Qualcosa sta avvenendo sotto i nostri occhi, ma nessuno sembra farci caso, come fosse un evento ineluttabile. Cerco di arrivarci pensando a come sarà la nostra vita quando non avremo più paura di stare insieme. Quando succederà, lavoreremo in contatto diretto, fisico, condivideremo i pasti, le sigarette proibite con i colleghi, il caffè al bar, le riunioni, le perdite di tempo, le risate, le accelerazioni prima delle consegne, le nostre idee si incroceranno nell'aria satura dei nostri fiati liberi. Riempiremo i cinema, i teatri semivuoti. Ci fermeremo a discuterne, a litigare e i ragazzi useranno le sale per innamorarsi e baciarsi. E faremo la fila per andare a vedere l'ultimo film di, l'ultimo spettacolo di, perché conterà moltissimo per ognuno di noi sapere chi l'ha creato, chi ci ha lavorato, chi l'ha prodotto. Scusate se mi attardo qualche attimo di più proprio su questo, è il mio mestiere. Le sale e i tea…
Qualcosa sta avvenendo sotto i nostri occhi, ma nessuno sembra farci caso, come fosse un evento ineluttabile. Cerco di arrivarci pensando a come sarà la nostra vita quando non avremo più paura di stare insieme. Quando succederà, lavoreremo in contatto diretto, fisico, condivideremo i pasti, le sigarette proibite con i colleghi, il caffè al bar, le riunioni, le perdite di tempo, le risate, le accelerazioni prima delle consegne, le nostre idee si incroceranno nell'aria satura dei nostri fiati liberi. Riempiremo i cinema, i teatri semivuoti. Ci fermeremo a discuterne, a litigare e i ragazzi useranno le sale per innamorarsi e baciarsi. E faremo la fila per andare a vedere l'ultimo film di, l'ultimo spettacolo di, perché conterà moltissimo per ognuno di noi sapere chi l'ha creato, chi ci ha lavorato, chi l'ha prodotto. Scusate se mi attardo qualche attimo di più proprio su questo, è il mio mestiere. Le sale e i teatri saranno tirati a nuovo, splendenti. D'altronde come dubitarne, in Italia sono nati Eduardo, Verdi, Fellini e noi siamo ciò che di noi riusciamo a rappresentare.
Vivere in un Paese senza teatri e senza sale cinematografiche non si può neanche immaginare. E infatti non accadrà. Non saremo mai costretti a restare a casa tutte le sere o a uscire solo per andare a mangiare. Ci piace andare al ristorante, ma non ci può bastare. O forse sì? Forse invece è quello che sta avvenendo, non ce ne importa più niente di uscire e dentro le nostre mura abbiamo tutto, siamo soddisfatti. Schermi giganti, divani, musica, balletto, opera, cinema, teatro, cosa vogliamo di più? Perché desiderare altro? Tanto ormai è così, una tendenza naturale, planetaria, non c'è nulla da fare, dicono. Lo spettacolo collettivo finirà. Vorrei ricordare, a chi lo ha dimenticato, che proprio prima della pandemia il cinema e il teatro andavano molto bene. Nel 2019 c'erano all'incirca tremilatrecento sale rimaste in Italia e cento milioni di spettatori. Nello spettacolo dal vivo, nello stesso periodo, erano ventiquattro milioni gli spettatori. In quegli anni avremmo dovuto attrezzarci per la trasformazione e un cambiamento che sono connaturati allo spettacolo, che cerca per natura il nuovo, e che aveva già la concorrenza naturale di altri modi di vedere un film, uno spettacolo. Allora non abbiamo fatto molto. Chiudevano le sale nei centri delle città, alcune restavano serrate, senza destinazione, con la vecchia locandina dietro il vetro annerito dalla polvere. O con il titolo dell'ultimo film sulla facciata, come nella sala chiusa del mio quartiere, dove è ancora esposto il titolo dell'ultimo film di Gabriele Muccino, Gli anni più belli, che ormai mi sembra si riferisca alla nostra vita di prima, quando non sapevamo di essere più o meno felici. Ora ci dicono che è troppo tardi e che andrà così. Vogliamo questo?
Pensiamoci un attimo prima che le luci della ribalta si spengano. Mettiamoci insieme e decidiamo, è quello che vogliamo? Città vuote, senza pubblico, senza code o per occasionali super spettacoli, senza passioni. Il trionfo della casa. In un film molto famoso, dopo l'ultimo spettacolo un attore chiedeva un dibattito. Dalla sala urlava la voce del protagonista: no! Il dibattito no! Io invece oggi lo invoco un dibattito prima dell'ultimo spettacolo. Almeno un dibattito per favore.