto lontanissimo da quello, una qualità specifica di una persona o di una istituzione - la qualità di "far crescere", di fornire fondamenta e alimento ad altri, di interpretarne e assecondarne le potenzialità, perché fioriscano - . Una facoltà disinteressata, un potere sui generis che non comanda (l'autorità non è autoritaria) e che non è neppure carismatico quanto piuttosto maieutico, rassicurativo ed esortativo. E che non va confuso con la popolarità, anche se questa può esserne la conseguenza.
L'architettura costituzionale moderna si preoccupa soprattutto di stabilire forme e limiti del potere, e di garantire i diritti dei singoli. Ma la figura del Capo dello Stato nella nostra costituzione non è definita solo dai suoi poteri legali, pur importanti, e neppure solo dalla sua capacità di moral suasion. In lui si concentra non la rappresentanza politica (che risiede nel parlamento) ma la sintesi simbolica della nazione, come unità storica e morale. Ormai da tempo il Capo dello Stato oltre che corretto (il "notaio" e l'arbitro della vita politica) deve essere anche autorevole - cioè portatore di autorità - : non deve soltanto custodire la costituzione nelle sue forme ma è anche la figura a cui i cittadini sempre più spesso ricorrono per ritrovare le fondamenta valoriali della nostra coesistenza, per alimentare con la tradizione repubblicana e con la speranza democratica la vita collettiva del nostro Paese, oggi spesso minacciata, e quasi rinsecchita.
Naturalmente, per aiutare l'Italia a crescere civilmente (non solo nel Pil), ad avere fiducia in sé stessa, il presidente deve essere credibile, deve cioè potere essere oggetto di una specifica fiducia. E ciò è possibile se consente con i valori fondativi della Costituzione e della nostra storia, e se è percepito come persona in grado, per vicende politiche personali e per orientamento ideale, di farsi carico di questa generosa e severa investitura morale, e di essere simbolo riconoscibile dei fondamenti della intera vita nazionale.
Non si tratta insomma di esercitare più o meno bene il potere politico istituzionale, il cui vertice è la presidenza del Consiglio dei ministri. Berlusconi lo ha fatto, sia pure in modo discutibile. Anzi, si può dire che per molti aspetti egli ha avuto più potere di ogni altro: come imprenditore, come presidente di partito, oltre che come primo ministro, è stato forse l'uomo complessivamente più potente d'Italia nel dopoguerra. Ma ciò che è in questione è appunto la sua capacità d'autorità - come, analogamente, per Meloni è il conservatorismo, a cui per ora appartiene solo nominalmente (la destra, nel nostro Paese, ha problemi sui suoi capisaldi teorici e pratici, autorità e conservazione) - . La radice delle diffuse perplessità che hanno accolto la candidatura di Berlusconi non è solo l'animosità politica; è la domanda, che non pochi si pongono, se egli d'autorità sia portatore, o se le sue doti di abile interprete dei propri interessi privati, nonché di alcuni pubblici umori, lo rendano fatalmente diverso da quel padre (o da quella madre) della patria, democratico e a termine, che cerchiamo nell'inquilino del Quirinale. Che è al tempo stesso la domanda se la sua eventuale elezione a presidente della Repubblica non si limiterebbe a dargli ancora più potere.