✕

Il bivio davanti alla Lega

Il segretario della Lega Matteo Salvini (ansa)

Ascolta l'audio

Finché Matteo Salvini resterà in mezzo al guado, le scosse sul governo non cesseranno. Viceversa, se approfittasse della crisi per rifondare un centrodestra diverso insieme a Forza Italia, credibile a livello europeo, ancorato alla Costituzione, a beneficiarne sarebbe la democrazia italiana
3 minuti di lettura

È il giorno di Sergio Mattarella, il giorno in cui il presidente della Repubblica avvia solennemente il suo secondo mandato con il discorso d'investitura nell'aula di Montecitorio. Un segno di ripartenza e di stabilità, che avviene mentre in simultanea il governo decide di compiere una netta sterzata verso l'uscita dall'emergenza pandemica. Massima limitazione delle lezioni a distanza, durata illimitata del Green Pass per chi ha fatto il booster, nessuna restrizione per i vaccinati anche in zona rossa: sono tanti i cambiamenti che scandiranno il tempo nuovo che abbiamo di fronte. A questo percorso la Lega ha però deciso di opporsi, con uno strappo tanto più rumoroso in quanto condiviso anche dall'esponente più "draghiano" del Carroccio, il ministro Giancarlo Giorgetti.

È legittimo dunque chiedersi cosa stia avvenendo e se la rottura in Consiglio dei ministri, pur su un tema limitato come la Dad per i ragazzi…

È il giorno di Sergio Mattarella, il giorno in cui il presidente della Repubblica avvia solennemente il suo secondo mandato con il discorso d'investitura nell'aula di Montecitorio. Un segno di ripartenza e di stabilità, che avviene mentre in simultanea il governo decide di compiere una netta sterzata verso l'uscita dall'emergenza pandemica. Massima limitazione delle lezioni a distanza, durata illimitata del Green Pass per chi ha fatto il booster, nessuna restrizione per i vaccinati anche in zona rossa: sono tanti i cambiamenti che scandiranno il tempo nuovo che abbiamo di fronte. A questo percorso la Lega ha però deciso di opporsi, con uno strappo tanto più rumoroso in quanto condiviso anche dall'esponente più "draghiano" del Carroccio, il ministro Giancarlo Giorgetti.

È legittimo dunque chiedersi cosa stia avvenendo e se la rottura in Consiglio dei ministri, pur su un tema limitato come la Dad per i ragazzi non vaccinati, sia solo un bradisismo post-Quirinale oppure la scossa tellurica che preannuncia il Big One. L'epicentro della crisi è ancora Matteo Salvini, finito schiacciato più di altri dalla gestione erratica delle trattative sul Quirinale. Anche Giorgia Meloni ha pagato un prezzo, ma la leader di Fratelli d'Italia resta all'opposizione e può rivendicare una sua granitica coerenza di fronte all'elettorato di destra. Il problema più grande ce l'ha invece proprio Salvini, stritolato dal cozzare di due principi opposti che ha provato a tenere in piedi insieme: l'unità del centrodestra e la compattezza della maggioranza di governo. Era evidente che sarebbe stato necessario sacrificare l'una all'altra, ma Salvini questa scelta non ha avuto la forza di compierla.

Per il segretario del Carroccio i giorni e le settimane a venire saranno molto difficili. È vero che sul piano interno ha un partito per il momento pacificato e senza reali contendenti al trono: lo si è visto alla riunione del Consiglio federale che avrebbe pur potuto trasformarsi in un processo alla sua leadership e così non è stato. Ma per scaricare il peso del fallimento, Salvini è costretto in qualche modo ad "esternalizzarlo" sul governo, aumentando il tasso di rivendicazioni della Lega, accentuando tutte le divisioni, stando attento a fermarsi un attimo prima del precipizio. Sta al governo ma con un piede fuori, per provare a togliere ossigeno e visibilità a Giorgia Meloni. Il gioco è fin troppo scoperto e, se fosse soltanto questo, non ci sarebbe troppo da preoccuparsi.

Il problema tuttavia è più grande, perché investe la strategia del Carroccio all'interno del centrodestra e il rapporto con gli alleati di governo. Ed è sintetizzabile così. Salvini ha scelto Draghi, Mattarella, l'obbligo vaccinale per gli over 50, il Super Green Pass, ecc, ecc oppure ha nostalgia di Orbán e dà ancora retta a Borghi&Bagnai? Le due cose non possono stare insieme. Come ha scritto il senatore forzista Andrea Cangini, citando Confucio, "se provi a inseguire due lepri finirai per perderle entrambe". Che Salvini le perda entrambe è in fondo un problema suo. Diventa tuttavia un problema di tutti se gli agguati da vietcong arrivano a mettere a rischio la tenuta della maggioranza inducendo anche altri partiti a comportarsi alla stessa maniera. Il momento oltretutto sconsiglierebbe colpi di testa.

È vero che si intravede la fine delle restrizioni sul Covid, ma dall'Istat è arrivata una gelata sull'inflazione che imporrà al governo di prendere provvedimenti importanti. A gennaio l'Istituto di statistica registra un aumento dell'1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% del mese precedente). Un'impennata dovuta principalmente al boom dei prezzi dei beni energetici (da +29,1% di dicembre a +38,6%).

L'impatto sui consumi delle famiglie ci sarà e dobbiamo comunque sperare che i venti di guerra in Ucraina cessino di soffiare così forti. Per questo, assicurate al loro posto le due colonne del sistema - Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale - servirebbe che anche l'architrave della maggioranza di unità nazionale reggesse all'impatto.

Tutto però dipende dalla politica. Finché Salvini resterà in mezzo al guado, finché continuerà a camminare in avanti ma con la testa rivolta all'indietro, le scosse sul governo non cesseranno. E prima o poi potrebbe anche accadere l'irreparabile. Viceversa, se approfittasse della crisi attuale per rifondare un centrodestra diverso insieme a Forza Italia, uno schieramento rivolto al Ppe, credibile a livello europeo, ancorato alla Costituzione e alle alleanze tradizionali del Paese, a beneficiarne sarebbe la democrazia italiana. Che non può continuare, dopo essere stata bloccata per 40 anni dal fattore K, restare bloccata da un fattore S (come Sovranisti) che di fatto impedisce l'alternanza al governo. Salvini deve evitare la fine della moglie di Lot. Edith andava via da Sodoma, trascinata dal marito, ma invece di guardare avanti verso il futuro si voltò indietro a guardare la città maledetta. E restò di sale.