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Covid, la battaglia contro i dogmi

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Non abbiamo affrontato i rischi degli ambienti chiusi, il vero tallone d'Achille delle nostre società, là dove trascorriamo il 90% del nostro tempo e avviene la quasi totalità delle infezioni. Siamo in grado di rendere gli spazi come simil-aperti, ma questo ci è impedito
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Non amo il freddo, ed è per questo che forse ho un vivido ricordo di quelle giornate di fine febbraio 2020. Ero pronto per volare in Australia dalla professoressa Morawska, con cui condivido da anni ricerche sulla qualità dell'aria. Con i primi casi italiani di Covid 19 cancellammo l'incontro ma costituimmo un gruppo di 36 scienziati di diversa provenienza (virologia, epidemiologia, scienza dell'aerosol, ingegneria) per comunicare all'Oms l'importanza della trasmissione aerea dei virus (aerosol) rispetto ai droplet e alle superfici, e per includere ulteriori misure di protezione relative agli ambienti chiusi, oltre a quelle suggerite del distanziamento e lavaggio mani.

Iniziammo allora a condividere i risultati delle evidenze scientifiche con l'Oms che però rispose in modo inatteso e dogmatico: in un tweet di marzo 2020 comunicava che il Covid non si trasmetteva per via aerea, tacciando come disinformazione i risultati delle nostre ricerch…

Non amo il freddo, ed è per questo che forse ho un vivido ricordo di quelle giornate di fine febbraio 2020. Ero pronto per volare in Australia dalla professoressa Morawska, con cui condivido da anni ricerche sulla qualità dell'aria. Con i primi casi italiani di Covid 19 cancellammo l'incontro ma costituimmo un gruppo di 36 scienziati di diversa provenienza (virologia, epidemiologia, scienza dell'aerosol, ingegneria) per comunicare all'Oms l'importanza della trasmissione aerea dei virus (aerosol) rispetto ai droplet e alle superfici, e per includere ulteriori misure di protezione relative agli ambienti chiusi, oltre a quelle suggerite del distanziamento e lavaggio mani.

Iniziammo allora a condividere i risultati delle evidenze scientifiche con l'Oms che però rispose in modo inatteso e dogmatico: in un tweet di marzo 2020 comunicava che il Covid non si trasmetteva per via aerea, tacciando come disinformazione i risultati delle nostre ricerche. A nulla sono valse le riunioni intercorse tra noi e l'Oms: persino i tanti casi tra il personale sanitario a quel tempo in Italia e Spagna non vennero attribuiti all'aerosol e alla conseguente inadeguatezza delle sole mascherine chirurgiche, ma ad una incapacità nel seguire i protocolli nel lavaggio delle mani.

Sembravamo schiacciati e annullati dalla forza comunicativa dell'Oms, ma non ci siamo fermati e siamo riusciti a pubblicare un appello su una rivista di area medica sottoscritta da 239 studiosi.

Il 9 luglio 2020 l'Oms comunica che la trasmissione aerea è possibile. Sembra questo l'inizio di una svolta, ma in realtà nulla cambia. I protocolli sanitari non prevedono alcuna misura sull'aerosol e andiamo incontro all'autunno 2020 come un treno in corsa senza freni contro un muro, con l'unica soluzione alla fine di arrestare tutto con il lockdown. A quel tempo le istituzioni attribuirono la responsabilità della ripresa dei contagi a fantomatici comportamenti non virtuosi dei giovani in agosto.

La nostra azione non si è interrotta e finalmente il 30 aprile 2021, a quasi 18 mesi dall'inizio della pandemia, l'Oms riconosce la trasmissione aerea come via di contagio per il Covid 19. Nulla cambia però in Italia. Nessun ingegnere è nel Cts, nessuna azione di mitigazione sull'aerosol è proposta, nessuna comunicazione efficace sul tema viene sviluppata dai tanti virologi/medici che compaiono ancora oggi negli organi di stampa (addirittura, nel maggio 2021 da Genova è stata annunciata una ricerca per dimostrare la non esistenza della trasmissione aerea, una posizione da terrapiattisti dal mio punto di vista).

Quest'anno le autorità sanitarie confidavano nella vaccinazione come soluzione del problema, senza interventi finalizzati alla riduzione del rischio negli ambienti chiusi. La verità è che ancora oggi non controlliamo i contagi a causa della ridotta efficacia dei vaccini nel proteggere dal contagio, la pressione ospedaliera è in aumento, è annunciata una ulteriore ondata con la variante Omicron rispetto alla quale l'efficacia dei vaccini sembra ridursi, è stato prorogato lo stato di emergenza a fine marzo.

La domanda che spesso mi viene rivolta è: perché le autorità sanitarie hanno negato e continuano a trascurare la trasmissione aerea? Senza fare dietrologia, ritengo che la difesa della dottrina imperante (droplet) abbia radici e motivazioni storiche. A fine '800 la teoria dei miasmi fu superata dal contagio di prossimità derivante dalla teoria dei germi di Pasteur, e Flügge e Chapin dimostrarono che i batteri erano in grado di raggiungere distanze di 2 metri da un infetto: il contagio fu associato ai droplet. A nulla è valsa la ricerca di ingegneri e studiosi dell'aerosol iniziata da Wells quasi 100 anni fa, né le misure di aerosol emesso da un soggetto durante l'attività respiratoria cominciate nel lontano 1946, né strumenti attuali che misurano numero e dimensioni di particelle di dimensioni nanometriche.

Tutta la nostra scienza è stata soffocata da un dogma delle nostre autorità sanitarie cristallizzato dalla fine dell'800. E nel nome di questo dogma non abbiamo affrontato i rischi degli ambienti chiusi, il vero tallone d'Achille delle nostre società, là dove trascorriamo il 90% del nostro tempo e avviene la quasi totalità delle infezioni. Siamo in grado di rendere gli ambienti chiusi come ambienti simil-aperti ma questo ci è impedito. Abbiamo forse rivissuto, noi ingegneri, da novelli Galileo Galilei (con le debite proporzioni) tutta la frustrazione del nuotare controcorrente. Ma, con l'ostinazione e le motivazioni di chi si sente supportato dal sapere scientifico, la nostra comunità non ha mai interrotto il tentativo di diffondere e condividere il sapere in questa guerra moderna. Scienza contro dogma: "eppur si trasmette per via aerea...".

Giorgio Buonanno, Università di Cassino e del Lazio Meridionale, Queensland University of Technology, Brisbane, Australia