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Lotta al Covid, il futuro si gioca in due settimane

Il presidente del Consiglio Mario Draghi 

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La sfida del governo Draghi è chiara: proteggere la fenomenale crescita economica, e con essa il futuro del Paese, dall'imminente picco di contagi
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Due settimane per non far deragliare la locomotiva Italia. La sfida immediata del governo è chiara: proteggere la fenomenale crescita economica, e con essa il futuro del Paese, dall'imminente picco di contagi. Contro la squadra Draghi militano la trasmissibilità della variante Omicron, l'ottusa ostinazione dei No Vax e i conflitti tra i partiti della maggioranza. A favore ci sono una ripresa che continua a sorprendere, il comportamento relativamente benigno di quest'ultima versione del virus e il decisionismo (finora) vincente del premier.

In palio c'è la migliore crescita economica dal boom degli anni '70. Come ha detto il ministro Brunetta, l'Italia continua a tirare e potrebbe finire il 2021 con una crescita al di sopra di quel 6,3% che già aveva fatto gridare al miracolo. Ma vincere questa battaglia porterebbe anche dividendi a lungo termine perché creerebbe le basi per una ristrutturazione di un sistema produttivo, fisca…

Due settimane per non far deragliare la locomotiva Italia. La sfida immediata del governo è chiara: proteggere la fenomenale crescita economica, e con essa il futuro del Paese, dall'imminente picco di contagi. Contro la squadra Draghi militano la trasmissibilità della variante Omicron, l'ottusa ostinazione dei No Vax e i conflitti tra i partiti della maggioranza. A favore ci sono una ripresa che continua a sorprendere, il comportamento relativamente benigno di quest'ultima versione del virus e il decisionismo (finora) vincente del premier.

In palio c'è la migliore crescita economica dal boom degli anni '70. Come ha detto il ministro Brunetta, l'Italia continua a tirare e potrebbe finire il 2021 con una crescita al di sopra di quel 6,3% che già aveva fatto gridare al miracolo. Ma vincere questa battaglia porterebbe anche dividendi a lungo termine perché creerebbe le basi per una ristrutturazione di un sistema produttivo, fiscale e aziendale che in Italia ristagna da decenni.

Questa delicatissima partita si sta giocando su almeno tre campi incrociati. Il primo, e il più importante, è quello sanitario. L'esperienza del Sudafrica suggerisce che Omicron dilaga rapidamente ma si affievolisce con altrettanta velocità. Nel nostro caso, ciò significa tenere duro e preservare la salute della gente e dell'economia per un paio di settimane, contando sul fatto che la curva dei contagi dovrebbe abbassarsi a fine gennaio o ai primi di febbraio. Su questo fronte, la strategia di Draghi è volta a salvaguardare la crescita: tenere aperto il più possibile (comprese scuole, pubblica amministrazione e luoghi di intrattenimento) ma allo stesso tempo indurre lo zoccolo duro dei No Vax a cambiare idea.

La speranza di Palazzo Chigi è che l'imposizione dell'obbligo di Super Green Pass, ottenuto solo attraverso vaccinazione o guarigione, a tutti i luoghi di lavoro convinca quei 2,5 milioni di quarantenni e cinquantenni restii all'immunizzazione a farsi fare la puntura.

Queste signore e signori di mezza età sono un gruppo fondamentale, sia perché sono economicamente attivi, sia perché, a dirla con Nanni Moretti, "fanno cose, vedono gente" più di altri gruppi demografici, contribuendo alla diffusione del virus. Qualche segnale rassicurante già c'è stato, quali i calciatori che si sono vaccinati, seppur maledicendo il sistema, per continuare a giocare.

Ma contare sulla folgorazione collettiva sulla via del centro vaccinale di milioni di persone ha i suoi rischi. Il primo è che l'estensione a tappeto del Super Green Pass possa escludere tantissime persone dalla forza-lavoro proprio perché non si vogliono vaccinare. Aggiunti all'alto numero di contagiati, questi pasdaran del virus diventerebbero un freno economico notevole e aggraverebbero le condizioni già fragili sia di servizi essenziali sia di settori privati.

Il piano B sarebbe, stando alle voci di corridoio, una stretta maggiore sui luoghi pubblici con l'ipotesi della chiusura di cinema, teatri e stadi, più uno smart working capillare nel settore privato (Brunetta ha già espresso la sua opposizione a più lavoro da casa dei dipendenti pubblici). Misure che sarebbero efficaci nel limitare il virus ma avrebbero ripercussioni sull'industria dell'ospitalità e il suo vasto indotto e notevoli problemi di esecuzione perché, per evitare l'odiato lockdown, il governo dovrebbe seguire il modello britannico e limitarsi a "consigliare" alle aziende di tenere i dipendenti a casa.

La vera incognita, però, sono i partiti della maggioranza, le cui priorità, preferenze e posizioni stanno cambiando con una fluidità che sfida le leggi della fisica. Dall'antipatia al Super Green Pass di sezioni della Lega, alla passione per lo smart working favorito dal Movimento 5 Stelle fino ai tanti pesci in barile che dicono una cosa e ne vogliono un'altra, Draghi avrà molto lavoro da fare prima della decisione di mercoledì 5 gennaio.

Forse varrebbe la pena rispolverare uno slogan che il premier conosce bene, e che gli è stato utile in un'altra lotta campale. È venuto il momento di fare "whatever it takes", tutto il possibile, per sconfiggere il virus e continuare a crescere.