Bella è bella, su questo non c’è dubbio. Si chiama Zeudi Di Palma, ha 20 anni e, a sentire le prime interviste, la nuova Miss Italia è anche intelligente, impegnata, altruista e generosa. Ma attenzione: non cadiamo nella rete degli stereotipi. Quello, ad esempio, della ragazza che cerca e ottiene l’agognato riscatto in costume da bagno e tacchi a spillo pur provenendo da un quartiere difficile di Napoli, la famigerata Scampia resa celebre al cinema e in tv dalle storie di malavita. Oppure quello della giovane studentessa ambiziosa che cavalca la sua avvenenza per farsi largo nel mondo dello spettacolo. Per capire i giovani, bisogna sforzarsi di ascoltare i giovani. È questo forse che intendeva dire il capo dello Stato nel suo discorso di insediamento. Perché, se continuiamo a decifrarli secondo le nostre categorie mentali, in base agli schemi che abbiamo acquisito e sedimentato, non rendiamo loro giustizia. I giovani vanno rispettati nell…
Bella è bella, su questo non c’è dubbio. Si chiama Zeudi Di Palma, ha 20 anni e, a sentire le prime interviste, la nuova Miss Italia è anche intelligente, impegnata, altruista e generosa. Ma attenzione: non cadiamo nella rete degli stereotipi. Quello, ad esempio, della ragazza che cerca e ottiene l’agognato riscatto in costume da bagno e tacchi a spillo pur provenendo da un quartiere difficile di Napoli, la famigerata Scampia resa celebre al cinema e in tv dalle storie di malavita. Oppure quello della giovane studentessa ambiziosa che cavalca la sua avvenenza per farsi largo nel mondo dello spettacolo. Per capire i giovani, bisogna sforzarsi di ascoltare i giovani. È questo forse che intendeva dire il capo dello Stato nel suo discorso di insediamento. Perché, se continuiamo a decifrarli secondo le nostre categorie mentali, in base agli schemi che abbiamo acquisito e sedimentato, non rendiamo loro giustizia. I giovani vanno rispettati nella loro diversità e novità. Sia che sfilino sulle passerelle a interpretare la loro idea di bellezza, sia che scendano nelle piazze per rivendicare la loro idea di scuola e di mondo, non dobbiamo respingerli a suon di manganelli o di giudizi sommari né sfoderare un sorriso bonario intriso di paternalismo.
La prima reginetta di bellezza dell’era post Covid è venuta al mondo destreggiandosi tra sfilate “in Dad”, passerelle su Instagram e finale trasmessa in streaming su piattaforma. Ma in che cosa i concorsi di bellezza 2.0 si differenziano davvero da quelli di Salsomaggiore? Siamo di fronte al solito “giudizio di Paride” con l’unica differenza che la mela d’oro è andata alla più bella del web? Possibile che nonostante l’onda dell’empowerment femminile, del body positive e del #metoo, il sogno delle ventenni sia ancora quello di trionfare facendo appello a un canone estetico tradizionale? Basta guardare alla vincitrice di questa edizione per capire che le cose non stanno proprio così. Zeudi Di Palma ci racconta che lei proviene, sì, da Scampia, ma ha studiato in un liceo scientifico della media borghesia e si è diplomata con il massimo dei voti. Che la madre ha fatto sacrifici per permettere a lei e ai fratelli di studiare, ma non per questo è una piccola fiammiferaia graziata dal concorso di bellezza. Che indossa i tacchi per sfilare, ma ama giocare a calcio e tifa per il Napoli. Che ha studiato per cinque anni il clarinetto ma che nel suo futuro ci sarà spazio anche per altro. Forse per lavorare nel sociale, forse nel cinema. Magari le due cose insieme e non perché ha le idee confuse ma perché non intende precludersi nulla.
Quello che dovremmo provare a capire delle nuove generazioni è che per loro la logica binaria è veramente qualcosa di superato, in tutti gli ambiti e non solo in quello di genere. Così anche quel dualismo tra “cervello per gli affari” e “corpo per il peccato” con cui la Melanie Griffith di Una donna in carriera ha conquistato tante ragazze degli anni Ottanta non ha più molto senso. Alle vecchie logiche dell’aut aut, che impone una scelta tra differenti opzioni, i ragazzi sostituiscono quella nuova e davvero inclusiva del vel vel, che nella lingua latina era l’altro modo per esprimere la congiunzione “o” e indicava un’opposizione che non esclude, in cui è possibile una cosa e magari anche l’altra. Insomma, a Zeudi Di Palma piace studiare e non trova sconveniente partecipare a una gara di bellezza che può trasformarsi in un’opportunità per entrare nel mondo del lavoro. È impegnata nel sociale ma non disdegna i social e crede che fare l’influencer possa essere una cosa interessante. Fa il tifo per il suo quartiere, Scampia, di cui conosce bene limiti e difficoltà, e crede che lo Stato non faccia abbastanza ma non si sente una vittima. Sa di essere stata fortunata a vincere questo concorso ma non si ritiene una miracolata. Ed è questa la vera ricchezza delle nuove generazioni, che ci arriva dalle piazze reali e da quelle virtuali: la capacità di accogliere il molteplice. Di essere in grado di scegliere ma di non sentirsi costretti a farlo.