Prudenza etica e riforme civili
di Stefano Folli , di Stefano FolliIl più carico di implicazioni etiche, il più difficile da decifrare riducendolo a un “sì” o un “no”, era il referendum sull’eutanasia legale, il primo sul quale la Corte si è pronunciata. Il fatto che non lo abbia ammesso non autorizza a pensare che la stessa sorte toccherà anche agli altri nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Come è logico, non c’è alcun nesso diretto tra questo primo quesito, l’altro sulla cannabis e soprattutto la massa critica dei sei interrogativi sul sistema giudiziario. Il tema eutanasia è irricevibile per ragioni subito chiarite dai giudici: mancherebbe, se il quesito fosse approvato, una sufficiente tutela della vita umana e le persone “deboli e vulnerabili” sarebbero le più esposte. Come dire che il loro consenso al “fine vita” potrebbe essere estorto o magari nemmeno richiesto. S’intende che la pronuncia della Corte sta…
Il più carico di implicazioni etiche, il più difficile da decifrare riducendolo a un “sì” o un “no”, era il referendum sull’eutanasia legale, il primo sul quale la Corte si è pronunciata. Il fatto che non lo abbia ammesso non autorizza a pensare che la stessa sorte toccherà anche agli altri nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Come è logico, non c’è alcun nesso diretto tra questo primo quesito, l’altro sulla cannabis e soprattutto la massa critica dei sei interrogativi sul sistema giudiziario. Il tema eutanasia è irricevibile per ragioni subito chiarite dai giudici: mancherebbe, se il quesito fosse approvato, una sufficiente tutela della vita umana e le persone “deboli e vulnerabili” sarebbero le più esposte. Come dire che il loro consenso al “fine vita” potrebbe essere estorto o magari nemmeno richiesto. S’intende che la pronuncia della Corte sta suscitando polemiche anche aspre, ma lo stesso sarebbe successo a parti invertite. Ora esultano gli ambienti cattolici, mentre non sanno nascondere la delusione i radicali che propugnano da anni il diritto a morire.
Eppure non è strano che la Consulta abbia rigettato un tema tanto controverso. In un certo senso è come se dicesse tra le righe che il senso comune non è ancora pronto per accogliere un’innovazione così profonda del costume e della morale. Per cui il prezzo sarebbe pagato non da un’élite informata e consapevole, bensì da chi è meno in grado di discernere ed è più soggetto a subire pressioni psicologiche. È una tesi su cui ci si dividerà a lungo, ma era prevedibile che la Corte sul punto specifico scegliesse la linea della prudenza. Peraltro il filo che unisce tra loro gli altri referendum, soprattutto quelli sulla giustizia, non si è spezzato. È un filo che non riguarda il merito delle questioni, bensì le parole pronunciate di recente dal neo presidente Giuliano Amato. Due frasi rivelatrici di come egli intende esercitare il suo mandato. La prima: “Dobbiamo impegnarci al massimo per consentire, il più possibile, il voto popolare”. La seconda: “I referendum sono una cosa molto seria e bisogna evitare di cercare a ogni costo il pelo nell’uovo per buttarli nel cestino”.
Difficile essere più chiari nell’attuale momento storico. Amato non vuole essere ricordato come il presidente della Corte che ha contribuito a ingessare ancora di più un sistema che solo nella paralisi conservatrice, in cui le varie corporazioni si sostengono l’un l’altra, riesce a difendere se stesso. Se si vota, decide il popolo. E il popolo è chiamato a decidere - attraverso uno strumento costituzionale - per la semplice ragione che il Parlamento per troppi anni è rimasto inerte. Come ha scritto su questo giornale Francesco Merlo, “solo il referendum in Italia fa volare le riforme impossibili”. Non sappiamo ancora se i quesiti sulla giustizia saranno ammessi. Gli indizi lasciano pensare che lo saranno, vedremo se tutti o una parte. Di sicuro certi punti cruciali scuotono l’albero del rapporto sempre più opaco tra politica e giustizia. Lo dimostra tra l’altro lo scontro tra la magistratura e Matteo Renzi, prima con la querela annunciata dal senatore contro i pm dell’inchiesta sul finanziamento illecito, poi con una vecchia lettera (non spedita) del padre al figlio allegata agli atti e quindi resa pubblica. Nessuno stupore se i referendum sulla giustizia determineranno un contraccolpo trasversale nelle forze politiche i cui esiti saranno destabilizzanti.