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L'amore è saper dire addio

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Perché non possiamo trattenere le persone care
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Parla d'amore l'uomo che ha tenuto in casa, per quattro mesi, il cadavere della compagna. Dice che, dopo quindici anni passati insieme, non poteva separarsi da lei. Dice che la donna, che aveva quasi 25 anni più di lui, aveva l'Alzheimer e che quindi, prima o poi, sarebbe morta. Dice che è per questo che non ha chiamato il 118 quando ha visto che la vena del collo non batteva più. Dice che, se fosse uscito di casa per i funerali, gli avrebbero occupato l'appartamento. Dice che adesso, quando torna a casa dopo essere andato a fare un giro nei luoghi in cui andava sempre con lei, non c'è più nessuno ad aspettarlo. Dichiara talmente tante cose assurde e contraddittorie (quand'esce di casa, ora, non gli occupano più l'appartamento?) che, quando ripete per l'ennesima volta che ha agito solo per amore, passa persino la voglia di provare a spiegare perché tutto ciò che sostiene, con l'amore, non c'…

Parla d'amore l'uomo che ha tenuto in casa, per quattro mesi, il cadavere della compagna. Dice che, dopo quindici anni passati insieme, non poteva separarsi da lei. Dice che la donna, che aveva quasi 25 anni più di lui, aveva l'Alzheimer e che quindi, prima o poi, sarebbe morta. Dice che è per questo che non ha chiamato il 118 quando ha visto che la vena del collo non batteva più. Dice che, se fosse uscito di casa per i funerali, gli avrebbero occupato l'appartamento. Dice che adesso, quando torna a casa dopo essere andato a fare un giro nei luoghi in cui andava sempre con lei, non c'è più nessuno ad aspettarlo. Dichiara talmente tante cose assurde e contraddittorie (quand'esce di casa, ora, non gli occupano più l'appartamento?) che, quando ripete per l'ennesima volta che ha agito solo per amore, passa persino la voglia di provare a spiegare perché tutto ciò che sostiene, con l'amore, non c'entri affatto. Mi viene da commentare semplicemente: "È matto". Poi però, riflettendo a tutte le volte in cui dietro la parola "amore" si celano il possesso, il controllo e la gelosia paranoica, penso che, forse, valga la pena di ricordare alcune delle regole di base della grammatica delle relazioni affettive. Che non contempla l'appropriazione dell'altra persona e che richiede, al contrario, il rispetto sistematico della sua alterità.


L'amore non porta mai alla cancellazione dei limiti tra l'"io" e il "tu". Anzi. È proprio quando si fonda sull'amore che un rapporto garantisce la separazione. Non è vero che "tutto ciò che è mio è tuo, e viceversa"; non è vero che "so sempre esattamente ciò che tu desideri e ciò di cui tu hai bisogno"; non è vero che "nessuno conosce meglio di me quello che provi". L'amore rispetta la necessaria distanza che esiste tra ogni persona e salvaguardia quell'"in-tra" che, come spiega bene Hannah Arendt, permette alla libertà individuale di affermarsi, e a ogni individuo di non soffocare. L'amore non tratta mai l'altro come un oggetto che ci appartiene, non siamo noi a decidere se (e quando) separarcene, non possiamo né costringerlo a restare se vuole andarsene, né distruggerlo per evitare che ci lasci, né impossessarci del suo cadavere una volta che muore.


Certo, quando si ama si è in parte dipendenti da un'altra persona: ci si aspettano tutta una serie di gesti e attenzioni e sguardi e parole. Quando si ama, si è vulnerabili e fragili: chi, se non colui o colei che amiamo, può tradirci? Se non si ama, l'altra persona non può d'altronde farci del male, cosa che talvolta accade anche se non è sua intenzione ferirci. Non per questo, però, quando si ama si cessa di essere autonomi. Nell'amore, l'autonomia e la dipendenza vanno di pari passo. E la difficoltà più grande di fronte alla quale ci si trova è quella di convivere con le proprie fratture senza domandare all'altro di ripararci pur essendo consapevoli del fatto che è spesso solo accanto a lui (o a lei) che si trova la forza e il coraggio per attraversare i propri vuoti. Come scrive il filosofo tedesco Axel Honneth: "Il poter-essere-soli costituisce il polo soggettivo di una tensione intersoggettiva, della quale il secondo polo è la capacità di fusione illimitata con l'altro". Che detto così, magari, può sembrare difficile. Sebbene ciò che sostiene Honneth sia proprio la chiave di volta dell'amore: essere capaci al tempo stesso di essere soli e di stare assieme. Solamente chi è capace di restare da solo, nonostante mancanze e rimpianti, può condividere pezzi interi di vita assieme a un'altra persona. E può poi accettarne la perdita, consapevole del fatto che l'amore resta nei ricordi, e continua anche quando l'oggetto del nostro amore se ne è andato via per sempre.