Non siamo ancora alla rivolta del Parlamento contro i capi partito, ma è qualcosa che vi si avvicina. Ieri si sono incrociati diversi motivi di malessere. In primo luogo la volontà di Giorgia Meloni di mostrare la propria insofferenza verso il confuso agitarsi di Salvini, alla ricerca di uno status di regista che finora è lungi dall’aver ottenuto. Solo che la realtà è andata oltre le aspettative: il nome di Crosetto, destinato a raccogliere i voti compatti degli elettori di Fratelli d’Italia (63), ne ha raccolti quasi il doppio. Segno che molti parlamentari, al di là della sigla del partito, sono confluiti su di lui. Quindi Salvini ha ricevuto un doppio avvertimento dal campo del centrodestra. E cosa dice questa messa in guardia?
È stato fatto capire al capo leghista che la candidatura del presidente del Senato, Elisabetta Casellati, messa sul tavolo con molta approssimazione, non ha probabilità di passare. Non solo…
Non siamo ancora alla rivolta del Parlamento contro i capi partito, ma è qualcosa che vi si avvicina. Ieri si sono incrociati diversi motivi di malessere. In primo luogo la volontà di Giorgia Meloni di mostrare la propria insofferenza verso il confuso agitarsi di Salvini, alla ricerca di uno status di regista che finora è lungi dall’aver ottenuto. Solo che la realtà è andata oltre le aspettative: il nome di Crosetto, destinato a raccogliere i voti compatti degli elettori di Fratelli d’Italia (63), ne ha raccolti quasi il doppio. Segno che molti parlamentari, al di là della sigla del partito, sono confluiti su di lui. Quindi Salvini ha ricevuto un doppio avvertimento dal campo del centrodestra. E cosa dice questa messa in guardia?
È stato fatto capire al capo leghista che la candidatura del presidente del Senato, Elisabetta Casellati, messa sul tavolo con molta approssimazione, non ha probabilità di passare. Non solo è stata respinta dal Pd, da Renzi e anche dai 5S, ma non raccoglierà nemmeno tutti i voti della destra. Tant’è che Giorgia Meloni, con accenti persino bruschi, ha invitato Salvini a mettere in votazione uno dei candidati di bandiera dell’alleanza Lega-FdI-FI: nemmeno loro hanno speranze, ma almeno servono a tenere unito lo schieramento, a maggior ragione se il centrosinistra dovesse presentare stamane un suo nome. In sostanza Salvini è sul ciglio del burrone. Le sue ricognizioni devono portare in tempi molto rapidi a risolvere il rebus, altrimenti la destra prenderà altre strade.
Secondo elemento di forte malessere. I 125 voti al presidente uscente Mattarella. Sono un chiaro messaggio perché accetti di restare al Quirinale. E anche l’indizio di un dissenso verso la tattica temporeggiatrice del Pd: finora questo gruppo non ha saputo o voluto impegnarsi su un preciso profilo, nascondendosi in parte dietro il nome di Draghi, che a un certo punto ha rischiato di diventare il candidato del partito di Letta, una deriva non conveniente per nessuno. Ne consegue che ieri il segretario ha voluto correre ai ripari, precisando che il suo ruolo «è proteggere Draghi». Quei voti inaspettati pro-Mattarella stanno peraltro spiegando come un segmento del Parlamento desideri la stabilità che sarebbe garantita dal bis. L’idea forse inconscia (non c’è una regia) consiste nel mettere il capo dello Stato di fronte al fatto compiuto oppure, più probabilmente, convincere le forze politiche a rivolgersi a lui nelle dovute forme.
Terzo elemento di una tumultuosa giornata. Anche Pier Ferdinando Casini ha ottenuto 52 voti, certo non pochi, secondo una logica che è la stessa di chi guarda a Mattarella: ossia puntellare la stabilità della legislatura. Vale per lui la medesima riflessione che si fa per l’attuale presidente della Repubblica: se è vero che abbiamo assistito a una piccola rivolta del Parlamento, nulla impedisce di pensare che oggi quei numeri tenderanno a dilatarsi. Soprattutto, s’intende, se la notte non avrà portato consiglio e fosse inevitabile un altro scrutinio transitorio (ma con la soglia scesa a 505 voti). Sullo sfondo la serata si è animata quando si è diffusa la voce - poi smentita - che Salvini aveva incontrato Sabino Cassese. Il notissimo e anziano professore, ex giudice della Consulta, ha l’impronta del riformatore e per questo non piace a un settore dei 5S. Ma sarebbe una scelta coraggiosa. Tanto coraggiosa da meritare almeno un po’ d’attenzione.