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Il Papa e l'inverno demografico

Il Papa durante l'Angelus (ansa)

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Servono nuove politiche pubbliche. L’Italia è il Paese con il più alto tasso di familismo e che fa meno a sostegno delle famiglie
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Dall'Angelus di Natale papa Francesco ha messo il dito nella piaga e ha denunciato "la tragedia dell'inverno demografico" italiano che "va contro le nostre famiglie, la nostra patria e il nostro futuro".

In Italia non si fanno più figli e, almeno dal 2015, versiamo in un'emergenza demografica che non ha uguali se confrontata con gli altri Paesi europei. Da allora l'Italia ha perso 436 mila cittadini, come se tutti gli abitanti di Brescia e Messina fossero stati sterminati da un bombardamento silenzioso ma spietato, quello della denatalità.

Per trovare una recessione demografica simile, bisogna risalire indietro di un secolo, agli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale, quando il combinato disposto tra il conflitto dell'"inutile strage" e l'influenza spagnola fece registrare un calo altrettanto grave.

Le ragioni di questo inverno demografico sono sostanzialmente due. Anzitutto il calo delle nascit…

Dall'Angelus di Natale papa Francesco ha messo il dito nella piaga e ha denunciato "la tragedia dell'inverno demografico" italiano che "va contro le nostre famiglie, la nostra patria e il nostro futuro".

In Italia non si fanno più figli e, almeno dal 2015, versiamo in un'emergenza demografica che non ha uguali se confrontata con gli altri Paesi europei. Da allora l'Italia ha perso 436 mila cittadini, come se tutti gli abitanti di Brescia e Messina fossero stati sterminati da un bombardamento silenzioso ma spietato, quello della denatalità.

Per trovare una recessione demografica simile, bisogna risalire indietro di un secolo, agli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale, quando il combinato disposto tra il conflitto dell'"inutile strage" e l'influenza spagnola fece registrare un calo altrettanto grave.

Le ragioni di questo inverno demografico sono sostanzialmente due. Anzitutto il calo delle nascite che produce un invecchiamento della popolazione e un orientamento delle politiche pubbliche, ma anche degli investimenti economici, verso la cosiddetta Silver economy, a detrimento dei più giovani.

Per la politica la sfida è chiara: quanto e in che misura stiamo oggi intervenendo per evitare che l'instabilità e la precarietà economica inducano una giovane coppia a rimandare l'appuntamento con la decisione (l'atto di amore e di libertà) di concepire un figlio? Siamo sicuri che siano solo e soltanto legittime aspirazioni di realizzazione professionale a ritardare questo appuntamento? O non sarebbe più sano e più giusto che quelle ambizioni non fossero antagoniste rispetto alla possibilità di avere dei figli tra i venti e i trent'anni e non tra i trenta e i quaranta e oltre? E in queste scelte di maternità e paternità tardive quanto conta oggi una selezione di classe nascosta, ossia la presenza di famiglie ricche e protettive in grado di supplire materialmente e psicologicamente all'assenza della mano pubblica?

L'altra causa della recessione demografica nazionale riguarda la diminuzione degli ingressi degli immigrati in Italia, un trend precedente alla pandemia e che il Covid ha radicalizzato. Rispetto al linguaggio della propaganda gli esiti sono paradossali: il problema in Italia non è che ci sono troppi immigrati che "ci rubano il lavoro", ma che non ce ne sono abbastanza perché già oggi ci servono per pagare con i contributi Inps le nostre pensioni, di cui loro godranno solo in minima parte.

Tra l'altro, è finito il tempo in cui le nascite dei bambini stranieri compensavano il declino della maternità delle donne italiane. Prova ne sia che nel 2018 i nuovi nati da genitori stranieri - 65.444 bambini - sono diminuiti di dodicimila unità rispetto al 2013 e continuano a farlo. Infatti gli stranieri arrivati in Italia stanno invecchiando e affrontano le stesse difficoltà degli italiani nella decisione di mettere al mondo un figlio.

L'inverno demografico è un destino inevitabile del nostro scontento? No, ma servono nuove politiche pubbliche. I fatti di Francia, Germania e Paesi dell'Est Europa lo dimostrano con incentivi concreti e di lungo periodo per sostenere le famiglie in formazione e per la riconciliazione tra lavoro e tempo libero grazie ad appositi servizi dedicati all'infanzia. L'Italia è il Paese con il più alto tasso di familismo - morale o amorale poco importa - e che fa meno a sostegno delle politiche per le famiglie al plurale.

Nel pomeriggio del 1° gennaio 2022 a Roma si terranno una cinquantina di iniziative culturali in musei, biblioteche, teatri e spazi artistici diversi perché la capitale, nonostante l'epidemia, nel totale rispetto delle nuove norme anti-Covid, rimane una città con le porte aperte. Ma vogliamo segnalare un evento su tutti: nel cuore di Roma, a cento metri dai Palazzi del potere, nella Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, dei profughi accoglieranno i visitatori per raccontare una mostra, promossa dal Centro Astalli, che parla di loro Volti al futuro. Con i rifugiati per un nuovo noi. Fermatevi e varcate quella soglia: compelle intrare, perché là, come ci ha ricordato papa Francesco, c'è il presente e il futuro nostro e dei nostri figli, ossia di quella comunità di destino che chiamiamo Patria.

Miguel Gotor è storico e assessore alla Cultura di Roma