Scuola, le feroci divisioni della Dad
di Claudia de Lillo , di Claudia de LilloStavamo in fila indiana, bambine e bambini della II D, insieme, pallidi e irrequieti, vestiti solo delle nostre mutande bianche (ma perché poi ci facevano stare sempre in mutande?). Zompettavamo infreddoliti, in attesa del nostro turno per la vaccinazione, per la ionoforesi contro la carie, per il controllo pidocchi. Erano gli anni '70 e la nostra salute passava per la scuola, dall'asilo alle superiori.
E adesso, durante una pandemia? Adesso la salute degli scolari passa dalla Dad, la didattica a distanza, estrema ratio, fallimento mascherato da rimedio, nei fatti una non-scuola.
"Io dell'anno scorso non mi ricordo niente". Mio figlio di mezzo, con il suo sguardo stralunato, dice con angoscia che, della sua prima liceo, trascorsa quasi interamente in Dad, ha perso memoria. "Non so come passassi il tempo, con chi parlassi, come studiassi. Come se non avessi vissuto".
Lui ha rimosso e può ritenersi fortunato. Intorno a lui ci sono compagn…
Stavamo in fila indiana, bambine e bambini della II D, insieme, pallidi e irrequieti, vestiti solo delle nostre mutande bianche (ma perché poi ci facevano stare sempre in mutande?). Zompettavamo infreddoliti, in attesa del nostro turno per la vaccinazione, per la ionoforesi contro la carie, per il controllo pidocchi. Erano gli anni '70 e la nostra salute passava per la scuola, dall'asilo alle superiori.
E adesso, durante una pandemia? Adesso la salute degli scolari passa dalla Dad, la didattica a distanza, estrema ratio, fallimento mascherato da rimedio, nei fatti una non-scuola.
"Io dell'anno scorso non mi ricordo niente". Mio figlio di mezzo, con il suo sguardo stralunato, dice con angoscia che, della sua prima liceo, trascorsa quasi interamente in Dad, ha perso memoria. "Non so come passassi il tempo, con chi parlassi, come studiassi. Come se non avessi vissuto".
Lui ha rimosso e può ritenersi fortunato. Intorno a lui ci sono compagne di scuola che hanno smesso di mangiare, amici che non hanno più voglia di uscire dal letto, adolescenti che si sentivano onnipotenti e infiniti e adesso se ne stanno rannicchiati in un angolo, incapaci di declinarsi all'indicativo futuro.
Perché, come ha scritto su questo giornale Massimo Ammaniti, l'isolamento ha presentato un conto altissimo agli adolescenti in termini di "disturbi psichici, stati d'ansia, depressione, disturbi del sonno e comportamenti autolesivi".
Non vengono risparmiati neppure i più piccoli se un insegnante di scuola primaria e media su quattro ha rilevato, in un'indagine di Save the Children, l'emersione di disagi psicologici in almeno un caso tra i suoi studenti.
Appurato che la Dad non giova alla salute mentale dei nostri figli, è legittimo domandarsi se sia almeno un efficace strumento di apprendimento.
Parrebbe di no, guardando i dati Invalsi che hanno registrato un aumento del numero di ragazze e ragazzi che alla fine del percorso di istruzione non raggiungono il livello mimino di competenze in italiano e in matematica, passato su base nazionale dal 7 per cento degli studenti nel 2019 all'attuale 9,5, con punte in Calabria e in Campania superiori al 20 per cento. Di pari passo con la perdita di competenze cresce anche la dispersione scolastica complessiva.
Il ricordo di quei bimbetti in fila in una sala medica scalcagnata, come il resto dell'edificio che la ospitava, riporta alla centralità della scuola, allora come oggi, nello scandire il tempo di tutti noi e nel fondamentale compito di dare a tutti una chance di uguaglianza e di mobilità sociale. In mutande lì, in attesa, ci somigliavamo.
La Dad, in un'istituzione che dovrebbe fungere da livella, è un feroce meccanismo divisivo che premia il privilegio (di avere un computer, una casa grande, una famiglia attenta) e si accanisce contro i più fragili.
Il livello di civiltà di un Paese si misura dalla capacità di mettere al centro le fasce più deboli della società. Non siamo stati in grado di proteggere gli anziani nella prima fase della pandemia, adesso rischiamo di fallire anche con i bambini.
I soldi ci sono: ai 17 miliardi del Pnrr si aggiungono 900 milioni della manovra finanziaria per il settore dell'istruzione. Un utilizzo frammentario in un rivolo di progetti slegati rischia di annacquare un patrimonio unico. Occorre investire nell'organico, nelle persone che la scuola la fanno quotidianamente, negli edifici che la scuola la accolgono e in una politica che metta al primo posto bambini e adolescenti.
La scuola in presenza è una bandiera magnifica da sventolare all'alba di questo 2022. Tuttavia se distanziamento, tracciamento e sdoppiamento delle classi sono ancora un'utopia, brandirla non basta.
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