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La Russia di Putin e il ritorno dell'impero

Il presidente russo Vladimir Putin (afp)

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Mosca sta cercando di rovesciare l'ordine europeo per la sicurezza, in vigore fin dagli Accordi di Helsinki del 1975, e di tornare a una divisione tra una sfera di influenza occidentale e una russa
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Ventidue anni fa, quando è diventato presidente russo, Vladimir Putin ha dichiarato la sua intenzione di ripristinare la grandeur russa. Dopo un decennio di selvaggio capitalismo occidentale, corruzione e tracollo del sistema giudiziario e dell'ordine sociale, molti russi dell'epoca e osservatori esterni accolsero le sue parole come una indispensabile manovra correttiva, che avrebbe rafforzato la democrazia russa.

Con vent'anni di esperienza alle spalle, tuttavia, adesso vediamo chiaramente che Putin aveva altro in mente. Avendo definito la disgregazione dell'Unione sovietica la più grande tragedia del XX secolo, Putin ha intrapreso un progetto volto a ripristinare l'impero russo in Europa e in Eurasia.

Fondamentali sono stati numerosi elementi, ben visibili anche negli anni Duemila (sebbene spesso minimizzati): ricostruire l'esercito russo, modernizzare ed espandere l'arsenale nucleare, riportare in vita e ampliare i servizi e le attivit&ag…

Ventidue anni fa, quando è diventato presidente russo, Vladimir Putin ha dichiarato la sua intenzione di ripristinare la grandeur russa. Dopo un decennio di selvaggio capitalismo occidentale, corruzione e tracollo del sistema giudiziario e dell'ordine sociale, molti russi dell'epoca e osservatori esterni accolsero le sue parole come una indispensabile manovra correttiva, che avrebbe rafforzato la democrazia russa.

Con vent'anni di esperienza alle spalle, tuttavia, adesso vediamo chiaramente che Putin aveva altro in mente. Avendo definito la disgregazione dell'Unione sovietica la più grande tragedia del XX secolo, Putin ha intrapreso un progetto volto a ripristinare l'impero russo in Europa e in Eurasia.

Fondamentali sono stati numerosi elementi, ben visibili anche negli anni Duemila (sebbene spesso minimizzati): ricostruire l'esercito russo, modernizzare ed espandere l'arsenale nucleare, riportare in vita e ampliare i servizi e le attività di intelligence, assumendo il controllo dei canali di informazione e comunicazione, consolidando le industrie statali e fiaccando ogni tipo di opposizione politica al suo partito Russia Unita.

Il discorso del presidente Putin alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza del 2007 si spinse ancora oltre, annunciando al mondo che la Russia ripudiava l'assetto europeo per la sicurezza in vigore. Già allora, infatti, la Russia annunciò che non avrebbe più aderito al Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (Cfe) e che si sarebbe opposta ai piani della Nato per mettere in atto una difesa missilistica, in precedenza concordati in partenariato proprio con Mosca.

Quest'ultima si è anche rifiutata di rispettare il principio di consenso della nazione ospitante per la presenza delle sue truppe in Georgia e Moldavia, ha iniziato a ignorare i limiti imposti dalla Convenzione di Vienna per la concentrazione di truppe, le esercitazioni e la trasparenza. Ha violato il Trattato Inf (Trattato sulle forze nucleari di gamma intermedia) e ha incominciato a proibire i sorvoli previsti dal Trattato Open Skies.

Avendo consolidato le capacità russe e fortificato la posizione militare nei confronti dell'Occidente, Putin ha iniziato ad aggregare i territori dell'ex Unione sovietica. Soltanto negli ultimi due anni, ha sovrinteso alla conquista del controllo della sicurezza e dei mezzi di comunicazione in Bielorussia, al dislocamento delle truppe russe per il mantenimento della pace nel Nagorno-Karabakh, al controllo della sicurezza e dei mezzi di informazione in Kazakistan, e a un massiccio dispiegamento di truppe e di armi che minaccia di invadere di nuovo l'Ucraina.

Tutto ciò va a sommarsi all'annessione illegale della Crimea da parte della Russia nel 2014, e all'occupazione di alcuni territori nel Donbass, all'occupazione nel 2008 dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, e alla presenza in Transnistria.

Le bozze di trattato che la Russia ha presentato agli Stati Uniti e alla Nato nel dicembre 2021 indicano chiaramente che Mosca sta cercando di rovesciare l'ordine europeo per la sicurezza, in vigore fin dagli Accordi di Helsinki del 1975, e di tornare a una divisione dell'Europa tra una sfera di influenza occidentale e una russa, come si volle a Yalta.

I testi russi mettono in discussione numerosi punti del "decalogo" di Helsinki: il diritto degli Stati di scegliersi gli alleati per la sicurezza; la non ingerenza negli affari interni degli altri Stati; l'impegno a trattenersi dal ricorso alla forza; e il rifiuto a modificare i confini internazionali con la forza.

Naturalmente, Stati Uniti ed Europa respingeranno le istanze russe. Ma il punto non è questo. Nel dicembre 2022 ricorrerà il centesimo anniversario della fondazione dell'Unione sovietica sul territorio dell'ex Impero russo. Pare proprio che Putin sia intenzionato a celebrare quell'anniversario con l'instaurazione di un nuovo impero russo e, a prescindere dalle proteste dell'Occidente, sta supportando questo proposito con la forza militare.

Alle prese con questa nuova realtà, nei mesi e negli anni a venire i leader della Nato dovranno raccogliere la sfida. Per conservare la libertà e la sicurezza in Europa - e sorreggere la speranza che le nazioni che non fanno parte della Nato possano anch'esse godere di libertà e sicurezza - la Nato deve essere pronta a tornare a livelli di presenza e vigilanza militare che non si vedono più da decenni.

Il periodo post-Guerra fredda volge al termine. Quello che verrà dopo potrebbe non essere un'altra Guerra fredda, ma neanche quel periodo di fiducioso progresso in direzione della pace e della sicurezza che abbiamo inseguito a lungo. La Nato deve farsi trovare pronta.

(Traduzione di Anna Bissanti)