Occidente-Russia: il dialogo con Putin non sarà una Yalta 2
di Marta Dassù , di Marta DassùSi apre una settimana decisiva nei rapporti fra Occidente e Russia. Il calendario parla da sé. A un mese circa dall'ultimo vertice virtuale fra Vladimir Putin e Joe Biden, le delegazioni del governo russo e americano si incontrano lunedì 10 gennaio a Ginevra. Mercoledì 13 si terrà il Consiglio Nato-Russia, che non si riuniva dall'estate del 2019. E poi sarà la volta dell'Osce, organizzazione pletorica che include però anche l'Ucraina, Paese chiave nel confronto in atto sulle linee rosse della sicurezza europea.
Il dialogo bilaterale con Washington è ciò che interessa realmente a Putin, che ha rese pubbliche nel dicembre 2021 le sue proposte per un doppio trattato, con gli Stati Uniti e con la Nato. Il leader del Cremlino si è mosso per primo con un mix classico di strumenti. Da una parte la deterrenza militare, con più di centomila truppe a poche decine di chilometri dal confine ucraino e solo in pa…
Si apre una settimana decisiva nei rapporti fra Occidente e Russia. Il calendario parla da sé. A un mese circa dall'ultimo vertice virtuale fra Vladimir Putin e Joe Biden, le delegazioni del governo russo e americano si incontrano lunedì 10 gennaio a Ginevra. Mercoledì 13 si terrà il Consiglio Nato-Russia, che non si riuniva dall'estate del 2019. E poi sarà la volta dell'Osce, organizzazione pletorica che include però anche l'Ucraina, Paese chiave nel confronto in atto sulle linee rosse della sicurezza europea.
Il dialogo bilaterale con Washington è ciò che interessa realmente a Putin, che ha rese pubbliche nel dicembre 2021 le sue proposte per un doppio trattato, con gli Stati Uniti e con la Nato. Il leader del Cremlino si è mosso per primo con un mix classico di strumenti. Da una parte la deterrenza militare, con più di centomila truppe a poche decine di chilometri dal confine ucraino e solo in parte smobilitate. Poi l'offerta di un pacchetto negoziale. Se Putin ha così ottenuto da Biden lo status di interlocutore primario, il cuore del problema non cambia: le proposte di Mosca non sono accettabili, né per gli Stati Uniti, né per la Nato, né per gli europei nel loro insieme, per quanto divisi possano essere sulla gestione del problema Russia.
Putin, che come noto ha definito il crollo dell'Urss "la catastrofe geopolitica del XX secolo", sembra volere riannodare il filo della storia. Punta al riconoscimento di una sfera di influenza della Russia, con una sorta di Yalta 2, che in qualche modo ripari la sconfitta nella Guerra fredda, tolga dal tavolo ulteriori allargamenti della Nato (Ucraina e Georgia) e precluda lo spiegamento militare della Nato a Est: uno spiegamento che è diventato significativo, a differenza di quanto sostiene il Cremlino, solo dopo l'annessione della Crimea da parte di Mosca.
Fyodor Lukyanov, brillante analista russo, ha scritto che Putin è in realtà pienamente consapevole che rovesciare l'esito della Guerra fredda non sarà possibile. Ma vuole ottenere nuove garanzie di sicurezza ai propri confini. Per ragioni, aggiungiamo noi, non solo esterne ma interne - l'ossessione di un contagio democratico a partire dalle aree ex-sovietiche. Per questo, e non solo per motivi storici (Kiev come madre della patria russa) l'Ucraina è una posta in gioco così rilevante.
Un'escalation militare in Ucraina non rientra d'altra parte negli interessi prioritari di Mosca, che pagherebbe il prezzo già minacciato da Washington e che si trova di fronte a una crisi in Kazakistan che distoglie energie e risorse militari in un momento delicato. Un fronte forse troppo vasto - Ucraina, Bielorussia, Kazakistan - anche per il nuovo zar della Russia. Sedendosi al tavolo di una partita a scacchi delicata, americani ed europei non devono compiere l'errore di sopravvalutare il rivale, quali che siano le "risposte militari e tecniche" unilaterali già annunciate da Putin in caso di mancato accordo.
La percezione di Mosca, d'altra parte, è che il momento sia favorevole per una trattativa con Washington: un'America concentrata sulla priorità della competizione strategica con la Cina ha interesse a una relazione più stabile con la Russia, che Biden potrebbe forse gestire più razionalmente di Trump. Un accordo con Putin sulla sicurezza europea permetterebbe agli Stati Uniti di concentrarsi sulla regione indo-pacifica e di "staccare" Mosca da un abbraccio troppo stretto con Pechino. La Russia nutre insomma la speranza che l'Amministrazione americana, guidata da un presidente che avrà un solo mandato e sommersa da guai interni, sia disposta a compromessi. L'Europa, consultata da Biden, è data per scontata.
In realtà, trovare punti di accordo non sarà facile. A che condizioni? Per gli Stati Uniti e l'Europa si tratta di stabilire un equilibrio fra principi da difendere, inclusa la libertà dei Paesi democratici di scegliere le proprie alleanze, e l'interesse a evitare nuove guerre alla periferia del Vecchio Continente. E si tratta di combinare alla deterrenza militare della Russia, che la Nato considera il principale rivale da contenere, un dialogo possibile e necessario su un assetto della sicurezza europea che è nel frattempo crollato, inclusi i vecchi trattati sul controllo degli armamenti (nucleari e convenzionali) e le misure di fiducia. Si può cercare su questo, e sulle nuove minacce ibride, un possibile spazio negoziale: uno spazio alla Helsinki (la conferenza del 1975 sulla sicurezza europea) come scrive l'ex ambasciatore americano alla Nato, Ivo Daalder, su Foreign Affairs. Al contrario, gli Stati Uniti e l'Europa non possono certo mettere in discussione la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina, anche se per un tempo imprecisato è probabile che prevalga nei fatti una situazione di tipo finlandese (porta aperta ma senza ingresso).
La prospettiva, quindi, non è la Yalta 2 cui sembra aspirare Putin. Potrebbe essere forse — ma è un grande forse — l'avvio di un dialogo alla Helsinki 2 sulla sicurezza europea: principi, regole, misure di fiducia, combinati a un rilancio del controllo degli armamenti e alla conferma del contenimento militare della Russia. Se i Paesi europei si muoveranno in tale direzione ai tavoli internazionali di questa settimana, il loro peso diventerà importante invece che marginale.