Scuola, i rischi della ripresa
di Michela Marzano , di Michela MarzanoLa saggezza è flessibile, spiega Aristotele. È duttile e capace di adattarsi a ogni situazione. È la più importante virtù di chi governa: ciò che permette non solo di capire e interpretare i bisogni e i desideri della gente, ma anche di orientarli verso il bene. E allora perché, di fronte a Omicron che corre, il governo sembra immobile? Perché non si adatta e non accetta che il ritorno a scuola possa slittare?
Intendiamoci. Siamo tutti d'accordo sui limiti della Dad, sulla necessità della presenza a scuola, sul fatto che siano stati i più giovani e le più giovani, in questi anni di pandemia, a pagare sulla propria pelle il prezzo più caro della crisi. Nessuno immagina, d'altronde, che si possano riproporre oggi misure come il lockdown, il coprifuoco, lo smart working generalizzato o le lezioni a distanza per mesi e mesi, com'è accaduto un anno fa.
La situazione è completamen…
La saggezza è flessibile, spiega Aristotele. È duttile e capace di adattarsi a ogni situazione. È la più importante virtù di chi governa: ciò che permette non solo di capire e interpretare i bisogni e i desideri della gente, ma anche di orientarli verso il bene. E allora perché, di fronte a Omicron che corre, il governo sembra immobile? Perché non si adatta e non accetta che il ritorno a scuola possa slittare?
Intendiamoci. Siamo tutti d'accordo sui limiti della Dad, sulla necessità della presenza a scuola, sul fatto che siano stati i più giovani e le più giovani, in questi anni di pandemia, a pagare sulla propria pelle il prezzo più caro della crisi. Nessuno immagina, d'altronde, che si possano riproporre oggi misure come il lockdown, il coprifuoco, lo smart working generalizzato o le lezioni a distanza per mesi e mesi, com'è accaduto un anno fa.
La situazione è completamente diversa. Ormai sappiamo che i vaccini evitano, nella stragrande maggioranza dei casi, di ritrovarsi in ospedale, soprattutto dopo la terza dose. Esattamente come sappiamo che Omicron, pur essendo estremamente contagiosa, tende a fermarsi nelle vie aeree superiori senza scendere nei polmoni come le varianti precedenti.
Ma Omicron corre e, in questi ultimi giorni, la crescita dei contagi tra i ragazzi e le ragazze è esponenziale. Ha davvero senso, allora, che il ritorno sui banchi resti previsto per la settimana prossima senza un piano di tracciamento, mettendo in quarantena solo i non vaccinati, e ricorrendo eventualmente a una didattica ibrida?
Abbiamo più volte assistito, nel corso di questi due ultimi anni, a un braccio di ferro tra governo e Regioni sulle chiusure, le quarantene, le mascherine o l'obbligo vaccinale. A più riprese le famiglie si sono trovate stritolate all'interno di un assurdo gioco di ego contrapposti, mentre i giovani hanno dovuto accontentarsi, loro malgrado, del ruolo di semplici comparse. Credo sia giunto il momento di rimettere le famiglie e i giovani al centro della politica, e smetterla di ignorare i loro bisogni.
Certo, a fine gennaio ci saranno le votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, e nessuno sembra disposto a volersi assumere la responsabilità di scelte apparentemente impopolari. Esattamente come in Francia, dove si è già tornati a scuola e in università. Il presidente Macron non ha voluto ritardare la rentrée: non vuole che il Paese si blocchi subito prima delle elezioni presidenziali. E se poi, tra un mese, la Francia si paralizza? Se ogni scuola diventa un cluster? Le aule erano piene solo a metà e molti insegnanti, essendo positivi, non si sono presentati a lezione. E quindi?
La logica politica è utilitarista. Il fine è sempre quello di massimizzare l'utilità generale. Ma come sa bene chiunque si interessi all'etica utilitaristica, un conto sono le conseguenze a corto termine, altro conto sono quelle a medio e lungo termine. Per non parlare poi della necessità, quando si valutano i costi e i benefici delle scelte, di prendere in considerazione ogni eventuale novità: se si resta bloccati sulla base di calcoli resi desueti dai cambiamenti, si rischia solo di schiantarsi.
Proviamo allora a mettere in fila gli elementi in nostro possesso, senza dimenticare l'obiettivo comune, ossia l'apertura in presenza delle scuole. Lo scopo è duplice: "quanto prima" e "fino alla fine dell'anno scolastico".
Sapendo che Omicron si sta diffondendo tra i più giovani, che la terza dose di vaccino evita nella stragrande maggioranza dei casi il ricovero, che il picco dell'epidemia lo si raggiungerà molto probabilmente a fine mese e che, sulla base dei dati inglesi, i contagi diminuiscono dopo il picco, forse il modo migliore per raggiungere l'obiettivo prefisso sarebbe quello di rinviare il ritorno a scuola di almeno un paio di settimane.
Si eviterebbe così di alimentare il panico che già regna nelle famiglie, di ritrovarsi con studenti e allievi senza professori (o viceversa), di organizzare una didattica ibrida che - ormai lo sappiamo bene - non può mai funzionare, di trasformare le scuole in focolai e di doverle richiudere subito dopo averle aperte.
Non sto ovviamente dicendo che la decisione sia facile. Al contrario. Sto solo sommessamente invitando il governo a fare prova di elasticità. E a seguire quindi l'insegnamento aristotelico che fa della saggezza, ossia della capacità di adattarsi alle situazioni, la virtù per eccellenza della buona politica.