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Il Covid e la diffusione di Omicron: perché non bisogna abbassare la guardia

Milano, passeggeri in stazione con le mascherine protettive (fotogramma)

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Il comportamento responsabile di ognuno di noi farà la differenza
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Omicron è la variante dominante nel Paese. Siamo all'81% dei contagi, il 21 dicembre eravamo al 21%. Sono aumentati di molto i casi spinti da questa variante del coronavirus. Lo dice l'Istituto superiore di sanità sulla base della rilevazione campionaria condotta il 3 gennaio. Il che significa che la diffusione di Omicron è stata molto veloce, ma significa anche che la variante Delta convive ancora con Omicron, non è completamente debellata.

Nelle Regioni la situazione non è omogenea. La Valle d'Aosta è l'unica dove Omicron non è dominante. Le regioni che hanno superato il 90% sono Umbria, Puglia, Molise, Basilicata.

L'Italia, quindi, si trova ormai in una situazione simile a quella di altri Paesi europei. Le ultime rilevazioni in Europa indicano che Omicron è presente in tutti gli Stati. A dicembre lo era in ventuno. Inoltre, la variante Omicron è diventata dominante in molti Paesi, cioè super…

Omicron è la variante dominante nel Paese. Siamo all'81% dei contagi, il 21 dicembre eravamo al 21%. Sono aumentati di molto i casi spinti da questa variante del coronavirus. Lo dice l'Istituto superiore di sanità sulla base della rilevazione campionaria condotta il 3 gennaio. Il che significa che la diffusione di Omicron è stata molto veloce, ma significa anche che la variante Delta convive ancora con Omicron, non è completamente debellata.

Nelle Regioni la situazione non è omogenea. La Valle d'Aosta è l'unica dove Omicron non è dominante. Le regioni che hanno superato il 90% sono Umbria, Puglia, Molise, Basilicata.

L'Italia, quindi, si trova ormai in una situazione simile a quella di altri Paesi europei. Le ultime rilevazioni in Europa indicano che Omicron è presente in tutti gli Stati. A dicembre lo era in ventuno. Inoltre, la variante Omicron è diventata dominante in molti Paesi, cioè supera il 50% dei virus sequenziati secondo gli ultimi dati diffusi dal servizio di sorveglianza europeo.

Ci sono Paesi nei quali raggiunge valori vicini al 100% come Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda. Ce ne sono altri che hanno superato l'80% come Paesi Bassi, Austria, Norvegia e Italia. Poi ci sono quelli nei quali è al di sopra del 70% come Cipro, Grecia, Francia. I dati sono orientativi perché non sempre sono disponibili e soprattutto si riferiscono a periodi di riferimento diversi.

Ma che cosa vuol dire questa diffusione di Omicron? Può in qualche modo rincuorarci? E come si comporta questa variante rispetto al vaccino? Girano molte voci. Si sente dire, per esempio, che Omicron produce conseguenze meno gravi per la salute e causa meno ricoveri. E allora cerchiamo di capire.

Attenzione, Omicron è molto contagiosa. Non ci sono ancora evidenze adeguate per affermare che provochi conseguenze meno gravi. Dobbiamo infatti considerare che l'arrivo di Omicron in Europa è avvenuto quando la popolazione era già in maggioranza vaccinata o comunque era stata contagiata dalla variante Delta. Quando è arrivata la Delta la situazione non era questa. Nessuno era vaccinato. Per di più Omicron ha trovato una popolazione relativamente più giovane non vaccinata. Insomma, gli studi avviati non possono ancora farci dormire sonni tranquilli. È prematura una valutazione definitiva.

E i vaccini? Hanno lo stesso effetto su Omicron e Delta? Sembrerebbe di no, ma sono un importante scudo sia contro il ricovero che contro le conseguenze gravi, soprattutto in presenza di terza dose.

E così si torna al solito punto. Non ci resta che vaccinarci, vaccinarci, vaccinarci. Mettere le mascherine. Rispettare le distanze, essere attenti, attentissimi nei nostri comportamenti, evitare assembramenti e disinfettarci.

Omicron è molto contagiosa. Per quanto le conseguenze possano essere meno gravi, il numero dei ricoverati in terapia intensiva potrebbe essere troppo elevato e mettere a rischio la salute dei malati non Covid, che avrebbero bisogno di occupare quei posti.

Lo sviluppo delle vaccinazioni anche tra i bambini è fondamentale per evitare la circolazione di queste e altre nuove varianti. È fondamentale nel nostro Paese. Lo è nel mondo. Troppi Paesi hanno ancora meno del 40% di vaccinati, sono novanta secondo l'Oms. In Africa la situazione è terribile. L'85% dei cittadini deve ancora fare la prima dose. E non c'è niente da fare. Se non si sviluppano le vaccinazioni anche nel resto del mondo, nuove varianti si creeranno e inevitabilmente arriveranno da noi.

Non fidiamoci delle voci che girano o delle notizie sui social. Informiamoci da persone competenti, medici, pediatri, siti istituzionali, giornali e canali che documentano adeguatamente la situazione, insomma, fonti attendibili. Il comportamento responsabile di ognuno di noi farà la differenza e ci riporterà alla dolce normalità del vivere.

Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat