In equilibrio sopra la paura
di Stefano Massini , di Stefano MassiniNei cinema, dieci anni fa, uscì un film sullo tsunami thailandese del 2004. Il titolo era The impossible, ovvero cosa significa fare i conti con l’impossibile che si avvera. Ma cosa accade se, dal virus planetario allo scontro militare fra le due superpotenze, i peggiori incubi sembrano essersi dati appuntamento adesso? Riavvolgiamo il nastro. Da sempre l’essere umano trema per una minaccia reale e, nello stesso tempo, per prospettive assai remote: è più che naturale che temiamo il terremoto, che soprattutto nelle zone sismiche è un rischio concreto, ma ci nutriamo anche di brividi irrazionali, che nei secoli hanno mutato forma e aspetto, dai draghi e l’Anticristo nel Medioevo, alla paura dei vampiri che nel Settecento obbligò a un decreto imperiale l’arciduchessa Maria Teresa d’Austria, e ancora dalla cyberfobia degli anni ’80 al panico da invasione aliena su cui fece leva Orson Welles nel suo falso radiofonico il…
Nei cinema, dieci anni fa, uscì un film sullo tsunami thailandese del 2004. Il titolo era The impossible, ovvero cosa significa fare i conti con l’impossibile che si avvera. Ma cosa accade se, dal virus planetario allo scontro militare fra le due superpotenze, i peggiori incubi sembrano essersi dati appuntamento adesso? Riavvolgiamo il nastro. Da sempre l’essere umano trema per una minaccia reale e, nello stesso tempo, per prospettive assai remote: è più che naturale che temiamo il terremoto, che soprattutto nelle zone sismiche è un rischio concreto, ma ci nutriamo anche di brividi irrazionali, che nei secoli hanno mutato forma e aspetto, dai draghi e l’Anticristo nel Medioevo, alla paura dei vampiri che nel Settecento obbligò a un decreto imperiale l’arciduchessa Maria Teresa d’Austria, e ancora dalla cyberfobia degli anni ’80 al panico da invasione aliena su cui fece leva Orson Welles nel suo falso radiofonico il 30 ottobre del ’38. Le fobie collettive sono come ondate, al cui volgere sei portato puntualmente a sorriderne, ma l’essere umano ne è respinto e attratto, per cui le creature demoniache tanto vituperate davano intanto bella mostra di sé in affreschi e sculture, mentre i presunti vampiri - che non di rado emergono da fosse secolari coi paletti conficcati nel torace – facevano la fortuna della letteratura gotica.
Questo per i tempi per furono. Ma noi? Non è molto diverso, in fondo. Il cinema di fine ‘900 ha attinto a copiose mani alle nostre paure dell’impossibile, fatturando milioni al botteghino con numerosi spauracchi. C’è dunque il nutrito catalogo del mega-attentato iper-distruttivo, come in Executive decision del 1996, tutto su un Boeing a bordo del quale un terrorista islamico minaccia migliaia di morti a Washington. In quel caso il Crollo delle Torri Gemelle segnò il passaggio drastico per cui l’impossibile diventava realtà, e anzi nessuno sceneggiatore si era spinto tanto in avanti da abbattere grattacieli come fossero di Lego. Viceversa, alcun brusco risveglio ha colpito il filone della genetica ribelle, quello che da Blade Runner in poi ci ha fatti tremare all’idea di un esercito di cloni. Stesso discorso valga per i marziani. Sui restanti horror, però, qualcosa da dire purtroppo c’è.
Tanto per cominciare, il capitolo climatico che per decenni ha offerto trame succulente con eventi catastrofici di tornado e uragani (E la terra prese fuoco, Day after tomorrow), li vede adesso eguagliati e superati nei notiziari dal quasi quotidiano censimento di fenomeni estremi. E poi, il nostro immaginario non è stato foraggiato per anni con blockbuster su virus di ogni tipo? Da World War Z a Cassandra Crossing, da Andromeda strain a Contagion, era un susseguirsi di emergenze biologiche che anche in questo caso si sono convertite in bollettini Covid. Per finire, e la lista qui sarebbe infinita, abbiamo i film che per tutta la durata della Guerra Fredda hanno conferito veste reale all’incubo che russi e Nato si scontrassero direttamente, come nel Dottor Stranamore. Era come minimo dalla caduta del Muro che lo scenario si era tuttavia, progressivamente, spostato nella sfera del distopico e dunque del quasi-impossibile, ma nel 2022 voilà i missili schierati e le portaerei nel Mediterraneo, proprio mentre il pianeta infuriato ci rimette il conto del Global Warming e contiamo i morti della pandemia.
Viviamo nella constatazione che l’impossibile si è fatto possibile, e senza che ce ne accorgiamo questo sta cambiando profondamente quel senso collettivo della paura che si nutre di barriere protettive, di perimetri di sicurezza, di veri, presunti, percepiti confini fra il rischio e il controllo. Ogni epoca si regge su un delicato baricentro di pesi e contrappesi, fra i quali senza dubbio c’è l’equilibrio fra potenzialità e possibilità, ed è un equilibrio pericolosissimo da sconvolgere: il Sacco di Roma del 1527 rientrava nel novero delle catastrofi estreme, inimmaginabili e rimosse, per cui ebbe conseguenze epocali sulla psiche di chi lo visse. Quel 6 maggio, di fatto, finì per sempre il Rinascimento.