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Le tre crepe nella Chiesa

(afp)

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I problemi per Francesco
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Ci sono profonde crepe su tre grandi arcate istituzionali del cattolicesimo: le conferenze episcopali in cui rivivono gli antichi concili provinciali, gli organi attraverso i quali il successore di Pietro esercita il ministero, le chiese locali per le quali il vescovo è costituito vicario di Cristo. Più difficili dei temi della cronachetta chiesastica - fatta di svolte del papa, di nemici del papa, di fatiche del papa - esse segneranno l'agenda della chiesa.

La prima crepa attraversa l'Europa ecclesiastica, ed è paurosa.
La Chiesa di Francia si è incenerita, in un tentativo di restauro maldestro (come Notre Dame...). Aver calcolato statisticamente (sic!) che dal dopoguerra circa 250mila abusi potrebbero essere stati compiuti dal clero cattolico, su 5,5 milioni di casi stimati nel Paese per gli stessi anni, doveva far capire che l'abuso dei bambini è il lato più spietato di una ferocia patriarcale, coperta d'omertà antic…

Ci sono profonde crepe su tre grandi arcate istituzionali del cattolicesimo: le conferenze episcopali in cui rivivono gli antichi concili provinciali, gli organi attraverso i quali il successore di Pietro esercita il ministero, le chiese locali per le quali il vescovo è costituito vicario di Cristo. Più difficili dei temi della cronachetta chiesastica - fatta di svolte del papa, di nemici del papa, di fatiche del papa - esse segneranno l'agenda della chiesa.

La prima crepa attraversa l'Europa ecclesiastica, ed è paurosa.
La Chiesa di Francia si è incenerita, in un tentativo di restauro maldestro (come Notre Dame...). Aver calcolato statisticamente (sic!) che dal dopoguerra circa 250mila abusi potrebbero essere stati compiuti dal clero cattolico, su 5,5 milioni di casi stimati nel Paese per gli stessi anni, doveva far capire che l'abuso dei bambini è il lato più spietato di una ferocia patriarcale, coperta d'omertà antiche e moderne, diffusa in tutti gli strati sociali. E anziché chiedersi quale teologia del maschio e del prete abbia impedito di denunciare o riconoscere quel male, i dati della commissione Sauvé son diventati occasione di vuote espressioni "vergogna", di coretti sulla "tolleranza zero", e di scommesse azzardate sulla possibilità di elevare il sospetto ad esorcismo del demone omertoso.

 

La Chiesa tedesca non sta meglio. Il cammino sinodale, anziché darsi una agenda di penitenza e di unità, ha aperto tensioni interne e fornito a Roma il pretesto per far arrivare moniti o inutili o esasperanti o tutte e due. Così, nel vuoto lasciato da quel gigante teologico e politico come fu il cardinal Lehmann, col primo governo federale composto tutto di atei, il polmone intellettuale della chiesa si esprime con coup de theatre come le (finte) dimissioni del cardinale Marx o i deliri (veri) del cardinale Müller.
La Chiesa polacca perde fedeli e credibilità da tutti i lati: prelati che si sentivano intoccabili sono crollati sotto i colpi di due film dei fratelli Sekielski sugli abusi. Ma i superstiti del repulisti post-wojtyliano sono invasati antieuropei che esaltano la "continuità biologica" delle nazioni e che definiscono le destre polacche, omofobe, e antimigranti, "una benedizione di Dio", e danno il la ai vescovi degradatisi a cappellani delle democrature mitteleuropee.


Così che la Chiesa italiana - che ha decine di vescovi dediti full time a denigrare chi sta sulle sedi dove si vedevano o sedevano loro - è l'unica che abbia ancora una sua corporeità: e, se non riduce il sinodo a uno riunionificio, potrebbe forse resistere alle pulsioni autodistruttive e alle seduzioni fasciste (forse).
La seconda crepa è nella curia. Essa attende la promulgazione di una riforma che, al netto della bolla che la precede, merita il giudizio severissimo con cui Eugenio Corecco seppellì la precedente: "senza un'anima ecclesiologica" e dunque incapace di contenere prepotenze e insufficienze. Attende che si fermi il sistema di ispezioni che azionano purghe dove ci potrebbe essere solo danno erariale. E attende l'esito del processo al cardinal Becciu, in certo modo finito quando il papa ha dovuto fare quattro leggi ad hoc per continuarlo: d'altronde l'illusione di produrre "più" giustizia mettendo il procuratore di Mafia Capitale presidente del tribunale e un avvocato difensore di quel processo a sostenere l'accusa con interrogatori di testi ricattabili, è cosa che ha suscitato meraviglia in tutte le cancellerie del mondo.


La terza crepa è la più sottile, ma la più grave e tocca la dottrina dell'episcopato. Il Vaticano II insegna (infallibilmente) che ogni vescovo diventa successore degli apostoli per la consacrazione che riceve e non per il mandato che il papa gli dà. Oggi quella dottrina non è contestata: è sbiadita.
Esemplare la vicenda di monsignor Aupetit, ex arcivescovo di Parigi: una volta scoperti i trastulli amorosi del suo passato, non s'è dimesso dicendo che uno che ha tacitato ciò che la coscienza gli rimproverava non può insegnare la libertà cristiana. Ha "rimesso il mandato al papa", come fosse un prefetto. E il papa, anziché deporlo per pusillanimità, ha accettato le dimissioni dicendo però che lo faceva "sull'altare dell'ipocrisia": perché vedeva in quella vicenda l'esito di un "chiacchiericcio" più potente della verità. Episodio non unico, ma emblematico di una riduzione e autoriduzione dei vescovi a funzionari della giustizia papale con conseguenze incalcolabili, perché è "turpe assioma", avrebbe detto Pio IX, pensare così la Chiesa.


Tre crepe nessuna delle quali si aggiusta a martellate. Per curarle serve passione per l'unità (dei cattolici, dei cristiani, di tutti) di cui la sinodalità è matrice. E prima si capisce che la sinodalità non è indeterminatezza, ma comunione, meglio è.