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Un cigno nero sul Pacifico

(ansa)

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Il silenzio dopo l'eruzione a Tonga
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Imprevedibilmente il nostro futuro fa scalo a Tonga. Dev'essere perché ha deviato dalla rotta delle aspettative, scegliendo le acque ignote. È lì che gli viene incontro uno stormo di cigni neri, ossia di eventi estremamente rari e altrettanto sconvolgenti, capaci di sorprendere. A Tonga ne sono apparsi, tra sabato e oggi, due: uno più scuro dell'altro. Il primo: un'eruzione vulcanica di enorme potenza, seguita da uno tsunami. Il secondo (quello color della notte): la virtuale scomparsa dell'arcipelago dai radar dell'informazione. Blackout, silenzio, come se uno Stato appartenente alle Nazioni Unite fosse uscito dalla catena. Impensabile, eppure è proprio in quella direzione che siamo attratti e già avviati: verso territori impensati.


Il primo cigno nero era, se non previsto o immaginato, logicamente ammissibile. Tonga si trova sul cosiddetto "anello di fuoco" dell'Oceano Pacifico, una linea di faglia lungo l…

Imprevedibilmente il nostro futuro fa scalo a Tonga. Dev'essere perché ha deviato dalla rotta delle aspettative, scegliendo le acque ignote. È lì che gli viene incontro uno stormo di cigni neri, ossia di eventi estremamente rari e altrettanto sconvolgenti, capaci di sorprendere. A Tonga ne sono apparsi, tra sabato e oggi, due: uno più scuro dell'altro. Il primo: un'eruzione vulcanica di enorme potenza, seguita da uno tsunami. Il secondo (quello color della notte): la virtuale scomparsa dell'arcipelago dai radar dell'informazione. Blackout, silenzio, come se uno Stato appartenente alle Nazioni Unite fosse uscito dalla catena. Impensabile, eppure è proprio in quella direzione che siamo attratti e già avviati: verso territori impensati.


Il primo cigno nero era, se non previsto o immaginato, logicamente ammissibile. Tonga si trova sul cosiddetto "anello di fuoco" dell'Oceano Pacifico, una linea di faglia lungo la quale sono frequenti le scosse telluriche e i sommovimenti vulcanici. "Frequente" non è però l'aggettivo adatto per descrivere una massa di cenere e gas alta 8 chilometri, capace di avvolgere l'arcipelago in una nuvola grigia e onde fino a 15 metri che ci corrono dentro travolgendo tutto. Questo cataclisma ha i caratteri dell'eccezionalità. Anche se non ricollegabile all'emergenza climatica, si inserisce in una fase temporale in cui le "verità scomode" annunciate da Al Gore entrano nei notiziari, disturbano le tranquille trasmissioni della vita quotidiana, restringono orizzonti, avvicinano profezie. Fanno chiedere: e dopo, che cosa succederà ancora? Viviamo in un'epoca iperconnessa, tutto si trasmette. C'è un effetto perverso nel disastro a Tonga: le isole avevano tenuto al largo il Covid chiudendo i confini. Primo caso registrato: novembre scorso. E ora i soccorsi della comunità internazionale rischiano di portare quel che si era evitato, come accadde un secolo fa con la "spagnola". Non si sfugge, dunque: siamo tutti naufraghi della stessa barca.


Eppure Tonga ha conosciuto una seconda anomalia, l'altro cigno nero: è uscita dalla Rete, ha staccato i telefoni, non ha dato notizia di sé. Prima che tutto si spegnesse abbiamo potuto vedere in riprese confuse persone che, come accade nei maremoti, fuggivano verso l'alto, cercando riparo dalla violenza delle acque. Poi, più niente. Nessuna immagine, in un presente che ne è sommerso. Nessuna parola sulla catastrofe, quando se ne spendono miliardi per raccontare nulla. Tonga è uscita dal tempo ed è rimasta in uno spazio diventato irraggiungibile. Ecco la condizione non prevista. Anche in pandemia non siamo stati mai veramente isolati: siamo apparsi, abbiamo fatto di quell'apparire il nostro puntino residuo sulle mappe, ci siamo collegati, abbiamo detto, letto, scritto, forse fin troppo. Fatichiamo ad ammettere che possa eclissarsi un individuo. Un cellulare staccato per oltre dodici ore innesca una caccia all'uomo, o alla donna. Abbiamo attirato nelle metropoli perfino gli eremiti, che stiano nell'attico e twittino ogni sera un pensierino. Figuriamoci una sparizione collettiva: centomila persone uscite di scena, scollegate. L'ansia per la loro sorte ne nascondeva una più grande: può bastare il risveglio di un vulcano per staccare internet, narcotizzare i cellulari, azzerare il patrimonio dell'umanità, la comunicazione.

 

Ma soprattutto, riecco la domanda: che cosa succederà ancora? La pandemia ci ha dimostrato che il cigno nero non è un'ipotesi teorica, ma una possibilità concreta. E che non siamo preparati ad affrontarlo, annaspiamo in cerca di una risposta esatta, ma come la troveremo se non abbiamo capito la domanda? Il secolo che si è aperto con gli attentati dell'11 settembre e che prosegue nel segno del Covid sarà clamoroso, probabilmente oltre e al di fuori di qualsiasi previsione. Come? Insegnava Sherlock Holmes che "quando si è scartato l'impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità". Scomoda, si suppone, ma è da qualche millennio che la specie si adatta.