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Il nodo irrisolto del governo

(ansa)
La trattativa parallela a quella per il Quirinale
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Nella storia repubblicana i governi "fotocopia", cioè identici al precedente, non hanno mai avuto fortuna. Sono serviti in qualche caso a cristallizzare una situazione, senza muovere nemmeno una pedina per non creare contraccolpi politici, ma si sono rivelati un rimedio di breve respiro. Nel caso in cui Draghi fosse eletto al Quirinale, l'ipotesi del governo "fotocopia" servirebbe a soddisfare, almeno sulla carta, un paio di esigenze. La prima è quella di congelare senza perdere tempo la maggioranza delle cosiddette "larghe intese" - o di salvezza nazionale - che sostiene l'attuale esecutivo e che si suppone debba costituire la base parlamentare del nuovo presidente della Repubblica. Il secondo è di aprire un ombrello sul "patto di legislatura" di cui parla Enrico Letta e adesso anche Renzi. L'espressione è ambiziosa, ma siamo quasi al tramonto della legislatura e un simile "patto" non si capisce…

Nella storia repubblicana i governi "fotocopia", cioè identici al precedente, non hanno mai avuto fortuna. Sono serviti in qualche caso a cristallizzare una situazione, senza muovere nemmeno una pedina per non creare contraccolpi politici, ma si sono rivelati un rimedio di breve respiro. Nel caso in cui Draghi fosse eletto al Quirinale, l'ipotesi del governo "fotocopia" servirebbe a soddisfare, almeno sulla carta, un paio di esigenze. La prima è quella di congelare senza perdere tempo la maggioranza delle cosiddette "larghe intese" - o di salvezza nazionale - che sostiene l'attuale esecutivo e che si suppone debba costituire la base parlamentare del nuovo presidente della Repubblica. Il secondo è di aprire un ombrello sul "patto di legislatura" di cui parla Enrico Letta e adesso anche Renzi. L'espressione è ambiziosa, ma siamo quasi al tramonto della legislatura e un simile "patto" non si capisce bene quali contenuti possa avere, a meno che l'accordo politico tra i partiti non si riveli veramente di ferro. E al momento non sembra che esistano le condizioni. Quindi ricorrere a una fotocopia può essere la via più breve per trarsi d'impaccio e cominciare a pensare alla campagna elettorale.


Ma c'è più di un dubbio che il gioco a incastro funzioni. In primo luogo non si tratterebbe in tutto e per tutto di una "fotocopia" bensì di un esecutivo a cui viene cambiato il capo. Non più Draghi salito al Colle, bensì un personaggio "X" non ben identificato ma scelto tra i tecnici, in quanto un esponente della politica farebbe saltare subito il precario equilibrio che si vuole invece confermare. Peraltro personalità "tecniche" in grado di gestire con la dovuta autorevolezza e sensibilità istituzionale i dossier legati ai fondi europei - in alcuni casi da rinegoziare - non sono facili da individuare. Perciò l'idea che l'esecutivo fotocopiato possa proseguire senza intoppi nel suo cammino senza Draghi è assai ottimistica. Manca poco più di un anno alle elezioni: da un lato avremo la pressione dell'Europa, dall'altro le spinte divergenti di partiti non più tenuti a freno da una personalità forte a Palazzo Chigi.


Ciò conferma che quello del governo è ancora il nodo più aggrovigliato. Logica vorrebbe che si sciogliesse, o almeno se ne discutesse seriamente, prima di eleggere il capo dello Stato. Ma finora gli equivoci sembrano crescere. Infatti investono anche le mosse di Berlusconi, attese con impazienza dal centrosinistra che ancora una volta ha finito per mettere l'uomo di Arcore al centro della scena. Con ogni probabilità Berlusconi vuole negoziare, come ha sempre fatto nella sua vita. Non intende trasformare il suo ritiro in un semplice omaggio a Draghi, né tantomeno vuole regalare qualcosa ai suoi alleati Salvini e Meloni. Potrebbe magari decidere di porre all'attenzione di tutti la questione del governo, vero punto debole dell'operazione Draghi al Quirinale. Nulla è irrisolvibile, ma sottovalutare il tema rischia di essere un grave errore. E si capisce perché. Se davvero Salvini vuole entrare nell'esecutivo con una forte delega, ecco che lo schema della fotocopia salta. In ogni caso non è credibile che partiti di sinistra e di destra vogliano impegnare i loro leader nello stesso governo a un anno dal voto. Ma senza indicazioni chiare il tasso d'incertezza e di confusione del Parlamento aumenterà. Un messaggio negativo per i franchi tiratori nell'ombra. Il caso Fraccaro qualcosa insegna.