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Governo, la ricreazione è finita

Il presidente del Consiglio Mario Draghi (ansa)

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L'obiettivo principale di Mario Draghi è comunicare che il lavoro di Palazzo Chigi non può essere fatto deragliare dall'instabilità politica di una campagna elettorale già in pieno svolgimento. È in questa chiave che va letta la decisione di dare i compiti a casa ai ministri
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È di nuovo il momento di Mario Draghi. Dopo il lieto fine di una parentesi presidenziale in cui la "politica", nel senso prettamente italiano della parola, l'ha fatta da padrona, il pallino torna nelle mani del premier. Perché l'economia, i mercati e l'Europa lo esigono e perché ci sono scadenze importanti che non attenderanno il lento spostamento delle placche tettoniche di Montecitorio.

A ribadire l'urgenza della situazione è stato proprio Draghi in Consiglio dei ministri, parlando direttamente ai membri del suo governo e indirettamente a leader di partito che, alla fine dei conti, gli hanno impedito di salire al Colle. Le tre priorità di oggi, già indicate dal presidente Mattarella, sono le tre priorità di ieri: uscire dalla pandemia, continuare la ripresa economica e colmare i divari sociali del Paese.

Temi seri che devono essere affrontati al più presto. L'Italia ci arriva in una duplice posiz…

È di nuovo il momento di Mario Draghi. Dopo il lieto fine di una parentesi presidenziale in cui la "politica", nel senso prettamente italiano della parola, l'ha fatta da padrona, il pallino torna nelle mani del premier. Perché l'economia, i mercati e l'Europa lo esigono e perché ci sono scadenze importanti che non attenderanno il lento spostamento delle placche tettoniche di Montecitorio.

A ribadire l'urgenza della situazione è stato proprio Draghi in Consiglio dei ministri, parlando direttamente ai membri del suo governo e indirettamente a leader di partito che, alla fine dei conti, gli hanno impedito di salire al Colle. Le tre priorità di oggi, già indicate dal presidente Mattarella, sono le tre priorità di ieri: uscire dalla pandemia, continuare la ripresa economica e colmare i divari sociali del Paese.

Temi seri che devono essere affrontati al più presto. L'Italia ci arriva in una duplice posizione di forza conferitagli dalla potentissima crescita del 2021 e dal consenso degli investitori al dream team Mattarella-Draghi per almeno un altro anno. Attenzione, però, a non contare troppo sulla "fiducia dei mercati" perché i signori e le signore del denaro hanno la memoria corta e i nervi fragili. Gli stessi fondi che ieri hanno fatto calare lo spread non si farebbero alcuno scrupolo a mettere sotto pressione il nostro debito pubblico se il governo venisse meno ai suoi doveri.

L'obiettivo principale del premier in questo momento è comunicare ai ministri, ai cittadini e alle Borse che il lavoro di Palazzo Chigi non può essere fatto deragliare dall'inevitabile instabilità politica di una campagna elettorale già in pieno svolgimento.

È in questa chiave di "fine della ricreazione" che va letta la decisione di Draghi di dare i compiti a casa ai ministri, chiedendo loro una dettagliata analisi, da presentare già mercoledì 2 febbraio, di cosa funziona e cosa non funziona nelle loro porzioni di Pnrr. Come a dire: "testa bassa e lavorare".

Le scadenze sono chiare e i numeri non mentono: l'Italia deve raggiungere 45 traguardi per potersi assicurare altri 24,1 miliardi di euro di fondi europei a giugno. Il premier è andato addirittura oltre, ricordando ai colleghi con estrema precisione le date e la possibile ricompensa plurimiliardaria delle altre due tappe, alla fine del 2022 e a metà 2023.

Il fatto che si intraveda la luce alla fine del tunnel della pandemia è un altro motivo di ottimismo, sia economico - perché un Paese che riapre è un Paese che cresce - sia sociale - perché il virus ha esacerbato le sperequazioni finanziarie a danno dei ceti più deboli. L'uscita dall'incubo-Covid è tutta da definire, e le ricadute sono sempre un rischio, ma, anche qui, il governo sembra pronto a tenere il benessere economico in cima alla lista delle priorità, come dimostrato dalla probabile riapertura delle discoteche prima di San Valentino e dalle nuove regole sulle scuole. Gli ostacoli su questa strada di ritorno alla normalità sociale e mantenimento dell'eccezionalità economica sono di fattura sia esterna che interna.

Il caro-bollette, fomentato da un mercato dell'energia mondiale in grande tumulto e da una pentola geopolitica in ebollizione, soprattutto in Ucraina ma anche in Medio Oriente e Cina, è un vero rompicapo per Draghi e i suoi. Dopo una serie di interventi di più di 5 miliardi di euro, il governo ha esaurito i fondi ordinari. La Lega e il Pd gli hanno già chiesto di trovare i soldi in un modo o nell'altro. Ma uno scostamento di bilancio, soprattutto se fosse intorno ai 30 miliardi di euro richiesti da Salvini, comporterebbe sacrifici notevoli da qualche altra parte, a meno di non voler appesantire ulteriormente il giogo del debito nostrano.

A livello internazionale, l'inflazione rimane un pericolo anche se la congiuntura attuale, che prevede un rialzo dei tassi Usa ben prima di quelli europei, indebolirebbe l'euro e favorirebbe un Paese esportatore come l'Italia.

L'incognita più grande, e più temuta dai mercati, è proprio quella che Draghi ha voluto scongiurare: un'infiltrazione della politica elettorale nel lavoro del governo. Qui gli investitori contano sul potere dei doppi garanti, uno a Palazzo Chigi e l'altro al Quirinale. Basterà? Al momento di alternative non ce ne sono. È curioso che "il nonno al servizio delle istituzioni", che alla fine dell'anno scorso disse di aver "creato le condizioni perché questo lavoro continui a prescindere da chi c'è", sia diventato di nuovo così indispensabile al futuro del Paese.