✕

Malus mentale

Ascolta l'audio

Perché serve un sostegno psicologico diffuso
2 minuti di lettura

Alcune petizioni sono più toccanti di altre. Questa ha raggiunto in pochi giorni le 250.000 firme. È la petizione “Bonus Salute Mentale” su change.org, che chiede al governo di (ri)prendere in considerazione la proposta del bonus da 50 milioni di euro per aiutare le persone che decidono di rivolgersi a un professionista della salute mentale. Era presente nella Legge di Bilancio 2022, ma poi è stata “rimossa”, diversamente da altre facilitazioni, dicono i più arrabbiati, a favore di zanzariere e rubinetti. Non è il caso di fare dell’ironia, ma di interrogarsi seriamente sul rapporto ambivalente che la politica intrattiene col benessere psichico dei cittadini. Un recente intervento del Presidente dell’Ordine degli psicologi, David Lazzari, su Huffington Post si intitola: “La psiche non si vede e non si tocca, perciò niente bonus”. La cecità dei politici per la psicologia potrebbe in effetti …

Alcune petizioni sono più toccanti di altre. Questa ha raggiunto in pochi giorni le 250.000 firme. È la petizione “Bonus Salute Mentale” su change.org, che chiede al governo di (ri)prendere in considerazione la proposta del bonus da 50 milioni di euro per aiutare le persone che decidono di rivolgersi a un professionista della salute mentale. Era presente nella Legge di Bilancio 2022, ma poi è stata “rimossa”, diversamente da altre facilitazioni, dicono i più arrabbiati, a favore di zanzariere e rubinetti. Non è il caso di fare dell’ironia, ma di interrogarsi seriamente sul rapporto ambivalente che la politica intrattiene col benessere psichico dei cittadini. Un recente intervento del Presidente dell’Ordine degli psicologi, David Lazzari, su Huffington Post si intitola: “La psiche non si vede e non si tocca, perciò niente bonus”. La cecità dei politici per la psicologia potrebbe in effetti essere spiegata da un eccesso di pragmatismo: non si spendono soldi in sogni e parole! Parafrasando una nota esternazione ministeriale, con la psicologia, come con la cultura, “non si mangia”. Un’altra spiegazione potrebbe essere che l’arcipelago delle mental health professions, come le chiamano gli anglosassoni, è molto variegato e i non addetti ai lavori si orientano con difficoltà: non tutti i politici sanno distinguere tra un colloquio psichiatrico, un counselling psicologico, una seduta di psicoterapia (cognitiva? dinamica? sistemica?)… Ma 250.000 firme in pochi giorni devono far pensare. Che la situazione sia un po’ tesa? La politica fatica a capire che un investimento sulla salute mentale dei singoli cittadini è un investimento sulla salute mentale dell’intero Paese. Ma anche sull’economia, i conflitti sociali, le relazioni familiari, la violenza di genere. In una parola, sulla fiducia negli altri e nelle nuove generazioni. Vorrei portare come esempio la mia università, Sapienza, che in piena pandemia, nel giugno scorso, ha capito l’importanza di investire 500.000 euro nella promozione di servizi di counselling di Ateneo rivolti a studenti, personale amministrativo e docenti. Ha capito che incertezza, ansia, stress, depressione, si ripercuotono nei percorsi di studio e nel clima di lavoro. La Regione Lazio con i nuovi fondi per l’accesso alle cure e il ministro Speranza al question time di ieri mandano segnali di consapevolezza.


Secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, la domanda di psicoterapia, in periodo pandemico, è molto aumentata. Ma, nel 2021, il 21% di chi aveva in corso una psicoterapia ha dovuto interromperla per motivi economici. Il “Bonus Salute Mentale” non è certo un’alternativa al servizio pubblico, di cui da sempre attendiamo un potenziamento, ma ci sembra una risposta di civiltà di fronte a un bisogno crescente. Chi fa il nostro lavoro si trova a fronteggiare continue segnalazioni. Soprattutto di adolescenti, che ormai parlano di un “prima” e di un “dopo”, e delle loro difficoltà microtraumatiche di ritrovare il “prima” e orientarsi nel “dopo”. Richieste da smistare, con la difficoltà di muoversi tra offerta pubblica e privata. Con un servizio pubblico non sempre ricettivo e semmai, comprensibilmente, solo per i casi più gravi e le emergenze. Se la pandemia doveva insegnarci qualcosa, era la centralità della psiche. Psyché significa respiro. E se la psiche respira, ha bisogno di ossigeno. Particelle vitali per fronteggiare quelle virali. Anche un bonus da 50 milioni può essere una particella vitale. Non solo sul piano concreto, anche sul piano simbolico. Che, come quello psichico, non si vede e non si tocca: e dunque “non ha bisogno di soldi”. Ma qualcuno sa vivere senza psiche e senza simboli?