✕

Quirinale, il fronte dei sabotatori

Ascolta l'audio

La frattura nella maggioranza
2 minuti di lettura

Nella guerriglia tattica che precede l'elezione del nuovo presidente della Repubblica tutti sono soliti dissimulare interessi particolari e strategie di parte dietro formule alte, generali e pensose. Sono le regole del gioco. C'è però, in questa edizione speciale del risiko Quirinale 2022, almeno una posizione la cui logica non regge nemmeno al più superficiale degli esami: quella di chi invoca stabilità e continuità dell'azione di governo - ovviamente con l'obiettivo di motivare l'ostilità all'elezione di Mario Draghi al Quirinale - e intanto lavora a sabotare l'una e l'altra.
Non sarebbe consentito, insomma, fare come la Lega, che ieri è stato il principale ostacolo all'introduzione del Super Green Pass per tutti i lavoratori, costringendo Draghi a ripiegare su un provvedimento comunque radicale, che istituisce l'obbligo vaccinale per chi ha più di 50 anni, ma meno esteso di quello che il…

Nella guerriglia tattica che precede l'elezione del nuovo presidente della Repubblica tutti sono soliti dissimulare interessi particolari e strategie di parte dietro formule alte, generali e pensose. Sono le regole del gioco. C'è però, in questa edizione speciale del risiko Quirinale 2022, almeno una posizione la cui logica non regge nemmeno al più superficiale degli esami: quella di chi invoca stabilità e continuità dell'azione di governo - ovviamente con l'obiettivo di motivare l'ostilità all'elezione di Mario Draghi al Quirinale - e intanto lavora a sabotare l'una e l'altra.
Non sarebbe consentito, insomma, fare come la Lega, che ieri è stato il principale ostacolo all'introduzione del Super Green Pass per tutti i lavoratori, costringendo Draghi a ripiegare su un provvedimento comunque radicale, che istituisce l'obbligo vaccinale per chi ha più di 50 anni, ma meno esteso di quello che il presidente del Consiglio aveva in testa e, soprattutto, di quello che richiederebbe una situazione dove i contagi quotidiani si contano ormai in centinaia di migliaia al giorno e i morti sono di nuovo molti. Numeri dietro i quali ci sono persone, famiglie in lacrime, perdite. La Lega è riuscita anche a fermare il varo del Super Green Pass per alcune categorie commerciali e di servizi alla persona, fornendo di fatto l'ennesima scappatoia a quella minoranza di lavoratori e di cittadini che si sottrae alla vaccinazione, molti dei quali hanno fin qui sfidato il governo a optare per l'obbligo, accusandolo di ipocrisia e mancanza di coraggio, salvo cercare nuove scuse ora che l'esecutivo si è risolto a farlo.


Mentre in Francia il presidente Emmanuel Macron annuncia di voler rendere difficile la vita ai No Vax (ma il termine originale francese è ben più ruspante), noi abbiamo invece in Matteo Salvini (e in Giorgia Meloni all'opposizione) il più solerte tutore all'interno della maggioranza di governo delle argomentazioni, degli alibi e talvolta anche dei deliri di chi proprio non vuol saperne di vaccinarsi. Anche se ieri, e non è un dettaglio, ad alzare le barricate leghiste sull'obbligo vaccinale è stato il ministro Giancarlo Giorgetti, in teoria il più draghiano e anche il più orientato a favorire il trasferimento del premier da Palazzo Chigi al Colle, che a sua volta ha lasciato la palla al collega Massimo Garavaglia. Di questi tempi, del resto, non è mai troppo chiaro chi rappresenti davvero la linea della Lega, se il suo leader ufficiale, il suo ex numero due e oggi principale oppositore interno oppure i governatori delle Regioni come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, da tempo decisamente più vicini alle posizioni di Roberto Speranza che a quelle del folcloristico Borghi (le cui imbarazzanti sparate No Vax non sono mai state sconfessate dai vertici del partito).
L'unanimità con cui le nuove misure sono uscite dal Consiglio dei ministri non può illudere nessuno. Non è realistico pensare che il governo possa affrontare il suo ultimo anno di vita, e questa nuova fiammata del virus, in condizioni come queste o addirittura peggiorate dalle possibili spaccature nel voto per il Quirinale (spaccature che, su questo Draghi è stato chiaro in pubblico, sarebbero esiziali per l'esecutivo se dovessero frantumare l'attuale maggioranza).


Il Covid cambia ma non sparisce, in compenso la politica si affaccia alla fase decisiva poco cambiata, cioè con un livello di confusione in linea con quello esibito nel corso di tutta questa strampalata e speriamo irripetibile legislatura. Si tratta di mettere in sicurezza le istituzioni e non perdere colpi nella lotta alla pandemia, due obiettivi correlati. Ma per molti partiti il termine più corretto è ingarbugliati. Solo un esempio: il partito di maggioranza relativa, il Movimento 5 Stelle, ha un leader che ha annunciato di lavorare per una donna al Colle e gruppi parlamentari che si sono espressi a stragrande maggioranza per il Mattarella bis. Certo, non c'entra con i contagi e le difficoltà nelle misure anti-Covid. Ma forse un po' anche sì.