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Legge elettorale, il sistema di voto deve essere chiaro

Roma, l'aula della Camera dei deputati durante il voto per il Quirinale  (agf)

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Quando si reca al seggio un cittadino deve poter avere una idea di come finirà la sua preferenza, altrimenti si alimenta la disaffezione. E non si possono modificare le regole troppo spesso
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Con la fine della saga del Quirinale si apre la saga delle prossime elezioni. E come sempre all'approssimarsi delle elezioni, si riapre anche la saga del sistema elettorale, che in Italia è considerato alla stregua di una legge qualsiasi, da cambiare ogni due anni a seconda dei sondaggi e delle fibrillazioni nelle coalizioni. C'è una gran voglia di proporzionale, ovviamente tra i piccoli partiti al centro quanto agli estremi (si vedano le dichiarazioni di due capigruppo alla Camera, Federico Fornaro per Liberi e Uguali e Osvaldo Napoli per Coraggio Italia), e sorprendentemente anche nel Pd (si veda l'intervista al vicesegretario Provenzano).

A grandi linee, i sistemi elettorali possono essere proporzionali o maggioritari; questi ultimi in qualche modo premiano i partiti più forti rispetto a una assegnazione dei seggi proporzionale ai voti ricevuti. Ma ci sono tanti "gradi" di maggioritario, dal proporzionale tedesco con sbarramento al 5 per …

Con la fine della saga del Quirinale si apre la saga delle prossime elezioni. E come sempre all'approssimarsi delle elezioni, si riapre anche la saga del sistema elettorale, che in Italia è considerato alla stregua di una legge qualsiasi, da cambiare ogni due anni a seconda dei sondaggi e delle fibrillazioni nelle coalizioni. C'è una gran voglia di proporzionale, ovviamente tra i piccoli partiti al centro quanto agli estremi (si vedano le dichiarazioni di due capigruppo alla Camera, Federico Fornaro per Liberi e Uguali e Osvaldo Napoli per Coraggio Italia), e sorprendentemente anche nel Pd (si veda l'intervista al vicesegretario Provenzano).

A grandi linee, i sistemi elettorali possono essere proporzionali o maggioritari; questi ultimi in qualche modo premiano i partiti più forti rispetto a una assegnazione dei seggi proporzionale ai voti ricevuti. Ma ci sono tanti "gradi" di maggioritario, dal proporzionale tedesco con sbarramento al 5 per cento, al doppio turno francese, ai collegi uninominali inglesi.

Inoltre conta anche l'estensione delle circoscrizioni. Schematizzando, un piccolo partito che è forte in due Regioni ma assente nelle altre preferirà un proporzionale su base regionale, perché un sistema proporzionale nazionale annacquerebbe i suoi voti; un piccolo partito presente uniformemente in tutte le Regioni preferirà invece un proporzionale su base nazionale. Lo stesso vale per i grandi partiti, ma questa volta in favore del maggioritario: un partito molto forte in tutte le Regioni sarà a favore di un maggioritario su base nazionale; un partito di maggioranza in alcune Regioni ma debole in altre sarà a favore di un maggioritario su base regionale.

Ecco perché a seconda dei sondaggi e delle coalizioni del momento lo stesso partito si batte per un proporzionale o un maggioritario, su scala regionale oppure nazionale: le combinazioni possibili sono tante. Ed ecco perché dal 1993 ad oggi il nostro Parlamento ha sfornato ben quattro leggi elettorali, un caso unico nei Paesi occidentali. Sono tutte leggi elettorali frutto di compromessi bizantini, una più complicata dell'altra, incomprensibili anche alla stragrande maggioranza dei deputati e senatori che le hanno votate.

Abbiamo già discusso su queste colonne quali dovrebbero essere, a nostro giudizio, le caratteristiche di una buona legge elettorale. Poiché si è già cominciato a parlarne, pensiamo che essere ripetitivi possa essere utile. A nostro avviso bisogna tenere a mente tre considerazioni.

Primo, c'è una tensione inevitabile e ineliminabile tra rappresentatività e governabilità. Un sistema proporzionale su base nazionale assicura la rappresentanza nella Camera a qualsiasi partito che raccolga almeno un quattrocentesimo dei voti (dove 400 è il numero dei deputatati dalla prossima legislatura). Ma un tale sistema crea anche un Parlamento frammentato in una miriade di partiti, una ricetta per l'ingovernabilità. Per questo è singolare che proprio chi lamenta la paralisi decisionale di un Parlamento che elegge a fatica un presidente della Repubblica, oggi sostenga l'adozione di un sistema strettamente proporzionale.

Secondo, qualsiasi sistema si scelga, è fondamentale che sia semplice, chiaro, intelleggibile ai cittadini. Quando vota, un cittadino deve poter avere una idea di come finirà il suo voto, altrimenti si alimenta la disaffezione dalla politica. Questo non avviene nel Rosatellum attuale, un misto di collegi uninominali e di proporzionale su base nazionale (Camera) o regionale (Senato), con soglie di sbarramento che si applicano, con valori diversi, sia al voto nazionale che a quello regionale, e diverse tra i due rami del Parlamento e a seconda che si tratti di lista singola o di coalizione. Ah, dimenticavamo le liste bloccate. Crediamo che non più di un centinaio di persone in tutta Italia possano spiegare come funziona il Rosatellum senza consultare Wikipedia. Confrontate con il sistema francese: in ogni circoscrizione se un candidato prende più del 50 per cento dei voti viene eletto subito, altrimenti si va al ballottaggio tra i primi due. Punto.

Terzo, non si può continuare a ridiscutere ogni due per tre la legge elettorale. Questo disorienta i cittadini, e ogni anno invischia la politica in discussioni senza fine sempre sullo stesso tema, quando dovrebbe dedicarsi ad altri problemi, a cominciare, nelle circostanze attuali, dall'attuazione del Pnrr. Mettiamo perciò in Costituzione la clausola secondo cui qualsiasi cambiamento alla legge elettorale entra in vigore almeno cinque anni dopo l'approvazione, così da scoraggiare chi salta fuori con una nuova proposta per avvantaggiarsi subito di ogni nuovo sondaggio favorevole o di un cambiamento negli schieramenti. C'è già troppa disaffezione al voto in giro e troppa autoreferenzialità in una classe politica che si chiude in conclave votando per giorni schede bianche in un Paese in emergenza sanitaria ed economica. Non aumentiamola ulteriormente con regole di voto barocche e modificate a ogni tornata elettorale.