La strada è quella segnata da Sergio Mattarella nel giorno del suo nuovo giuramento, quando il presidente della Repubblica ha dettato una agenda per il Paese, mettendo ai primi posti la necessità di aggredire le diseguaglianze. Il passo con cui percorrere questo cammino è invece una scelta, in un certo senso obbligata, di Mario Draghi: affrontare subito il problema dell'aumento dei prezzi energetici, che rischia di minare alla base la ripresa, Di questo ha parlato ieri il presidente del Consiglio, annunciando un "intervento di ampia portata" e sottolineando che "la crescita sostenuta, equa, sostenibile è il miglior custode della stabilità".
La strada è quella segnata da Sergio Mattarella nel giorno del suo nuovo giuramento, quando il presidente della Repubblica ha dettato una agenda per il Paese, mettendo ai primi posti la necessità di aggredire le diseguaglianze. Il passo con cui percorrere questo cammino è invece una scelta, in un certo senso obbligata, di Mario Draghi: affrontare subito il problema dell'aumento dei prezzi energetici, che rischia di minare alla base la ripresa, Di questo ha parlato ieri il presidente del Consiglio, annunciando un "intervento di ampia portata" e sottolineando che "la crescita sostenuta, equa, sostenibile è il miglior custode della stabilità".
Detto degli obiettivi, restano però due importanti interrogativi. Il primo riguarda i mezzi con cui si intende raggiungere questi obiettivi; il secondo, che ha una dimensione internazionale riguarda il contesto nel quale potrà attuarsi qualsiasi eventuale intervento straordinario del governo. Un contesto che oggi è - in modo paradossale - meno favorevole di quanto fosse appena pochi mesi fa.
Sulla strada scelta da Draghi c'è infatti un bivio che dovrà affrontare subito: si sgraveranno imprese e famiglie dal peso in più delle bollette facendo ricorso a nuovo deficit, oppure no? Dalla maggioranza si alzano numerosissime voci che con vari accenti chiedono la stessa cosa: un extradeficit per far fronte a una situazione straordinaria ma contingente.
Draghi non è convinto di questa posizione: ritiene invece che con una crescita del Pil stimata attorno al 4% per quest'anno e una spesa pubblica che non sta dando segnali di impennate, ci sia lo spazio per trovare i miliardi (ma quanti? Si parla di almeno quattro, ma potrebbero salire in modo deciso) che servirebbero per frenare l'effetto bollette senza ricorrere a misure straordinarie di finanza pubblica. Una convinzione a sua volta legata a una considerazione di opportunità: è rischioso mandare all'Europa che ci sta dando i fondi del Pnrr, ma anche alle forze politiche che già si preparano a una nuova campagna elettorale, il messaggio che l'Italia è in libera uscita per quel che riguarda i vincoli della finanza pubblica. Il debito sarà anche buono, come ci hanno insegnato le recenti vicissitudini e i rimedi di emergenza adottati, ma alla fine sempre di debito si tratta.
Dunque, la bussola di Draghi è puntata su un percorso che non contempla il ricorso all'extradeficit, ma guarda nel breve periodo ad altre misure. Tra queste è più che possibile che ci sia anche qualche intervento sui profitti straordinari che alcune società energetiche hanno tratto dal rialzo dei prezzi del gas. Nonostante molte di queste abbiano sempre negato a gran voce qualsiasi effetto positivo sui loro conti, adesso potrebbero essere chiamate "condividere con il resto della società" - Draghi dixit - i loro utili in più.
Ma obiettivi, percorso e strategie non si possono comprendere se non si allarga lo sguardo al panorama che il premier troverà percorrendo la sua strada. E qui le notizie non sono buone. Il momento dell'emergenza pandemica sta finendo per tutti nel mondo e con esso il rischio di effetti depressivi sull'economia. A questi rischi se ne sostituiscono altri di segno opposto, in particolare il pericolo dell'inflazione, già ben presente alle banche centrali anglosassoni e che anche la Banca centrale europea non potrà sottovalutare a lungo, che porterà a un'inevitabile rialzo dei tassi nel medio-lungo periodo, ponendo quindi condizioni meno favorevoli per la ripresa economica. Il rialzo dello spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi è un primo assaggio di quello che potrebbe succedere per collocare il nostro debito pubblico. Il Generale Inverno scioglierà presto la sua morsa - quest'anno nemmeno particolarmente dura - i termosifoni si abbasseranno, magari si scioglieranno anche le tensioni tra la Russia e i suo vicini, e già in primavera il caro energia peserà di meno. Ma il problema di affrontare eventuali choc di tipo energetico o di altro genere che mettono a rischio la ripresa resterà e dovrà essere affrontato con una cassetta degli attrezzi di politica economica necessariamente limitata.