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Quirinale e governo, al bivio tra riforme ed emergenza

Sergio Mattarella e Mario Draghi (ansa)

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C'è da verificare se il tandem Sergio Mattarella-Mario Draghi è in grado di reggere. E soprattutto di operare
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L'eco compiaciuta per il nuovo mandato di Mattarella non si è ancora spenta e non svanirà prima di giovedì 3 febbraio, quando il presidente terrà il discorso inaugurale. L'unico precedente, quello di Napolitano rieletto nel 2013, non aiuta a illuminare il quadro. Allora fu una veemente quanto vana requisitoria contro le malattie di un sistema paralizzato.

Oggi, nove anni dopo, la patologia si è aggravata perché nessuno vi ha posto rimedio. Più che di paralisi, è lecito parlare ormai di macerie. Per cui oggi il ruolo del presidente della Repubblica è, sì, quello del garante, ma in termini quasi drammatici. Come dire che garantire l'equilibrio democratico resta essenziale, ma impone un impegno sempre più gravoso. A Mattarella si chiede tra le righe di supplire alla modestia delle forze politiche, in qualche caso alla loro insipienza, e di proteggere al tempo stesso il governo di "larghe intese…

L'eco compiaciuta per il nuovo mandato di Mattarella non si è ancora spenta e non svanirà prima di giovedì 3 febbraio, quando il presidente terrà il discorso inaugurale. L'unico precedente, quello di Napolitano rieletto nel 2013, non aiuta a illuminare il quadro. Allora fu una veemente quanto vana requisitoria contro le malattie di un sistema paralizzato.

Oggi, nove anni dopo, la patologia si è aggravata perché nessuno vi ha posto rimedio. Più che di paralisi, è lecito parlare ormai di macerie. Per cui oggi il ruolo del presidente della Repubblica è, sì, quello del garante, ma in termini quasi drammatici. Come dire che garantire l'equilibrio democratico resta essenziale, ma impone un impegno sempre più gravoso. A Mattarella si chiede tra le righe di supplire alla modestia delle forze politiche, in qualche caso alla loro insipienza, e di proteggere al tempo stesso il governo di "larghe intese" favorendone il successo.

Il fatto che i partiti siano nel complesso deboli e insabbiati può aiutare il presidente nel suo compito, ma un eccesso di debolezza produce invece un cortocircuito che tende a rendere inutile ogni "garanzia", se adottata attraverso strumenti ordinari. Il nuovo Mattarella, peraltro, può giovarsi di un aspetto che rende diversa la sua condizione da quella di Napolitano. Questi fu rieletto per volontà dei partiti che non sapevano più come sbrogliare la matassa. Oggi invece è stato il Parlamento "autogestito", con la sua mezza rivolta quasi in punto di morte, a imporre Mattarella; e i partiti, giocando di rimessa, hanno afferrato il salvagente.

La circostanza offre al Quirinale, se vorrà e saprà usarlo, un potere inedito di pressione sul sistema partitico semi-asfissiato. Resta da capire quindi se il capo dello Stato intende limitarsi all'opera di garanzia ovvero intende spingere per una riforma complessiva del sistema. Sappiamo che lo stile e la cultura istituzionale di Mattarella non coincidono con quelli di Napolitano, eppure la strettoia è la stessa.

L'anziano e acuto Rino Formica, in un'intervista alla Stampa, ha detto che "in queste settimane si è consumato uno scontro tra chi voleva mantenere l'equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione e chi voleva cambiarlo a Costituzione invariata". Una critica molto dura a Draghi, magari ingiusta, che tuttavia finisce per assegnare a Mattarella un ruolo ancora più impegnativo, in parallelo con l'elezione di Giuliano Amato a presidente della Consulta.

Al dunque c'è da verificare se il "tandem" Mattarella-Draghi è in grado di reggere e soprattutto di operare. Per meglio dire, la "tecnocrazia", di cui il presidente del Consiglio è il più prestigioso esponente, può assumere un profilo di maggiore spessore politico e agire in sintonia con il capo dello Stato. In tal caso il terreno non può che essere il rinnovamento autentico e non retorico delle istituzioni, tema su cui si misura il vero fallimento della classe politica ("Il tempo della riforma è ora - osservava un parlamentare disilluso, Andrea Cangini - altrimenti l'Italia rimarrà strutturalmente in crisi, incapace persino di governarsi secondo procedure ordinarie").

È il tema di un premier che impone la sua legge alla fragilità dei partiti (vedi resa dei conti tra i 5S e nella Lega). Ma c'è anche il pericolo dell'altra ipotesi: la mancanza di un disegno politico che faccia da collante nel governo, per cui si prosegue nella logica dell'emergenza. Presto si capirà meglio.