✕

Il Colle e il ruolo europeo di Draghi

(reuters)

Ascolta l'audio

La missione di accrescere il peso italiano nell'Ue si può tentare da Palazzo Chigi, molto meno dal Quirinale
2 minuti di lettura

Nei giorni natalizi è passato un po' sotto silenzio un riferimento di Putin all'Italia e al ruolo di Draghi nella crisi ucraina. Il presidente del Consiglio aveva elogiato nella conferenza di mercoledì 22 l'atteggiamento "dialogante" del leader russo e aveva detto che l'Unione è spesso troppo debole per essere credibile.

Il giorno dopo Putin è sembrato augurarsi che il premier italiano possa svolgere - se lo vorrà - una mediazione tra Bruxelles e Mosca. Parole cortesi in risposta a parole cortesi. Ma forse qualcosa di più. È opinione diffusa che l'Italia sia oggi in grado di contribuire più di altre capitali a una politica estera dell'Europa. La Germania vive il rodaggio del nuovo cancelliere post-Merkel. La Francia si avvia ai mesi più impegnativi della campagna elettorale per la presidenza della Repubblica. La Gran Bretagna è fuori questione.

Non è la prima volta che si g…

Nei giorni natalizi è passato un po' sotto silenzio un riferimento di Putin all'Italia e al ruolo di Draghi nella crisi ucraina. Il presidente del Consiglio aveva elogiato nella conferenza di mercoledì 22 l'atteggiamento "dialogante" del leader russo e aveva detto che l'Unione è spesso troppo debole per essere credibile.

Il giorno dopo Putin è sembrato augurarsi che il premier italiano possa svolgere - se lo vorrà - una mediazione tra Bruxelles e Mosca. Parole cortesi in risposta a parole cortesi. Ma forse qualcosa di più. È opinione diffusa che l'Italia sia oggi in grado di contribuire più di altre capitali a una politica estera dell'Europa. La Germania vive il rodaggio del nuovo cancelliere post-Merkel. La Francia si avvia ai mesi più impegnativi della campagna elettorale per la presidenza della Repubblica. La Gran Bretagna è fuori questione.

Non è la prima volta che si guarda a un'Italia meno in seconda fila. Senza dubbio le lodi russe vanno prese con la massima cautela, considerando che Putin è abile e ha bisogno di nuovi interlocutori dopo la stagione di Angela Merkel. Tuttavia Draghi sa come muoversi, prova ne sia che sulla crisi all'Est non si è limitato a ricalcare le posizioni americane.

Al contrario, proprio lui di cui sono noti i legami euro-atlantici, ha cercato margini di manovra grazie al suo noto pragmatismo. Il sentiero è stretto, ma se l'ambizione è accrescere il peso italiano in Europa, Draghi è l'uomo adatto. Il punto è che una missione di questa complessità si può tentare da Palazzo Chigi, molto meno dal Quirinale.

È vero che il presidente della Repubblica ha da sempre un droit de regard, un diritto di supervisione sulla politica estera (e militare): prerogativa regia ereditata dalle istituzioni repubblicane e spesso esercitata. Tuttavia una "mediazione" come quella evocata da Putin, ammesso che sia realistica, richiede l'impegno diretto dell'esecutivo e del suo capo. Mal si concilia con le funzioni e i poteri attuali della presidenza.

Ciò riporta la discussione al punto di partenza: se sia auspicabile per l'Italia il passaggio di Draghi al Quirinale ovvero la conferma a Palazzo Chigi. In modo assai opportuno, il premier si è dichiarato "al servizio delle istituzioni", di fatto dicendosi pronto per il Quirinale e peraltro disposto a restare dov'è se i partiti decideranno in tal senso.

In concreto, proprio l'intervento di Putin dimostra che non è vero che "chiunque" può prendere il suo posto alla guida del governo. Un ruolo internazionale può essere svolto dall'ex presidente della Bce, con il suo prestigio, ma non può essere surrogato attraverso una specie di telecomando "da remoto".

In altre parole, Draghi al Quirinale implica una curvatura dei poteri presidenziali, senza la quale egli non sarebbe in grado di agire nel modo incisivo che gli è congeniale. È una novità che dovrebbe essere regolamentata attraverso un intervento costituzionale, altrimenti si rischia una sovrapposizione di funzioni e un ingorgo istituzionale. Specie dopo le elezioni che restituiranno legittimazione popolare ai partiti, vincitori o sconfitti.

Draghi non ha sfidato le forze politiche: le ha anzi incoraggiate a decidere. In effetti un eccesso di esitazione a gennaio rischia di disarticolare quel che resta del sistema. Su questo ha ragione Goffredo Bettini, quando scrive che la politica deve essere capace di un colpo d'ala. Anche nel caso scegliesse Draghi per il Colle.