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Il peso del dopo condiziona Draghi

Il presidente del Consiglio Mario Draghi (ansa)
Non c'è al momento alcun indizio di un accordo, cioè quale governo, quale maggioranza, quale premier. Questo è il punto cruciale che blocca l'attuale presidente del Consiglio. Ma che lo obbligherà a prendere comunque un'iniziativa per rimettere insieme la coalizione, una volta dissolte le nebbie sul Colle
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Con l'istinto teatrale di cui ha dato varie prove in un quarto di secolo, Silvio Berlusconi ha trovato modo di sovrapporsi a Draghi. Così, mentre tutta l'attenzione mediatica era per Palazzo Chigi, nella vana attesa di novità in tema di Quirinale da parte del presidente del Consiglio, il candidato del centrodestra annunciava che Forza Italia non sosterrà altri governi dopo l'attuale. Quindi, se il premier viene eletto alla presidenza, i parlamentari - gli stessi che dovrebbero votarlo - devono aspettarsi le elezioni anticipate.

È l'evidente tentativo di Berlusconi, forse l'estremo, per chiudere i cancelli del recinto e impedire che i suoi grandi elettori sfuggano come le sardine dalla rete che si stringe. Dimostra, certo, quanto sia scarsa la fiducia che l'anziano leader nutre nei confronti del gruppone che dovrebbe sostenerlo. Ma non è questo il punto. Ai fini della conquista del Quirinale, rivela la debolezza berlusconiana.…

Con l'istinto teatrale di cui ha dato varie prove in un quarto di secolo, Silvio Berlusconi ha trovato modo di sovrapporsi a Draghi. Così, mentre tutta l'attenzione mediatica era per Palazzo Chigi, nella vana attesa di novità in tema di Quirinale da parte del presidente del Consiglio, il candidato del centrodestra annunciava che Forza Italia non sosterrà altri governi dopo l'attuale. Quindi, se il premier viene eletto alla presidenza, i parlamentari - gli stessi che dovrebbero votarlo - devono aspettarsi le elezioni anticipate.

È l'evidente tentativo di Berlusconi, forse l'estremo, per chiudere i cancelli del recinto e impedire che i suoi grandi elettori sfuggano come le sardine dalla rete che si stringe. Dimostra, certo, quanto sia scarsa la fiducia che l'anziano leader nutre nei confronti del gruppone che dovrebbe sostenerlo. Ma non è questo il punto. Ai fini della conquista del Quirinale, rivela la debolezza berlusconiana.

Tuttavia la mossa ha un peso da non sottovalutare se si tratta d'imbrigliare Draghi alla guida del governo e rendere ancora più complicato di quanto già sia il suo cammino verso il Colle.

Berlusconi in sostanza ha smentito le voci che lo vorrebbero disponibile a restare nella maggioranza insieme al centrosinistra qualora Salvini guadagnasse le sponde dell'opposizione.

È lo schema noto sui giornali come "maggioranza Ursula", destinato a prender forma nel caso in cui a Draghi si aprissero, appunto, le porte del Quirinale. Berlusconi sta dicendo che non c'è niente di vero e che egli intende mantenere compatto il centrodestra. Se Draghi se ne va da Palazzo Chigi, la legislatura finisce ovvero entra in una crisi imprevedibile.

Sono solo parole? In effetti, i giochi tattici la fanno da padrone in questi giorni e sarà così fino al 24 gennaio, forse oltre. Eppure si deve notare che il fondatore di Forza Italia e il capo della Lega stanno usando quasi gli stessi argomenti: né l'uno né l'altro sembrano disposti ad assecondare Draghi nel percorso verso il vertice istituzionale. Chi si attendeva il colpo di scena, ossia un'investitura da parte di Berlusconi o di Salvini, meglio ancora di entrambi, non può che essere deluso.

La scena può sempre cambiare, ovvio, ma non subito e non necessariamente a favore di Draghi. Il risentimento è cresciuto troppo, in parallelo al lievitare dell'ambizione berlusconiana, e fatti nuovi non sono prevedibili prima che si cominci a votare. Dopodiché vedremo chi avrà in mano il bandolo della matassa.

Draghi ha scelto toni netti e chiari parlando della scuola e molto prudenti nel resto della conferenza stampa (si è persino scusato per aver sottovalutato l'importanza di una buona comunicazione la sera dell'ultimo decreto).

Tale prudenza lo ha indotto a usare e invocare l'unità del Paese e delle forze politiche contro la pandemia, ma anche a essere evasivo sulle domande politiche. Del resto, aveva escluso fin all'inizio la questione Quirinale. Il che suscita qualche perplessità perché è evidente, come si è notato, che il problema del governo è già aperto ed è connesso all'elezione presidenziale.

Non c'è al momento alcun indizio di un accordo sul dopo - cioè quale governo, quale maggioranza, quale premier - nel caso in cui non ci fosse più Draghi. Questo è il punto cruciale che blocca l'attuale premier. Ma che lo obbligherà a prendere comunque un'iniziativa per rimettere insieme la coalizione, una volta dissolte le nebbie sul Colle.