✕

L'addio di Bob Dylan alle utopie

(ansa)

Ascolta l'audio

Non pago di aver ceduto i diritti sui testi a Universal, per oltre 300 milioni di dollari, ora ha venduto anche quelli di tutte le sue registrazioni passate e future a Sony
2 minuti di lettura

The Times They Are A-Changin'. I tempi cambiano, e col suo brano più celebre, datato 1964, Bob Dylan ce lo ricorda da ormai più di mezzo secolo. Ben sapendo che Like a Rolling Stone, come una pietra che rotola - titolo di un'altra sua celebratissima canzone, certo, ma soprattutto modo di dire usato per indicare chi non si radica, evitando le responsabilità fino in fondo - col tempo è cambiato, e tante volte, anche lui.

Sì, Robert Allen Zimmerman, il ragazzino ebreo poi convertito al cattolicesimo che nel 1959 scappò da Himming, Minnesota, per sfuggire al suo destino di figlio di un commerciante di mobili diventando il più grande cantautore della sua generazione, ne ha fatta un'altra delle sue.

Non pago - è proprio il caso di dirlo - di aver ceduto nel 2020 i diritti sui testi a Universal per oltre 300 milioni di dollari, si è dunque venduto ora pure i diritti di tutte le sue registrazioni passate e future a S…

The Times They Are A-Changin'. I tempi cambiano, e col suo brano più celebre, datato 1964, Bob Dylan ce lo ricorda da ormai più di mezzo secolo. Ben sapendo che Like a Rolling Stone, come una pietra che rotola - titolo di un'altra sua celebratissima canzone, certo, ma soprattutto modo di dire usato per indicare chi non si radica, evitando le responsabilità fino in fondo - col tempo è cambiato, e tante volte, anche lui.

Sì, Robert Allen Zimmerman, il ragazzino ebreo poi convertito al cattolicesimo che nel 1959 scappò da Himming, Minnesota, per sfuggire al suo destino di figlio di un commerciante di mobili diventando il più grande cantautore della sua generazione, ne ha fatta un'altra delle sue.

Non pago - è proprio il caso di dirlo - di aver ceduto nel 2020 i diritti sui testi a Universal per oltre 300 milioni di dollari, si è dunque venduto ora pure i diritti di tutte le sue registrazioni passate e future a Sony per una cifra non rivelata che secondo l'informatissimo Billboard, Bibbia americana delle classifiche, supera i 200 milioni di dollari.

Un bel colpo per il cantastorie che pure negli anni 60 mise la rivoluzione in musica raccogliendo il testimone di Woody Guthrie (il menestrello comunista perseguitato dall'Fbi e devastato dall'alcol, autore nel 1940 di quella This Land is your Land rispolverata da Barack Obama nel 2009: quando la fece intonare a Bruce Springsteen e Pete Seeger al suo insediamento) con ballate di protesta, cantate con voce strozzata e accompagnate con l'armonica dei cowboy di frontiera. Le stesse che 50 anni dopo, nel 2016, gli fecero ottenere il Nobel per la Letteratura.

E pazienza se il suo pragmatismo non è mai piaciuto ai fan: il cantastorie laureato rinnegò in tempo reale perfino gli ideali di Woodstock, il festival-simbolo della sua era cui proprio lui, che nella cittadina a nord di New York viveva già dal 1966, non partecipò preferendogli il britannico (e oggi altrettanto mitico) raduno sull'Isola di Wight.

"Non voglio più scrivere per gli altri. Non sono portavoce di nessuno. Non faccio parte di un movimento. Voglio esprimere solo me stesso..." confidava in quegli anni al critico Nat Hentoff. Nel tempo, le sue scelte individualiste gli sono state spesso rinfacciate pure dai colleghi: Neil Young, per dire, lo criticò con asprezza quando nel 2004 scelse non solo di cedere la sua Sick of Love ma pure di apparire nello spot di lingerie targato Victoria's Secret.

Dylan non se ne preoccupò: anzi. Ha fatto da testimonial ad Apple nel 2006, a Chrysler nel 2014 e a Ibm nel 2015. Un celebre spot dove il computer gli diceva: "I miei dati mostrano che i tuoi temi principali sono il tempo trascorso e l'amore svanito". E lui rispondeva: "Scriviamo una canzone insieme".

Privo di falsi pudori, è stato proprio lui ad aprire ai colleghi la strada della vendita dei cataloghi su cui nell'ultimo anno lo hanno seguito altri giganti, Paul Simon e Bruce Springsteen in testa. Un sistema considerato fino a pochi anni fa una vergogna per i musicisti, oggi diventato frequente perché, lo spiega il Wall Street Journal, i grandi del rock invecchiano e pensano a semplificare la successione monetizzando, per conto degli eredi, la produzione artistica.

The Times They Are A-Changin', i tempi stanno cambiando: ancora. Ma "Old Bob" questa volta ha una giustificazione sentimentale. Columbia Records, storica etichetta acquistata da Sony a fine anni 80, è la stessa che nel 1962 pubblicò il suo primo, omonimo album, dove alternava brani folk tradizionali e pezzi originali: "Columbia ha significato molto per me. In fondo le mie registrazioni stanno solo tornando a casa".