Le crisi che l’Italia non vede
di Marco Minniti , di Marco MinnitiVenti di guerra non hanno mai spirato così forti in Europa, sin dal 2014, quando la Russia di Putin con una spregiudicata e vincente azione di "guerra lampo" si è appropriata della Crimea, direttamente, e del Donbass, di fatto. Un colpo durissimo per l'intera comunità internazionale, per gli Stati Uniti, per noi europei che vedevamo, per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale, una modifica, manu militari, dei confini interni al continente. L'obiettivo era, è l'Ucraina. Non sappiamo quanto siamo, davvero, vicini ad una effettiva campagna armata. Ma in "situazioni così tese" una scintilla può sempre innescarsi.
Come la storia ci ha, ampiamente, insegnato. Gli effetti potrebbero essere devastanti sino a coinvolgere la stabilità e la sicurezza dell'intero pianeta. Tuttavia, la sensazione che si ha è di trovarsi di fronte ad una sfida aperta che somiglia, in qualche modo,…
Venti di guerra non hanno mai spirato così forti in Europa, sin dal 2014, quando la Russia di Putin con una spregiudicata e vincente azione di "guerra lampo" si è appropriata della Crimea, direttamente, e del Donbass, di fatto. Un colpo durissimo per l'intera comunità internazionale, per gli Stati Uniti, per noi europei che vedevamo, per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale, una modifica, manu militari, dei confini interni al continente. L'obiettivo era, è l'Ucraina. Non sappiamo quanto siamo, davvero, vicini ad una effettiva campagna armata. Ma in "situazioni così tese" una scintilla può sempre innescarsi.
Come la storia ci ha, ampiamente, insegnato. Gli effetti potrebbero essere devastanti sino a coinvolgere la stabilità e la sicurezza dell'intero pianeta. Tuttavia, la sensazione che si ha è di trovarsi di fronte ad una sfida aperta che somiglia, in qualche modo, ad un'altra storica partita giocata diversi anni fa e che tenne a lungo il mondo con il fiato sospeso: la crisi di Cuba dei primissimi anni 60. Naturalmente, non sfuggono le differenze. Innanzitutto, di scenario: era un altro mondo, nel pieno della guerra fredda. Poi di contenuto: una minaccia diretta al territorio degli Stati Uniti. Ma, allora come oggi, c'erano, ci sono da difendere dei principi di libertà. Se questo è il senso della sfida di Putin bisogna, forse, pensare che c'è un filo che lega l'ammassamento di truppe, le manovre militari ai confini con l'Ucraina ed i migranti del bosco di Bialowieza. Tutto sempre nel cuore dell'Europa.
L'obiettivo è quello di uno slittamento progressivo che porti a piegare principi e diritti alla dura logica della realpolitik. Se accadesse, le democrazie occidentali finirebbero per perdere sé stesse. È stata molto importante la risposta ferma ed unitaria dagli Stati Uniti all'Europa. E dalla Nato che rappresenta simbolicamente l'alleanza politico militare tra le due sponde dell'Atlantico. Questa unità non può, non deve incrinarsi. Le iniziative di Parigi e Berlino non sono in contraddizione con questa esigenza. Discutere, forti dei propri principi, non vuol dire esitare. La dipendenza energetica, naturalmente pesa ma non sarà, non può essere decisiva. Tuttavia, non sfugge a nessuno che l'Europa è, in questo momento, alle prese con una sfida cruciale. Con l'Italia, quasi tecnicamente, nell'occhio di un potenziale ciclone. Dal fronte orientale a quello meridionale. Dal Mediterraneo al Vicino Oriente non giungono notizie rassicuranti. In Libia, le elezioni sono state ormai definitivamente rinviate. Con le deliberazioni dell'ultima sessione della "Camera dei rappresentanti" di Tobruk sembra profilarsi sempre di più uno scontro tra il governo uscente ed uno "nuovo", la cui costituzione è stata esplicitamente richiesta dal Parlamento. Con il rischio incombente di fortissime tensioni e nuove rotture, anche territoriali. Nel Mediterraneo centrale continua, purtroppo, l'esodo di disperazione e morte. Un po' più a sud, nel cuore del Sahel, in Burkina Faso si è registrato il terzo colpo di stato in questo pezzo di Africa. In Mali è, verosimilmente, incominciato il dispiegamento dei contractors russi della Wagner, dopo che c'erano state imponenti manifestazioni di massa contro le sanzioni imposte dall'Ecowas e con forti connotazioni antifrancesi e filorusse. Più ad Est, nel Corno d' Africa, l'Etiopia è dilaniata da una drammatica guerra civile. In Sudan c'è stato un altro colpo di Stato ed in Somalia si è giunti praticamente ad un passo. Con lo spettro imminente di una catastrofica crisi alimentare ed umanitaria. Dal Sahel al Corno d'Africa la minaccia terroristica rimane molto forte. Proprio mentre Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti è stata ripetutamente oggetto di attacchi di un nuovo "terrorismo ipertecnologico", con droni e missili. Una traumatica rottura del "principio di sicurezza" per uno dei più importanti produttori di energia al mondo che, proprio in questi mesi, sta ospitando a Dubai l'Expo mondiale. Infine, Islamic State. Con delle vere e proprie operazioni militari ha assaltato le prigioni dove erano detenuti migliaia di "terroristi combattenti". A testimonianza che, sia pur sconfitto, mantiene importanti capacità, anche militari.
Mentre in Italia sembra prevalere una forma prolungata di "fermo politico", il mondo "gira intorno a noi". Vorticosamente. La posta in gioco è altissima: dai principi del diritto internazionale al governo dei flussi migratori. Dagli approvvigionamenti energetici alla lotta al terrorismo. Nell'era della interconnessione è un lusso che nessun Paese al mondo può permettersi a lungo. Ma a pensarci bene, anche in passato, era sconsigliato: dum Romae consulitur...