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Mattarella e il riscatto della politica

(ansa)

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Lo spirito di servizio del capo dello Stato, che viene messo in contrasto con l'inettitudine dei partiti e del Parlamento, è invece squisitamente politico. Nel senso più ovvio che appartiene a un uomo politico (lui) e in quello, meno ovvio, che è la politica, per sua natura, a conferire alla vita pubblica un valore superiore
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La persona, stimata e popolarissima, che sale al Quirinale per il suo secondo mandato, forte di una solida credibilità super partes, è un politico di lungo corso. È stato deputato per sette legislature, tre volte ministro, una vicepresidente del Consiglio (governo D'Alema), una presidente della Repubblica. È stato anche vicepresidente della Bicamerale e di due Commissioni parlamentari.

Basterebbe questo succinto ma intenso curriculum per dubitare almeno un poco della lettura "antipolitica" della vicenda, come se Sergio Mattarella fosse l'emanazione provvidenziale di un magico altrove, chiamato a rimettere ordine nel caos della politica. Il solo altrove che è lecito tirare in ballo è quello - suo privato - della meritata quiete nella quale aveva progettato di traslocare, e alla quale da oggi deve rinunciare per l'evidente prevalere del suo spirito di servizio.

Ma questo spirito di servizio, che nella lettura più c…

La persona, stimata e popolarissima, che sale al Quirinale per il suo secondo mandato, forte di una solida credibilità super partes, è un politico di lungo corso. È stato deputato per sette legislature, tre volte ministro, una vicepresidente del Consiglio (governo D'Alema), una presidente della Repubblica. È stato anche vicepresidente della Bicamerale e di due Commissioni parlamentari.

Basterebbe questo succinto ma intenso curriculum per dubitare almeno un poco della lettura "antipolitica" della vicenda, come se Sergio Mattarella fosse l'emanazione provvidenziale di un magico altrove, chiamato a rimettere ordine nel caos della politica. Il solo altrove che è lecito tirare in ballo è quello - suo privato - della meritata quiete nella quale aveva progettato di traslocare, e alla quale da oggi deve rinunciare per l'evidente prevalere del suo spirito di servizio.

Ma questo spirito di servizio, che nella lettura più corriva e anche più corrente della vicenda quirinalizia viene messo in contrasto con l'infingardaggine e l'inettitudine dei partiti e del Parlamento, è invece squisitamente politico, nel senso più ovvio che appartiene a un uomo politico (lui) e in quello, meno ovvio, che è la politica, per sua natura, a conferire alla vita pubblica un valore superiore.

Sia il fascino del potere, sia il senso della comunità, è cosa da stabilire volta per volta, e comunque il risultato non cambia: la politica espone, rapisce, pretende fatica e rinunce. È, tra le altre cose, anche un lavoro, ed evidentemente quel lavoro, Sergio Mattarella, ha saputo farlo bene.

Il nuovo/vecchio capo dello Stato non è "un altro Draghi", ovvero una eccellenza esterna cui quasi tutti i partiti hanno inteso affidare - con inevitabile effetto di autocommissariamento - il timone della barca. È un uomo che in quel Parlamento oggi raffigurato come una bolgia di poltronisti e di cacadubbi ha trascorso sette legislature.

Certo il Parlamento, per una settimana, ha squadernato una dopo l'altra tutte le sue paurose debolezze (a partire dalla liquefazione di alcuni gruppi parlamentari). Ed è stato lo strumento quasi inerte di manovre di leader poco lucidi (eufemismo). Ma è cronaca, non è un'opinione, che dal Parlamento stesso siano cominciati a fluire, in ordine sparso, sempre più voti per Mattarella, mano a mano che le altre candidature venivano bruciate in un solo falò, quelle credibili come quelle assurde. Che sia avvenuto per disperazione o per convinzione non leva significato alla sequenza dei fatti. E dunque un qualche ruolo nella rielezione di Mattarella, non solamente di esecuzione pedissequa, questo scassato, logoro Parlamento lo ha avuto.

Mentre al consueto "sono tutti ladri" la vox populi aggiungeva, giorno dopo giorno, un "sono tutti imbecilli" che scaricava sui Grandi elettori tutta l'impopolarità della politica, quel palazzo antico e screditato ha svolto come sapeva e come poteva i suoi compiti istituzionali, eleggendo il nuovo presidente della Repubblica e lasciando quasi intoccati i precari equilibri del governo in carica.

Giova ricordare, infine, che i mille e rotti Grandi elettori erano stati a loro volta eletti, e suona strano che un numero così alto di italiani non riesca o non voglia riconoscersi in quella piccola eterogenea folla che ne è un sunto abbastanza fedele: i furbi e i generosi, i gentili e gli arroganti, i laboriosi e gli imboscati, i colti e gli ignoranti, gli onesti e i disinvolti, in Parlamento c'è tutto quello che c'è anche fuori.

Gli elettori non sono migliori degli eletti, e viceversa. Che poi si debbano migliorare i modi della rappresentanza, arrivando dopo qualche secolo di litigi a una legge elettorale meno manipolabile dai capipartito, più rispettosa della volontà degli elettori, è verissimo. Ma è un altro discorso, ed è probabile che lo stesso Mattarella, che è il capo della politica italiana, voglia provare ad affrontarlo.