In questi giorni tutti coloro che chiedevano di far presto dimenticavano che eleggere un capo dello Stato non è cosa semplice. Il Parlamento uscito dalle elezioni del 4 marzo 2018 è stravolto, non ha maggioranze al suo interno, pertanto si riconferma tutto, perché ad andar oltre si va indietro o da nessuna parte. È per questo che si chiede a personalità con caratura e postura sempre meno diffuse di dare ancora una mano al Paese e di accompagnare la transizione verso una nuova stagione.
Agli ultimi due capi dello Stato i partiti hanno chiesto la disponibilità alla rielezione, dopo che nei due anni precedenti gli stessi avevano spinto perché si lavorasse per la ricerca di soluzioni alternative. Ma è bene ricordare che il bis non avrà ulteriori appelli in un quadro piuttosto compromesso.
Innanzitutto i partiti sono sempre più tenuti insieme da convenienze personali: in aula solo con l'escamotage del mancato ritir…
In questi giorni tutti coloro che chiedevano di far presto dimenticavano che eleggere un capo dello Stato non è cosa semplice. Il Parlamento uscito dalle elezioni del 4 marzo 2018 è stravolto, non ha maggioranze al suo interno, pertanto si riconferma tutto, perché ad andar oltre si va indietro o da nessuna parte. È per questo che si chiede a personalità con caratura e postura sempre meno diffuse di dare ancora una mano al Paese e di accompagnare la transizione verso una nuova stagione.
Agli ultimi due capi dello Stato i partiti hanno chiesto la disponibilità alla rielezione, dopo che nei due anni precedenti gli stessi avevano spinto perché si lavorasse per la ricerca di soluzioni alternative. Ma è bene ricordare che il bis non avrà ulteriori appelli in un quadro piuttosto compromesso.
Innanzitutto i partiti sono sempre più tenuti insieme da convenienze personali: in aula solo con l'escamotage del mancato ritiro della scheda sono riusciti a controllare il voto dei propri onorevoli. È stato ipocrita da parte loro far finta di capire che non si poteva sciupare una risorsa come Draghi per poi dichiarargli guerra e infine, naufragate tutte le più inimmaginabili scorrerie, attribuirsi il merito della soluzione. Triste lo spettacolo di importanti cariche dello Stato che non comprendono il minimo di decoro istituzionale (sarà necessario organizzargli un corso intensivo con docenti Casini e Cassese). Per la disinvoltura di Conte e Salvini le relazioni interne dentro le coalizioni sono improntate a un clima di inaffidabilità. Tutto ciò farà capire che bisogna mettere mano alla riforma elettorale e, se ci si riesce, alla storpiatura del Parlamento operato dal taglio dei parlamentari.
Ma non basta. Adesso il presidente Draghi è più forte. È bene che utilizzi questa rafforzamento perché dentro la sua squadra si capisca, davvero, la situazione del Paese. Non bastano i numeri del Pil, soprattutto in una fase di sostegno fortissimo ad alcuni settori. C'è un pezzo ancor più grande di Paese che è in seria difficoltà. E quando ti chiude la fabbrica o perdi il lavoro, ti fa ancora più rabbia chi dispensa ottimismo solo per difendere il proprio ruolo. E la rabbia sale quando ti accorgi che un parlamentare della Repubblica, in uno dei momenti più importanti della sua missione, scrive sulla scheda nomi improbabili.
Ora sappiamo cosa accade senza Draghi e Mattarella. E sappiamo che i partiti non hanno chiaro cosa serve all'Italia nei prossimi cinque anni. Ovvero riforme vere, pertanto coraggiose e profonde, riportando il Pnrr alla scommessa che dovrebbe rappresentare.
Per questo, magari dopo qualche giorno di silenzio e dopo troppo rumore, occorrerà mettere in campo iniziative per la riconfigurazione della politica. Questa è la fase Bartali (tutto da rifare) se si vuole stabilità, equità e rilancio. Per questo serve una Rerum Novarum Civile, come 131 anni fa, per costruire buoni motivi che spingano i cittadini a partecipare, perché tornino a vedere l'impegno civile, sociale e politico come un elemento decisivo per il tessuto connettivo della democrazia. È appunto il momento di far nuove le cose. Chi pensa di restare in sella ricorrendo alla solita manutenzione ordinaria non ha capito.
Vale per tutti. Chi da domani tornerà alle proprie interpretazioni di ruolo fatte di posizionamenti e potere lo farà in trasparenza. Chi capirà che bisogna ridare senso alle cose importanti, e si metterà in gioco davvero, avrà la capacità di ricostruire la classe dirigente. L'approdo di ieri ci rassicura. Ma dobbiamo apprendere la grande lezione di questi giorni: che proprio al culmine della nausea bisogna promuovere un'azione contraria, fare tutti un metro in più verso la politica, l'impegno civile e sociale e assicurare in buone mani il destino del nostro Paese.