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Quirinale, il regista che manca nel gioco del Colle

L'aula della Camera (ansa)

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Ci sono due blocchi, nessuno dei quali con le idee chiare. Il centro di gravità continua a essere l'assetto del governo. Essere decisivi nella scelta del capo dello Stato offre buone probabilità per esserlo altrettanto negli equilibri della prossima coalizione
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Tutto secondo le previsioni nel campo del centrodestra. Nessuno si aspettava colpi di scena dalla villa di Berlusconi e non ci sono stati. Era interesse comune - del vecchio fondatore come della nuova generazione che lo incalza - dare via libera alla candidatura e stare a vedere cosa succederà in Parlamento. Anche le riserve sul fatto che "non ci si candida al Quirinale ma si viene candidati" lasciano il tempo che trovano.

Sembrano guardare al passato, quando la Repubblica era in buona salute e il sistema istituzionale rispondeva a una logica. Oggi lo scenario è confuso e non è strano che un personaggio come Berlusconi giochi una partita improbabile ma esplicita. Anzi, secondo un democristiano come Rotondi, osservatore attento, questa potrebbe essere l'ultima volta che il presidente viene eletto per via parlamentare. La prossima potrebbe essere un'elezione diretta, sulla scorta di una riforma costituzionale di cui molti sentono ormai la necessit…

Tutto secondo le previsioni nel campo del centrodestra. Nessuno si aspettava colpi di scena dalla villa di Berlusconi e non ci sono stati. Era interesse comune - del vecchio fondatore come della nuova generazione che lo incalza - dare via libera alla candidatura e stare a vedere cosa succederà in Parlamento. Anche le riserve sul fatto che "non ci si candida al Quirinale ma si viene candidati" lasciano il tempo che trovano.

Sembrano guardare al passato, quando la Repubblica era in buona salute e il sistema istituzionale rispondeva a una logica. Oggi lo scenario è confuso e non è strano che un personaggio come Berlusconi giochi una partita improbabile ma esplicita. Anzi, secondo un democristiano come Rotondi, osservatore attento, questa potrebbe essere l'ultima volta che il presidente viene eletto per via parlamentare. La prossima potrebbe essere un'elezione diretta, sulla scorta di una riforma costituzionale di cui molti sentono ormai la necessità. Vedremo.

Intanto la vera domanda è come il centrodestra userà i suoi voti qualora - intorno alla quarta votazione - fosse evidente che Berlusconi non è in grado di essere eletto. Perché un punto è certo: l'alleanza ci tiene a non disperdere la sua forza parlamentare (intorno ai 420-450 voti). Per la prima volta la destra può essere determinante nell'elezione del capo dello Stato, purché non commetta errori irreparabili. Come dice Gianni Letta, bisogna pensare al Paese e non alla fazione.

Peraltro restare uniti non sarà semplice. È facile oggi, quando siamo appena ai preliminari. Ma come reagirà Berlusconi all'insuccesso? Se fosse dimostrato che si sono palesati parecchi franchi tiratori tra i leghisti e FdI, oltre che in Forza Italia, è inverosimile pensare che se ne starà tranquillo a guardare Salvini e Giorgia Meloni mentre trattano anche a nome suo e magari si dispongono a sostenere Draghi (ipotesi tutta da verificare).

La verità è che finora il gioco del Quirinale non ha trovato il suo regista. Ci sono due blocchi, nessuno dei quali con le idee chiare. Del resto il centro di gravità continua a essere l'assetto del governo. Essere decisivi nella scelta del capo dello Stato offre buone probabilità per esserlo altrettanto negli equilibri della prossima coalizione. Con Draghi o senza Draghi. E se il presidente fosse miracolosamente eletto da un'ampia maggioranza - diciamo in stile Ciampi - ancor più il confronto si sposterebbe sul terreno del governo.

Con due ipotesi. La prima è un disimpegno totale dei partiti nell'anno elettorale: quanto di peggio se si pensa al Pnrr e alle responsabilità che ne derivano. Un simile scenario rende plausibili le elezioni anticipate, sbocco tutt'altro che inverosimile in caso di stallo. La seconda ipotesi è il contrario: un governo dal forte carattere politico, nel quale un gruppo manovriero come i centristi di Renzi potrebbe trovare uno spazio che oggi ha perso.

Ma tutto ciò è prematuro. A febbraio il quadro sarà assai diverso da oggi. Giorgia Meloni, ad esempio. Se la si coinvolge nell'elezione presidenziale - e lei oggi è premiata dalla sua tattica - come si può escluderla dai passi successivi, a cominciare dalla riforma elettorale? Lei che è per il maggioritario, al pari di Enrico Letta, in un Parlamento filo-proporzionale...

Basta questo elemento per scardinare varie strategie e dimostrare che il nesso tra Quirinale e destino del governo, o forse della legislatura, è sempre più stretto.