Il conflitto a cui stiamo assistendo ha una doppia dimensione, orizzontale e verticale. Ed entrambe possono influenzarsi.
Il conflitto a cui stiamo assistendo ha una doppia dimensione, orizzontale e verticale. Ed entrambe possono influenzarsi.
L'altra dimensione dello scontro, quella verticale, è tra Roma e le Regioni. Il terreno della battaglia è la scuola ed è interessante notare che, su questo piano, non ci sono distinzioni fra governatori di destra e di sinistra. Tutti, più o meno intensamente, pensano sia un errore riaprire il 10 gennaio. Con una battuta che circola nelle stanze del governo: i governatori preferiscono chiudere le scuole e tenere aperti i ristoranti.
Al contrario, il presidente del Consiglio appare irremovibile sulla scuola in presenza, incontrando la sensibilità della maggioranza dei genitori contrari alla didattica a distanza.
Dunque, qualsiasi cosa deciderà, qualsiasi strada sceglierà di percorrere sui vari dossier aperti, Draghi inevitabilmente dovrà scontentare qualcuno. Ma, a differenza di prima, gli sconfitti avranno subito a disposizione una potente arma di rivalsa nel voto segreto per il Quirinale. E stavolta anche le Regioni saranno della partita, con i loro 58 grandi elettori. Per il premier si tratta di un passaggio stretto. Prevarrà il metodo decisionista adottato in molti frangenti in questi 11 mesi? Oppure Draghi, come diceva di sé Berlusconi, saprà farsi "concavo e convesso" per cercare una mediazione a tutti i costi? La giornata che affrontiamo ci darà molte risposte. Ma appare sempre più evidente che "l'agente Covid" impatterà in maniera anche più pesante del previsto sul Colle. Anche perché le previsioni indicano proprio nei prossimi quindici giorni, ovvero a ridosso del fatidico 24 gennaio, il picco dell'ondata invernale. Le scelte o le non-scelte del Consiglio dei ministri determineranno i numeri dei contagiati delle prossime settimane. E questi numeri, a loro volta, diranno se l'emergenza sarà ancora così grave da impedire al premier di lasciare il fronte più esposto della guerra.
Il bivio è chiaro. Se Draghi andrà allo scontro con i partiti più "lassisti" sul virus eviterà molti contagi ma, forse, si giocherà i voti per l'elezione al Quirinale. Se, al contrario, si mostrerà più accondiscendente, la curva degli ammalati scenderà più lentamente. E tuttavia, con gli ospedali pieni e la variante fuori controllo, come potrà abbandonare palazzo Chigi? E' un dilemma del diavolo. E la scelta dovrà essere presa oggi.