Scuola, quei bambini spariti di nuovo
di Viola Ardone , di Viola ArdoneSono spariti di nuovo. I bambini della Campania, dalla materna alla secondaria di primo grado, da lunedì 10 gennaio e fino alla fine del mese (se non ci saranno proroghe), saranno privati di uno dei loro diritti più importanti, quello all'istruzione. E insieme a loro uno dei genitori (leggi in prevalenza: madri) dovrà rinunciare all'attività lavorativa, chiedere aspettativa, darsi malata, accalappiare una baby sitter last minute, fare salti mortali tra nonni, amici e parenti per non perdere il posto.
Spiace, come le altre volte. Ma questa volta di più. Spiace in primo luogo che il dibattito sulla scuola venga inaugurato il giorno prima del ritorno a scuola. Rattrista che dopo due anni di emergenza la risposta della politica sia ancora la stessa, l'unica. Addolora che i bambini della Campania, che ha numeri da zona bianca, molto inferiori ad altre regioni, debbano vivere una nuova segregazione, come se la Campania fosse un'eccezione n…
Sono spariti di nuovo. I bambini della Campania, dalla materna alla secondaria di primo grado, da lunedì 10 gennaio e fino alla fine del mese (se non ci saranno proroghe), saranno privati di uno dei loro diritti più importanti, quello all'istruzione. E insieme a loro uno dei genitori (leggi in prevalenza: madri) dovrà rinunciare all'attività lavorativa, chiedere aspettativa, darsi malata, accalappiare una baby sitter last minute, fare salti mortali tra nonni, amici e parenti per non perdere il posto.
Spiace, come le altre volte. Ma questa volta di più. Spiace in primo luogo che il dibattito sulla scuola venga inaugurato il giorno prima del ritorno a scuola. Rattrista che dopo due anni di emergenza la risposta della politica sia ancora la stessa, l'unica. Addolora che i bambini della Campania, che ha numeri da zona bianca, molto inferiori ad altre regioni, debbano vivere una nuova segregazione, come se la Campania fosse un'eccezione nel panorama nazionale, come se godesse di uno stato emergenziale perpetuo e di una sua propria normativa che non si cura e non si confronta con quella dello Stato.
Gli studenti campani hanno già pagato un prezzo molto alto: sono stati quelli che negli ultimi due anni hanno potuto frequentare meno giorni in presenza, e i dati Invalsi dello scorso anno hanno documentato in maniera impietosa la catastrofe culturale che ne è derivata. Ma l'esperienza evidentemente non insegna, e anche stavolta saranno i bambini a farsi da parte, quelli che non hanno voce per farsi sentire, che non hanno rappresentanza per contrattare e che non hanno diritto di voto per scegliere da chi farsi governare. È una soluzione comoda, forse, ma fallimentare perché stiamo consegnando un messaggio sbagliato agli adulti del futuro.
Stiamo insegnando ai bambini di Avellino, Benevento, Caserta, Salerno e Napoli che in questa strana e inaspettata fase della pandemia, in cui il virus pare essersi fatto più largo ma un po' meno cattivo (almeno per i vaccinati), potranno fare sport, lezioni di catechismo, di musica, andare al cinema, al ristorante, al bowling, a messa la domenica, a mangiare al McDonald's, allo stadio... ma non entrare nella loro classe, protetti dalla mascherina a fare lezione con i loro insegnanti regolarmente trivaccinati.
Stiamo insegnando che se i contagi sono aumentati (nel periodo in cui tra l'altro le scuole erano chiuse) bisogna sacrificare il sacrificabile, gettare a mare la zavorra. E la zavorra è la scuola. Sono anni, d'altra parte, che la scuola sembra essere diventata la zavorra di questo Paese - pochi fondi, pochissimo rilievo, scarsissima attenzione - ma, quando il gioco si fa serio, cade anche l'ultima foglia di fico e la verità appare in tutta la sua crudezza: la scuola non serve ed è la prima a chiudere.
Una volta, in caso di pericolo, qualcuno gridava: prima le donne e i bambini. Pare che oggi il trend sia cambiato. In Campania, terra di eccezioni, le donne vengono per ultime e i bambini... spariscono.