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Covid e diseguaglianze: se dimentichiamo le persone

Milano, in metropolitana con le mascherine protettive (fotogramma)

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Non è utile né strategico vedere il bonus psicologico e l'investimento sui servizi territoriali come alternative tra cui scegliere. La realtà è che non abbiamo ancora fatto quasi nulla sul fronte del malessere diffuso
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Le schede numero 88, 89 e 92 del Piano Colao - Sezione famiglie individui e società, di cui sono stata coordinatrice - si intitolavano rispettivamente: "Presidi di welfare di prossimità" (luoghi fisici, di fruizione quotidiana anche ricreativa, con equipe multidisciplinari in grado di intercettare i bisogni delle persone e rinviare ai servizi le eventuali prese in carico); "Supporto psicologico alle famiglie" (il bonus!) e "Servizi territoriali sociosanitari" (i servizi di salute mentale: pubblici, diffusi, accessibili, di qualità).

Era giugno del 2020 quando le consegnammo. Come sappiamo, il lavoro fu apparentemente dimenticato, salvo poi diventare contenuto portante del Pnrr, eccetto la Sezione del Piano dedicata alle persone, in cui si parlava di bisogni, di disuguaglianze, di diritti mancanti. Di servizi territoriali scarsi, di welfare inesistente, di disabilità, di povertà materiale ed educativa, di disparità…

Le schede numero 88, 89 e 92 del Piano Colao - Sezione famiglie individui e società, di cui sono stata coordinatrice - si intitolavano rispettivamente: "Presidi di welfare di prossimità" (luoghi fisici, di fruizione quotidiana anche ricreativa, con equipe multidisciplinari in grado di intercettare i bisogni delle persone e rinviare ai servizi le eventuali prese in carico); "Supporto psicologico alle famiglie" (il bonus!) e "Servizi territoriali sociosanitari" (i servizi di salute mentale: pubblici, diffusi, accessibili, di qualità).

Era giugno del 2020 quando le consegnammo. Come sappiamo, il lavoro fu apparentemente dimenticato, salvo poi diventare contenuto portante del Pnrr, eccetto la Sezione del Piano dedicata alle persone, in cui si parlava di bisogni, di disuguaglianze, di diritti mancanti. Di servizi territoriali scarsi, di welfare inesistente, di disabilità, di povertà materiale ed educativa, di disparità tra donne e uomini.

E dove si proponevano Piani nazionali per intervenire su ciascuno di questi aspetti, non nuovi ma esplosi nella loro criticità con la pandemia, per cominciare a porvi rimedio. Del resto era questo il compito affidatoci come "Comitato di esperti ed esperte": ideare soluzioni ed interventi realizzabili, non semplicemente diagnosticare problemi e priorità.

Era giugno 2020, come dicevo, e non sapevamo che la pandemia sarebbe durata ancora (e ancora), ma già era chiaro che sarebbe stato necessario intervenire da subito. Ce lo segnalavano la nostra competenza e la letteratura scientifica, che evidenzia come a seguito di grandi traumi collettivi, derivati da catastrofi naturali o eventi umani, c'è un tempo - breve - immediatamente dopo l'esaurirsi dell'emergenza in cui è fondamentale intervenire supportando le persone. Per evitare che le risorse psicologiche di ciascuno di noi, già messe alla prova dagli eventi, si esauriscano definitivamente, dando origine a malessere e depressione diffusi.

Ecco perché nessuna delle persone esperte di questi temi (penso alle università e alla ricerca, al Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi, all'associazionismo) si è fermata ad aspettare che qualcosa accadesse, mentre la narrazione politica diffusa indicava come le priorità fossero altre (il lavoro, i rischi di recessione etc.) e suggeriva che dopo, solo dopo, si sarebbe pensato anche alle persone: con i loro bisogni, le differenze, le disuguaglianze che ne favoriscono l'accesso alle risorse o la sistematica esclusione.

Sono passati due anni, durante i quali chi si occupa di benessere e malessere psicologico ha lavorato incessantemente perché quanto necessario ed indispensabile finalmente si attivasse, perché quel "dopo" diventasse "adesso". E così è stata finalmente introdotta la presenza delle psicologhe e degli psicologi nelle scuole, sempre sotto l'egida dell'emergenza Covid, ma al tempo stesso sono state progettate le Case della Comunità (centri sanitari multiservizio per la cura della salute dei cittadini), nelle quali non è stata resa obbligatoria, tra gli operatori sanitari, la figura dello psicologo di base.

Si stanno organizzando i Pua (Punti unici di accesso, brutto acronimo) e anche qui nell'equipe specialistica la psicologia non compare, così come non compare nella legge sulla non autosufficienza, mentre i dati e la cronaca mostrano ogni giorno che del supporto psicologico - che non è l'assistenza sociale - abbiamo un bisogno crescente. Perché viviamo in un Paese che non riesce a decidere di investire in modo esplicito ed economicamente significativo sulla salute mentale dei cittadini e cittadine.

Per questo non trovo utile né strategico continuare a vedere bonus psicologico e investimento sui servizi territoriali come alternative tra cui scegliere: la realtà è che non abbiamo ancora fatto quasi nulla per aiutare le persone su questa componente della loro vita, tanto invisibile quanto concreta, illudendoci che il malessere diffuso passerà prima o poi. Non è mai accaduto, non accadrà.