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Lo stupro di Roma e le responsabilità degli adulti

Primavalle, Roma 

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I padri e le madri in questa storia - ma anche in altre simili - sono i migliori avvocati dei figli. Una generazione che alza le mani, come fanno i bambini, e dice "non è colpa mia, è stato lui"
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Nella nuova era di Neanderthal che ci ritroviamo a vivere, riusciamo ancora a stupirci di fronte ai fatti di Roma, quello stupro di una sedicenne drogata ad arte, quindi abusata da cinque maschi più o meno maggiorenni. Una storia di irresponsabili senza vergogna. Di questi figli e genitori non si salva nessuno. Dalle intercettazioni sappiamo che uno degli arrestati ha raccontato al padre di aver mentito ai carabinieri: "Gli ho detto che ho avuto un rapporto consenziente" (il giovane primate non immagina che i carabinieri lo stanno ascoltando in diretta). Il primate padre, che ora sa che il figlio ha compiuto una violenza sessuale - se la prende non con lui, ma con i "grandi" del gruppo che ha partecipato alla festa del 31 dicembre 2020, in una villetta di Primavalle, periferia di Roma.

I maggiorenni avrebbero dovuto vigilare su quello che stava succedendo, loro sì. E i veri "grandi"? I padri e le madri che in questo anno di indagini hanno p…

Nella nuova era di Neanderthal che ci ritroviamo a vivere, riusciamo ancora a stupirci di fronte ai fatti di Roma, quello stupro di una sedicenne drogata ad arte, quindi abusata da cinque maschi più o meno maggiorenni. Una storia di irresponsabili senza vergogna. Di questi figli e genitori non si salva nessuno. Dalle intercettazioni sappiamo che uno degli arrestati ha raccontato al padre di aver mentito ai carabinieri: "Gli ho detto che ho avuto un rapporto consenziente" (il giovane primate non immagina che i carabinieri lo stanno ascoltando in diretta). Il primate padre, che ora sa che il figlio ha compiuto una violenza sessuale - se la prende non con lui, ma con i "grandi" del gruppo che ha partecipato alla festa del 31 dicembre 2020, in una villetta di Primavalle, periferia di Roma.

I maggiorenni avrebbero dovuto vigilare su quello che stava succedendo, loro sì. E i veri "grandi"? I padri e le madri che in questo anno di indagini hanno parlato tra di loro, sempre sul filo dell'omertà, persino mafiosa, visto che qualcuno ha chiesto aiuto al ras del quartiere, per risolvere al meglio il fastidioso impiccio. Per chi si fosse perso tutti i particolari in cronaca, uno consiglia a un'altra di "non coinvolgere le forze dell'ordine, ma instauriamo un dialogo con i figli". Una frase grottesca, e magari già sapeva che uno dei giovani aveva sbandierato la maglietta sporca di sangue, il trofeo della bella serata. Chissà quanti si sono congratulati con il torero, e quante risate.

Un altro scrive in chat al figlio "ti sei divertito, almeno?". Un altro casca dal pero e balbetta "sono basito, non ne sapevo nulla" (la moglie sapeva, ma il figlio è solo testimone, quindi perché parlarne e rovinarci la cena?). E bravi. Ce ne fosse uno, o una, che avesse affrontato il figlio dicendogli "adesso mi racconti la verità, poi andiamo in questura". Oppure: "Ah, gli hai detto che era consenziente e non è vero? Primo: vergognati. Secondo: confessi come sono andate davvero le cose". Poi ci sono i genitori di una ragazzina, amica della vittima, che la ospitavano in casa e che l'hanno accompagnata in caserma per la denuncia. Il 2 gennaio, troppe ore dopo i fatti. Cos'hanno fatto, in tutte quelle ore, mah.

Nessuna pietà per la vittima. Qualcuno che dica almeno "poveretta", un atto dovuto di comprensione e compassione. Come ha spiegato bene un arrestato, ora ai domiciliari, "non è che noi se drogamo, è lei che s'è drogata". Quindi, è colpa sua, perché ci stava, è una facile, "è una p..., una z..." (queste parole la ragazza le ricorda bene, nella nebbia chimica in cui si è ritrovata). Come hanno detto le sue amiche, "è tutta colpa tua, se ti è successa questa cosa". Li hai provocati, ecco, e poi tutte le solite cose che dicono quelli davanti alle forze dell'ordine o al magistrato che contestano il vergognoso reato chiamato stupro.

I padri e le madri? In questa storia - ma anche in altre simili - sono i migliori avvocati dei figli. In altre situazioni, se serve, sono pure capaci di menare l'arbitro che ha fischiato il fallo, l'insegnante che ha dato il brutto voto, l'allenatore che non capisce le potenzialità del loro cucciolo. E comunque, i figli non sono mai responsabili di quello che fanno, sono bamboccioni innocenti, sono loro i poveretti meritevoli di compassione, sono ragazzini anche se hanno vent'anni, e chiudiamola qui ché abbiamo altro da fare.

Il fattore responsabilità è un concetto che non conoscono, un ragionamento che non può penetrare il cervello del primate adulto che in questa storia romana avrà, a occhio, un cinquant'anni, e forse meno, e abita a Primavalle e ai Parioli, quartiere e status sociale non fanno la differenza. Per anni abbiamo definito bamboccioni i giovani, ma non ne sono passati abbastanza per pensare che questa sia la seconda generazione bambocciona, infantile, incosciente, leggera e anche viziata.

Ce ne è una di "grandi" che non si prende la responsabilità di niente, neanche di un tamponamento. Che ogni volta alza le mani come fanno i bambini, e dice "non è colpa mia. È stato lui". È stata la società, lo Stato, i giudici, è colpa della pandemia. È stata quella ragazza, che evidentemente voleva farsi violentare. È stato mio figlio cretino, che in fondo voleva solo divertirsi, ma è solo un cretino. Io? Che ho fatto io? Niente. Se vogliamo stupirci, stupiamoci di questo, che è la seconda vergogna di questa storia.