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Il tempo della chiarezza

(ansa)

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Nella lotta al Covid l'Italia affronta una fase critica nella quale non vanno sbagliate le mosse e la politica non deve deragliare. Draghi avrebbe l'opportunità di fare ancora una volta da apripista lanciando l'obbligo vaccinale per legge
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Stiamo vivendo ore e giorni convulsi nella lotta alla pandemia, tutto sta cambiando in fretta. I primi dati che arrivano dalla Gran Bretagna, dal Sudafrica e dalla Danimarca suggeriscono che, con Omicron, stia diminuendo il rischio di finire in ospedale. Un’eventualità che ormai, nel 70 per cento dei casi, riguarda solo i non vaccinati.

Dati da prendere certamente con le molle, come suggerisce Mike Ryan, l’esperto di emergenza dell’Oms, perché la variante sta circolando soprattutto fra i giovani, il cui sistema immunitario è più forte e più resistente al virus. E tuttavia è legittimo coltivare la speranza che, grazie alla progressiva sostituzione di Delta con Omicron, si stia andando nella direzione di una fine dell’emergenza.

Ma è proprio in questa fase critica che non vanno sbagliate le mosse e che la politica, a cui alla fine spetta l’ultima parola, non deve deragliare. La sensazione invece &egrav…

Stiamo vivendo ore e giorni convulsi nella lotta alla pandemia, tutto sta cambiando in fretta. I primi dati che arrivano dalla Gran Bretagna, dal Sudafrica e dalla Danimarca suggeriscono che, con Omicron, stia diminuendo il rischio di finire in ospedale. Un’eventualità che ormai, nel 70 per cento dei casi, riguarda solo i non vaccinati.

Dati da prendere certamente con le molle, come suggerisce Mike Ryan, l’esperto di emergenza dell’Oms, perché la variante sta circolando soprattutto fra i giovani, il cui sistema immunitario è più forte e più resistente al virus. E tuttavia è legittimo coltivare la speranza che, grazie alla progressiva sostituzione di Delta con Omicron, si stia andando nella direzione di una fine dell’emergenza.

Ma è proprio in questa fase critica che non vanno sbagliate le mosse e che la politica, a cui alla fine spetta l’ultima parola, non deve deragliare. La sensazione invece è che, negli ultimi giorni, il livello di confusione stia aumentando anziché diminuire. Che manchi il coraggio necessario per imporre scelte magari impopolari ma mature, continuando con la politica dei piccoli passi. Inseguendo il virus invece di anticiparlo.

Il caos riguarda tutti e lo scontro sull’estensione del Super Green Pass ne è la riprova: Regioni che procedono in ordine sparso, spaccature tra Regioni e governo e all’interno della stessa maggioranza. È un tutti contro tutti che aumenta il disagio del cittadino, costretto a inseguire un dibattito confuso e contraddittorio. In un affastellarsi di nuove disposizioni — prese una per una anche giuste, ma sempre non definitive — con cadenza settimanale.

A questo punto sarebbe meglio una scelta definitiva, chiara, che possa essere spiegata. Il governatore del Lazio Zingaretti, certo non ostile al Cts, a Draghi o a Speranza, ieri ha invocato giustamente «scelte semplici, con regole comprensibili e realmente attuabili». La più semplice di tutti, arrivati a questo punto, con ancora milioni di persone che sfidano bellamente la sorte (loro e nostra) senza nemmeno una dose, è l’imposizione per legge del vaccino. Due anni fa, al primo apparire dei vaccini a mRna, i critici da social potevano parlare di “sperimentazione”, di un farmaco non testato e quindi non sicuro. Tesi sbagliate già allora, visto che prima di essere introdotto al pubblico il vaccino era stato approvato dagli enti regolatori europei e statunitensi.

Ma dopo oltre 9 miliardi di dosi somministrate in tutto il mondo, nessuno sano di mente può ancora opporsi con la tesi della “sperimentazione”. Il Super Green Pass è stato certamente, ed è ancora, uno strumento utile per dare una spinta “dolce” alle somministrazioni, eppure sembra che ormai si sia arrivati al limite. Con gli ospedali intasati da malati, il personale sanitario allo stremo, le operazioni ordinarie non-Covid lasciate da parte, i servizi pubblici essenziali (a partire dai treni) che iniziano a rarefarsi per le quarantene, è tempo di alzare l’argine delle difese.

Del resto il tabù dell’obbligo non è stato rotto ora, ma cinque anni fa, quando venne imposto per tutti i minori fino ai 16 anni. Merito della ministra Lorenzin, che ebbe il coraggio di sfidare gli (allora) pochi ma agguerriti No Vax prescrivendo dieci vaccinazioni obbligatorie. Con multa fino a 500 euro e mancata iscrizione a scuola per gli inadempienti. Si dice: ma come si fa a imporre l’obbligo? Non si possono mica mandare i Carabinieri a casa di milioni di italiani No Vax. Non ce n’è alcun bisogno.

L’obbligo di legge si impone da solo. Come ha notato ieri sul Foglio il professor Carnevale Maffè, la percentuale di adempienti nelle categorie che già oggi sono sottoposte all’obbligo è altissima, tra il 96 e il 99 per cento. L’1 per cento di No Vax ribelli alla legge non sarebbe più un problema sanitario e lo Stato troverebbe le strade democratiche per sanzionarli. La destra, anche quella di governo, sbraita per chiedere indennizzi statali per gli eventuali danneggiati dai vaccini, ma anche questo è un alibi per non fare la cosa giusta.

La legge 31 luglio 2017 sull’obbligo vaccinale per i minori, facilmente scaricabile dal sito del ministero della Salute, prevede già (art. 5-quater) “indennizzi a favore dei soggetti danneggiati da complicanze irreversibili da vaccinazioni”. Basta fare copia e incolla, non serve una rivoluzione culturale. Per concludere, Draghi avrebbe l’opportunità di fare ancora una volta da apripista lanciando l’obbligo vaccinale per legge.

La strada potrebbe essere quella di un patto sociale che coinvolga da subito anche i sindacati, che per primi hanno indicato questa strada. Un “new deal” vaccinale, fatto di salute, lavoro, ripresa economica, salari. In definitiva, vita. Il Paese capirebbe e si ricucirebbe anche la frattura con le piazze dello sciopero generale.