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Pedofilia, Benedetto XVI al cospetto di Dio

(ansa)
Appartiene a una dimensione spirituale la struggente lettera che il Papa emerito ha diffuso le ultime drammatiche vicende che lo hanno colpito con atti senza precedenti
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"Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. \[...\] E detto questo aggiunse: Seguimi". Finisce così l'ultimo dialogo fra Gesù e Pietro narrato nel Vangelo di Giovanni. Un dialogo che consegna al discepolo il dono di lasciarsi chiamare quando, caduta ogni sua forza, resta solo quella della grazia. Appartiene a questa dimensione spirituale la struggente lettera che Benedetto XVI ha diffuso le ultime drammatiche vicende che lo hanno colpito con atti senza precedenti.


Sia chiaro: Ratzinger è stato tutt'altro che uno spettatore nel percorso con cui lo stupro "pedofilo", espressivo di una violenza patriarcale spalmata uniformemente sul maschio occidentale, è invece diventato un delitto che sembra tipico del clero cattolico e interessa solo se coperto dal clero cattolico. L'…

"Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. \[...\] E detto questo aggiunse: Seguimi". Finisce così l'ultimo dialogo fra Gesù e Pietro narrato nel Vangelo di Giovanni. Un dialogo che consegna al discepolo il dono di lasciarsi chiamare quando, caduta ogni sua forza, resta solo quella della grazia. Appartiene a questa dimensione spirituale la struggente lettera che Benedetto XVI ha diffuso le ultime drammatiche vicende che lo hanno colpito con atti senza precedenti.


Sia chiaro: Ratzinger è stato tutt'altro che uno spettatore nel percorso con cui lo stupro "pedofilo", espressivo di una violenza patriarcale spalmata uniformemente sul maschio occidentale, è invece diventato un delitto che sembra tipico del clero cattolico e interessa solo se coperto dal clero cattolico. L'attuale Papa emerito, trent'anni fa, era cardinal prefetto quando la conferenza episcopale americana provò a dotarsi di linee guida imperative: egli intervenne per difendere in nome della sua ecclesiologia l'autonomia dei vescovi (invocata dal cardinal Law, l'arcivescovo di Spotlight) che li lasciò allo sbando. Anni dopo, quando apparvero chiare grazie al coraggio dei sopravvissuti le dimensioni dei delitti commessi dai chierici e delle omertà perpetrate in nome di una ragion di Stato chiesastica, fu Benedetto XVI ad inaugurare un registro molto solenne e molto scivoloso, con cui esprimeva la "vergogna" sua e della Chiesa: vergogna sincerissima, che colpì i media. Ma che rinviava l'analisi (mai iniziata) di quelle pseudo-spiritualità sacerdotali nelle cui pieghe incuba la violenza del clero che anziché uccidere le donne, uccide con la stessa ferocia la loro capacità di proteggere i figli.


Ma questo non c'entra con quanto accaduto in Germania negli ultimi giorni.
Dopo che il rapporto di uno studio legale bavarese ha ritrovato alcuni casi accaduti a Monaco durante l'episcopato di Ratzinger e dopo che egli aveva risposto con una memoria redatta dai suoi segretari, monsignor Georg Bätzing, presidente della conferenza episcopale, ha infatti chiesto in tv che l'anzianissimo Papa emerito domandasse perdono per non aver ricordato di aver partecipato alla riunione del 15 gennaio 1980 e le sue omissioni. Chi conosce Ratzinger sa immaginare la scena in cui l'arcivescovo si sarà ritratto schifato davanti ad argomenti che ha sempre trattato come "sporcizia", con quell'impasto di candore personale e inconsistenza di governo, che avrebbe segnato e accorciato anche il suo papato. Secondo Bätzing non bastava aver capito questo: bisognava che Benedetto XVI si liberasse di chi lo aveva aiutato a ricostruire i fatti e "chiedesse perdono".


Appello che rivelava quanta confusione ci sia nell'episcopato fra masochismo e penitenza, platealità e giustizia, autocombustione e perdono. Appello al quale Benedetto XVI ha risposto con una profondità che, se volesse essere ascoltata, segnerebbe un prima e un poi nella comprensione degli stupri perpetrati dai chierici cattolici e ahimè da tanti altri.


Perché quel delitto irreparabile e mai tacitabile, sta in un orizzonte in fondo al quale sta il giudizio di Dio. Che non sottovaluta quel delitto (ove c'è delitto, Dio è la vittima), ma non ignora nemmeno le omissioni miserabili, i compromessi sottili, le infamie invisibili, il piccolo male che la fede insegna essere sempre contiguo alla malvagità più grande: e così impedito ad inorgoglirsi d'essere stato solo efferatamente meschino e mai "davvero" efferato, il credente si consegna con tremore e fiducia a quel giudizio ultimo che inizia l'ultima sequela.