Alle origini della violenza
di Karima Moual , di Karima MoualÈ arrivato l'identikit di coloro che nella notte di Capodanno a Milano hanno messo sotto sopra Piazza Duomo, per violenze sessuali e molestie verso ragazze inermi. Sono giovanissimi, chi con la cittadinanza italiana ma quasi tutti di origine nordafricana.
Ora, di fronte ad un delitto, un crimine, un reato, o un misfatto qualsivoglia, è diventato sempre più complicato puntare i riflettori su una parte non secondaria dell'identikit del colpevole in questione: le origini.
Il motivo - e lo conosce bene chi da sempre racconta le diversità, l'immigrazione e quel complicatissimo processo di integrazione - è quella trappola ben costruita in questi ultimi anni da una certa politica, sempre pronta ed efficiente nella strumentalizzazione del fatto di cronaca di matrice "immigrata", diventato l'alibi perfetto di qualsiasi disagio e arretratezza.
Ora, possiamo noi sacrificare una parte fondamentale del racconto, per timore di servire d…
È arrivato l'identikit di coloro che nella notte di Capodanno a Milano hanno messo sotto sopra Piazza Duomo, per violenze sessuali e molestie verso ragazze inermi. Sono giovanissimi, chi con la cittadinanza italiana ma quasi tutti di origine nordafricana.
Ora, di fronte ad un delitto, un crimine, un reato, o un misfatto qualsivoglia, è diventato sempre più complicato puntare i riflettori su una parte non secondaria dell'identikit del colpevole in questione: le origini.
Il motivo - e lo conosce bene chi da sempre racconta le diversità, l'immigrazione e quel complicatissimo processo di integrazione - è quella trappola ben costruita in questi ultimi anni da una certa politica, sempre pronta ed efficiente nella strumentalizzazione del fatto di cronaca di matrice "immigrata", diventato l'alibi perfetto di qualsiasi disagio e arretratezza.
Ora, possiamo noi sacrificare una parte fondamentale del racconto, per timore di servire da destro a chi sulla paura del diverso ha gonfiato il suo bacino elettorale? Assolutamente no, tanto più, non soltanto il caso di Piazza Duomo ma molti altri in questi anni, ci indicano come che ci aspettano anni ancora più complessi nella gestione dell'immigrazione e l'integrazione di nuove generazioni. Approfondire e sviscerare senza paura il fenomeno migratorio a partire proprio dalle origini, senza finire per stigmatizzare intere comunità è urgente. È un compito difficilissimo ma necessario; perché ogni dinamica di violenza e sopraffazione dell'altro è figlia di qualcosa di più profondo.
E allora, nell'analizzare queste violenze, non possiamo non constatare come questo problema riguardi molti ragazzi che hanno in modo diverso un rapporto malato con il sesso, pensiamo al ruolo della pornografia, ma allo stesso tempo, dovremmo in questo contesto aggiungere un altro elemento: che la cultura di provenienza di questi ragazzi nordafricani non considera la libertà sessuale se non con il matrimonio. Che la sopraffazione maschile sulle donne è ancora più forte, tra padre e madre, fratello e sorella e a seguire.
Negli ultimi anni sta emergendo sotto traccia una cronaca che ci evidenzia come stia crescendo in alcuni quartieri delle nostre città, una generazione soprattutto maschile arrabbiata, rancorosa con le sue origine e con il Paese ospitante e che nella piccola criminalità e nell'illegalità sta trovando casa nel disinteresse totale, quando invece bisognerebbe allarmarsi, perché stiamo rischiando di perdere un'importante generazione di nuovi italiani, permettendo la crescita di una bomba sociale.
Forse non se n'è reso conto nessuno ma gli ultimi 20 anni (mentre ancora non si è riusciti a partorire una degna legge sulla cittadinanza e riconoscimento di una generazione) sono stati una corsa mostruosa e disastrosa nelle politiche di integrazione e pacificazione sociale, che ci sta consegnando una generazione frammentata e poco omogenea, dove tra chi faticosamente si è integrato c'è chi invece alla fine si è rassegnato alla etnicizzazione ghettizzante con il manto rassicurante delle origini dei propri genitori e con ciò che ne consegue; chi invece con qualche possibilità in più, il passaporto italiano in mano, stanco di sentirsi raccontato e approcciato come un immigrato per sempre è andato all'estero a finire gli studi e togliersi quella maledetta etichetta discriminatoria, mentre in fondo in fondo ci sono coloro che hanno preferito la rivalsa violenta e criminale alla rassegnazione. E sono le gang, le bande di giovani di seconda generazione che girano in gruppo e sembrano non aver nulla da perdere, ma hanno al centro dei loro obiettivi solo ciò che non possono possedere, e lo fanno costi quel che costi. Provengono da famiglie che vivono il disagio sociale ed economico che ha segnato soprattutto loro in questi ultimi anni (quelli che più hanno perso il lavoro durante la crisi e il reddito, quelli che gonfiano i rapporti sulla povertà annuale), e al quale nessuno ha saputo rispondere.
Tutto questo racconto sta girando nei numerosi video di rapper di seconda generazione, con immagini, provocazioni estreme, parole violente diventando idoli di molti ragazzini. C'è un mondo parallelo, giovane, arrabbiato e violento che ci viaggia accanto ma che continuiamo ad ignorare, pensando che ci sia estraneo e straniero, mentre invece ha la cittadinanza italiana.