✕

L'Europa e la lotta alla psicosi da Covid

Madrid, la festa per l'Epifania (reuters)
I governi, che nel 2020 si dovettero prodigare per spiegare la gravità della crisi e far accettare decisioni drastiche come le chiusure, oggi si confrontano con il problema opposto: salvaguardare quel poco di fiducia e di "normalità" che la campagna vaccinale consente
2 minuti di lettura

Arrivata alla soglia del picco massimo di contagi, l'Europa rivede i conti del Covid e si prepara a cambiare strategia. Il numero dei malati è altissimo: nessun Paese è più davvero in grado di tracciare la diffusione del virus. Tuttavia, grazie ai vaccini, le vittime sono meno di quelle dello scorso anno.

Negli ospedali le situazioni di emergenza sono dovute, quando ci sono, alle numerose assenze del personale sanitario, falcidiato dall'infezione nel periodo di Capodanno: una crisi che dovrebbe essere superata in tempi relativamente brevi, prima ancora che la curva dell'epidemia inizi la naturale parabola discendente.

L'affollamento dei reparti di cure intensive è causato dalla presenza di pazienti non vaccinati che sono una esigua minoranza della popolazione, ma rappresentano la schiacciante maggioranza dei casi clinici più gravi. L'estensione dell'obbligo vaccinale appare come l'unica soluzione per arginare una emergen…

Arrivata alla soglia del picco massimo di contagi, l'Europa rivede i conti del Covid e si prepara a cambiare strategia. Il numero dei malati è altissimo: nessun Paese è più davvero in grado di tracciare la diffusione del virus. Tuttavia, grazie ai vaccini, le vittime sono meno di quelle dello scorso anno.

Negli ospedali le situazioni di emergenza sono dovute, quando ci sono, alle numerose assenze del personale sanitario, falcidiato dall'infezione nel periodo di Capodanno: una crisi che dovrebbe essere superata in tempi relativamente brevi, prima ancora che la curva dell'epidemia inizi la naturale parabola discendente.

L'affollamento dei reparti di cure intensive è causato dalla presenza di pazienti non vaccinati che sono una esigua minoranza della popolazione, ma rappresentano la schiacciante maggioranza dei casi clinici più gravi. L'estensione dell'obbligo vaccinale appare come l'unica soluzione per arginare una emergenza che comunque non è grave come l'anno scorso.

Tuttavia, anche per effetto di valutazioni discordanti che arrivano dal mondo della scienza, l'opinione pubblica fatica ad adeguarsi a questa nuova situazione. Permane uno stato d'animo di fortissima angoscia che sta frenando la ripresa delle attività dopo la pausa natalizia, come si è visto in Italia per le polemiche sulla riapertura delle scuole, dove le assenze degli alunni sono state molto più alte di quelle degli insegnanti.

Ecco perché i governi, che nel 2020 si dovettero prodigare per spiegare la gravità della crisi e far accettare decisioni drastiche e dolorose come le chiusure e le limitazioni delle libertà personali, oggi si confrontano con il problema opposto: salvaguardare quel poco di fiducia e di sia pure anomala "normalità" che la campagna vaccinale consente.

Non è, e non vuole essere, un liberi tutti: questo è chiaro. Ma si sente la necessità di una normalizzazione dell'emergenza per contenere quanto più possibile le conseguenze socialmente eversive ed economicamente disastrose della pandemia. Mario Draghi lo ha detto con parole chiare: "Vogliamo essere cauti, molto cauti, ma anche cercare di minimizzare gli effetti economici e sociali, specialmente sui giovani".

Le parole del premier italiano riecheggiano quelle del suo collega spagnolo, Pedro Sánchez: "Abbiamo le condizioni per aprire, gradualmente e con cautela, il dibattito a livello tecnico ed europeo per iniziare a valutare l'evoluzione di questa malattia con parametri diversi da quelli che abbiamo fino ad ora". Una frase che conferma le anticipazioni del Paìs, secondo cui il governo di Madrid si sta preparando a gestire il Covid come qualsiasi altra infezione respiratoria, alleggerendo per i vaccinati gli obblighi di tamponi e le consegne di quarantena. Un clima simile si inizia a respirare anche in altri Paesi europei, a cominciare dalla Francia. Se il Covid è certamente una minaccia, la psicosi da Covid può rappresentare un rischio sociale non meno grave.

È questa, dunque, la riflessione che si sta facendo strada in Europa. Se tutti fossero vaccinati, e se si continuasse a rispettare le regole basilari di igiene e prevenzione come il distanziamento e l'uso delle mascherine, l'epidemia non scomparirebbe, ma sarebbe sicuramente più gestibile in un quadro di ritrovata normalità. La prospettiva che si comincia a intravedere, con un paradosso solo apparente, aumenta la pressione per allargare ancora di più la copertura vaccinale.

Il vaccino non è più solo uno strumento efficace per combattere il Covid, ma diventa anche l'arma risolutiva per vincere la psicosi della malattia e consentire a tutti di riappropriarsi della propria vita a scuola, sul lavoro, nel tempo libero. Se anche non riuscirà a liberarsi del virus in un prevedibile futuro, l'Europa cerca di uscire dall'incubo che il Covid ha generato. Con prudenza, come sottolineano tutti, ma anche con un pizzico di fiducia.