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Wall Street sfida Biden

(reuters)
Le grandi fusioni, da Microsoft a Unilever
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È un ritornello che ascoltiamo ogni giorno: gli alfieri di Joe Biden per la concorrenza affilano le armi per studiare possibili smembramenti di grandi colossi che valgono centinaia e in alcuni casi migliaia di miliardi di dollari. Ma davanti all’evidenza di un mercato che si muove con sempre maggiore intensità lungo la strada dell’integrazione e in funzione di una concorrenza globale, i tre alfieri della Casa Bianca - Jonathan Kanter, del dipartimento per la Giustizia, Lina Khan, della Federal Trade Commission e Tim Wu consigliere del Presidente, la triade Usa in materia di concorrenza - appaiono ancorati, almeno sul piano della dialettica, a metodi che non tengono più il passo dei tempi. Non è chiaro se per una inadeguatezza delle leggi, arretrate, o per una scelta soltanto politica.


Per questo la giornata di martedì diventa simbolica: mentre Kanter e la Khan, alleati inusuali, annunciavano insieme la necessità di nuove regole p…

È un ritornello che ascoltiamo ogni giorno: gli alfieri di Joe Biden per la concorrenza affilano le armi per studiare possibili smembramenti di grandi colossi che valgono centinaia e in alcuni casi migliaia di miliardi di dollari. Ma davanti all’evidenza di un mercato che si muove con sempre maggiore intensità lungo la strada dell’integrazione e in funzione di una concorrenza globale, i tre alfieri della Casa Bianca - Jonathan Kanter, del dipartimento per la Giustizia, Lina Khan, della Federal Trade Commission e Tim Wu consigliere del Presidente, la triade Usa in materia di concorrenza - appaiono ancorati, almeno sul piano della dialettica, a metodi che non tengono più il passo dei tempi. Non è chiaro se per una inadeguatezza delle leggi, arretrate, o per una scelta soltanto politica.


Per questo la giornata di martedì diventa simbolica: mentre Kanter e la Khan, alleati inusuali, annunciavano insieme la necessità di nuove regole più stringenti per valutare e autorizzare operazioni di fusione e acquisizione, due grandi aziende globali, Microsoft e Unilever, facevano notizia nello stesso giorno, la prima con un’offerta da capogiro, oltre 68,7 miliardi di dollari in contanti per acquistare Activision Blizzard, grande azienda nel mondo dei videogiochi, la sua più grande acquisizione; la seconda manifestando di nuovo il suo interesse per una joint venture al consumo di Glaxo Smith Klein e Pfizer, per la quale aveva già offerto - senza successo - 68 miliardi di dollari. Come dire, questa volta offriremo molto di più.

 

Si è trattato dunque di un affascinante confronto a distanza, quasi simultaneo nei tempi. E a giudicare dalle offerte che volano, la conclusione sulle motivazioni le aziende l’hanno capita e hanno deciso di sfidare una retorica che sulla carta promette una protezione vecchio stile dei consumatori, ma che in pratica, come si sente sempre più a Wall Street, cerca di coprire l’ala sinistra del partito democratico. Di certo, guardando alle elezioni di metà mandato, il partito democratico rischia di alienarsi una buona parte del voto centrista pro business. Nel frattempo le aziende – e con loro le grandi banche e l’intera filiera dell’apparato privato del mondo degli affari – hanno prodotto nel 2021 un consuntivo di fusioni e acquisizioni pari a 5.800 miliardi dollari, un record assoluto se pensiamo che quello precedente, 1.100 miliardi di dollari era stato fissato nel 2020. Difficile dire come andrà a finire anche perché, come ormai dappertutto, le posizioni sono diametralmente opposte.

 

Microsoft, nel mirino dell’Antitrust americana fin dai tempi di Bill Clinton e di quella europea - quando il Commissario era Mario Monti - ha superato nei decenni ogni minaccia di scorporo. Incurante della retorica che la vede sotto attacco, scende in campo con quasi 70 miliardi di dollari per diventare un protagonista nel settore dei video giochi dal quale era di fatto fuori rispetto a una Sony o anche a una Google o a una Amazon, un settore che vale poco meno di 200 miliardi di dollari di giro d’affari e che, soprattutto, continuerà a crescere a ritmi forsennati per gli anni a venire. Con l’aggiunta di Activision Blizzard, Microsoft potrebbe finire per dominarlo. Non solo, getta le fondamenta per accelerare il suo ingresso nel Metaverso, destinazione strategica che domina il dibattito digitale e che ha portato Facebook addirittura a cambiare in Meta il suo nome. Soprattutto, mette le mani su un portafoglio di circa 400 milioni di clienti, cosa che le consentirà di applicare straordinarie economie di scala per allargare le maglie della sua utenza digitale. Non c’è dubbio che le autorità antitrust faranno un’analisi spietata dell’affare o di quello Unilever se mai succederà ma è difficile immaginare che l’azienda fondata da Bill Gates abbia scelto di scendere in campo senza aver valutato ogni rischio regolamentare. Lo stesso vale per Unilever, il colosso dei beni al consumo globali ha confermato di avere interesse per GSK Consumer Health, una joint venture di Glaxo Smith Klein and Pfizer nel settore dei prodotti al consumo farmaceutici over the counter, cioè senza ricetta, con marchi tipo Advil, Tum o ChapStick. Il problema è che l’ultima di una serie di offerte, per 68 miliardi di dollari, era stata respinta come fortemente inadeguata. Dunque Unilever dovrà quanto meno aumentare di un 10-20% la sua offerta. Il 2022 dunque parte bene per le prospettive delle integrazioni di aziende e per la definizione di gruppi che dovranno essere in grado di tenere il passo con l’evoluzione del mondo degli affari, meno bene se diventerà l’anno in cui le maglie delle autorità antitrust si faranno strettissime.


E arriviamo al punto, nel momento in cui personaggi come Elon Musk di Tesla o Richard Branson di Virgin o Jeff Bezos di Amazon si lanciano nella prima avventura privata spaziale della storia, o quando le criptovalute si stanno legittimamente affermando in alternativa alla moneta millenaria, quando spuntano Nft (non fungibile tokens) venduti per milioni di dollari o quando la tecnologia blockchain in generale propone una rivoluzione strutturale dalla contrattualistica o del credito al consumo, colpire o fermare chi cerca di tenere il passo avvantaggerà più concorrenti dell’America come la Cina che i suoi consumatori.